Da Santa Maria Maggiore, un grido disperato: "Santità, ci aiuti!"

Le famiglie barricate da 15 giorni nella Basilica scrivono una lettera al Papa. Ieri l'incontro con mons. Krajewski e la promessa di una soluzione con il sindaco Marino

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) Salvatore Cernuzio | 537 hits

Mancano poche ore all'arrivo di Papa Francesco a Santa Maria Maggiore. Il Pontefice giungerà questa sera nella Basilica liberiana - in auto e non a piedi in processione, come tradizione - al termine della Messa per la Solennità del Corpus Domini, celebrata sul Sagrato della basilica di San Giovanni in Laterano.  

In particolare, ad attendere l'arrivo del Pontefice a Santa Maria Maggiore sono le 50 famiglie romane barricate da 15 giorni dentro la Basilica liberiana, in segno di protesta dopo esser state sgomberate dall'occupazione abitativa di Torre Spaccata il 4 giugno. I cosiddetti "Movimenti per la Casa" si sono rifugiati nella navata centrale,occupando sedie, panche e persino il pavimento. Dietro di loro ci sono bambini piccoli, neonati nei passeggini. Dentro di loro c'è l'ostinazione di non spostarsi finché una soluzione adeguata non arriverà, ma c'è anche tanta rabbia per aver visto la propria dignità e quella dei propri figli essere completamente calpestata.

Si dichiarano esasperate queste famiglie, tanto che ieri, forse in vista del suo arrivo, hanno deciso di inviare una lettera al Santo Padre per spiegare i motivi che li hanno spinti a compiere un atto così estremo. "Questo è stato un gesto dettato dalla disperazione di padri e madri di famiglia che non avevano più un tetto sotto cui riparare i propri figli", scrivono infatti nella lettera. Chiedono quindi "un aiuto sincero" al Papa, affinché possa intercedere per loro e "sensibilizzare il Comune di Roma che ci ha abbandonato, togliendoci tutti i diritti dei cittadini". 

"Siamo famiglie di brava gente - dichiarano nella missiva - le quali tre mesi orsono sono state colpite dalla crisi come tanti altri. Molti hanno perso il lavoro e quindi nell’impossibilità a pagare l’affitto ci siamo uniti per occupare un immobile a uso ufficio abbandonato da anni". 

Nell'edificio di Torre Spaccata, occupato il 7 giugno - scrivono i numerosi sfollati - "avevamo visto un barlume di speranza per ripartire e dare un minimo di dignità alle nostre famiglie". Lì, raccontano, "abbiamo convissuto per due mesi circa, diventando una grande famiglia multietnica (perché non ci sono solo italiani, ma una varietà di razze che va dall’Africa all’Est europeo)". E si era riaccesa finalmente la speranza di vivere una vita perlomeno decente.

Speranza che però è stata infranta lo scorso 3 giugno, quando "alle 9 di mattina abbiamo visto arrivare ben 14 blindati del reparto celere, accompagnati da Vigili del fuoco, ambulanze e furgoni del Comune per portare via i nostri oggetti personali".

"Siamo scappati sul tetto, attraverso una botola, portando acqua e cibo, ma soprattutto i bambini - scrivono gli sgomberati nella lettera - La resistenza passiva e senza alcun genere di offese alle forze dell’ordine è durata circa 8 ore, durante le ore più calde della giornata". L'ultimo disperato atto è stato quindi l'occupazione della Basilica per cercare di attirare l’attenzione delle istituzioni e dei media su una indecorosa condizione di senzatetto.

Nonostante tutto nel cuore di questa gente si è riaccesa una nuova speranza: "... che Sua Santità possa raccogliere la nostra disperata richiesta d'aiuto per poter intercedere presso il Comune di Roma o la Regione". Prima però gli sfollati porgono le proprie "scuse" al Papa per "essere entrati nella Basilica a rifugiarci". E ringraziano "per l'ospitalità" concessa finora. 

Intanto è stata diffusa la notizia di un incontro, ieri, nel tardo pomeriggio, tra i senza dimora e mons. Konrad Krajewski, l'Elemosiniere apostolico di Papa Francesco. Il "braccio" della carità del Santo Padre - si apprende dai Blocchi precari metropolitani - avrebbe parlato con gli sgomberati, promettendo loro di prendere contatto quanto prima con il Comune per incontrare il sindaco di Roma, Ignazio Marino, e trovare una soluzione per loro e i loro bambini.