Da Benedetto a Francesco, dalla rinuncia all'elezione

Alla Pontificia Università  della Santa Croce la presentazione del libro di Andres Beltramo e Cesar Mauricio Velasquez sui trenta giorni che hanno cambiato la Chiesa

Roma, (Zenit.org) Laura Guadalupi | 592 hits

De Benedicto a Francisco. Los 30 días que cambiaron la Iglesia è il titolo del libro presentato il 19 giugno presso la Pontificia Università della Santa Croce a Roma. Oltre agli autori, Andres Beltramo e Cesar Mauricio Velasquez, all’evento erano presenti due personaggi che da anni conoscono Papa Bergoglio: Guzman Carriquiry Lecour, segretario della Pontificia Commissione per l'America Latina, e di Andrea Tornielli, coordinatore di Vatican Insider.

L’originalità del libro, ha spiegato il giornalista Andres Beltramo, sta nel fatto che la mattina dell’11 febbraio 2013, lui si trovava in Sala Stampa Vaticana ed ha assistito in diretta all’annuncio di Ratzinger. Il volume racconta, quindi, di come ha vissuto quel momento storico in prima persona, e si sviluppa con l’analisi dei trenta giorni successivi, che portarono all’ennesimo colpo di scena: l’elezione di un pontefice sudamericano.

Alla vigilia dei primi cento giorni di pontificato di Francesco, Guzman Carriquiry Lecour ha messo in evidenza innanzitutto la “sorprendente continuità della grande tradizione cattolica, del patrimonio di fede” tramandato dagli apostoli sino ad oggi. In seguito ha sottolineato l’unità fra Bergoglio e Ratzinger, soprattutto nella preghiera, come mostra l’immagine dei due pontefici inginocchiati a Castel Gandolfo. Come non menzionare, poi, che la prima enciclica di Papa Francesco sarà a quattro mani con Benedetto XVI?

Secondo Andrea Tornielli fondamentale elemento di continuità tra i due è l’umiltà. È evidente che ci sono anche dei fattori di discontinuità imputabili alla differente maniera con cui viene esercitato il ministero petrino. Una diversità ovvia, visto che si tratta di persone distinte.

Altro punto interessante emerso dal discorso è il “cambiamento di percezione da parte dell’opinione pubblica”, mutamento che, secondo Tornielli, riguarda anche il lavoro giornalistico. In pratica, oggi, pubblico e media sono attratti non più tanto da quello che accade dietro le quinte, quanto piuttosto da ciò che avviene davanti alle telecamere. La gente vuole essere informata sulle parole del Papa e sulle sue azioni. I riflettori tornano a puntare il palcoscenico come forse, da troppo tempo, non facevano più.