Da sessantottino a difensore di Ratzinger

Il sociologo cattolico, Paolo Sorbi, ex militante comunista, esprime il proprio punto di vista sull'attuale situazione socio-politica italiana e internazionale

Roma, (Zenit.org) Salvatore Cernuzio | 1534 hits

Lotta continua, Berlinguer, i movimenti studenteschi, il Partito Comunista e l’ideologia marxista. Ma anche Radio Maria, la CEI, il Movimento per la Vita, la difesa dei valori cristiani e della famiglia naturale e l’affinità intellettuale con il Magistero di Benedetto XVI.

La vita del sociologo Paolo Sorbi è una continua “rivoluzione” sempre a favore dei grandi ideali fondanti l’umanità, “conquistati” attraverso le proteste del ‘68 o le dottrine sociali della Chiesa cattolica. E anche oggi che ha abbandonato la militanza perché “ha messo la testa a posto”, continua a far sentire la sua voce, esprimendo un libero pensiero verso la situazione politica e sociale attuale, italiana e internazionale, attraverso il cosiddetto gruppo di “marxisti-ratzingeriani”, condiviso con i “colleghi” Pietro Barcellona, Mario Tronti e Giuseppe Vacca.

Intervistato da ZENIT, il prof. Sorbi non risparmia il suo parere sulle prossime elezioni di febbraio e sulla discussa “Manif pour tous” svoltasi domenica scorsa, 13 gennaio, in Francia.

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Più di 800.000 persone sono scese domenica in piazza a Parigi per manifestare “contro” il disegno di legge del governo Hollande sul matrimonio tra persone dello stesso sesso e l’adozione di minori. Qual è il suo parere da studioso di movimenti collettivi su questo evento che sta facendo molto discutere?

Paolo Sorbi: Credo che sia molto originale il fatto che una grande manifestazione su temi ideali o di valore emerga da una situazione europea di grande depressione sociale e mobilitativa. Questa manifestazione è infatti una boccata d’aria, prima di tutto per l’estensione del numero, ma anche per l’originalità laica partecipante, non omofoba e anti-radicale, cioè contro una proposta senza valori che viene dal partito socialista di Hollande. È un evento molto positivo anche perché ha al suo interno movimenti omosessuali che non vogliono saperne nulla del matrimonio gay – che tra l’altro è una contraddizione di termini – oltre a tante forze laiche e circa 27 esponenti del partito socialista che non accettano “a scatola chiusa” questa proposta nichilista del partito del Presidente. In ultimo, è stata molto importante la presenza forte di islamici, musulmani, così come della comunità ebraica nella persona del gran Rabbino di Francia, Gilles Bernheim.

Quest’ultimo punto conferma che non si tratta di una protesta dovuta al “bigottismo” dei cattolici, come l’opinione pubblica e molti media suggeriscono, ma all’affermazione di valori universali che vanno al di là del proprio credo?

Paolo Sorbi: Certo. La Manif pour tous si svolge su un piano laico e razionale, dove non c’entra nulla il discorso cattolico. I cattolici ci sono in quanto cittadini e uomini di buona volontà, allo stesso modo gli islamici, gli ebrei ecc. I valori in questione non sono esclusivi della fede o della religione d’appartenenza, ma hanno carattere antropologico e umano. È tutta una strumentalizzazione della cultura maggioritaria diffusa in Europa di tipo radical-nichilistico, cioè senza valori. Dobbiamo capire che siamo una minoranza al di là degli 800.000 presenti, che è un numero elevato per una manifestazione, ma non per delle elezioni o dei voti. Come diceva Pietro Nenni: “Attenzione a non confondere la piazza col voto”.

Ritorno a un’espressione utilizzata da lei poco fa: “Il matrimonio gay è una contraddizione di termini”. In che senso?

Paolo Sorbi: Nel senso che se due persone omosessuali vogliono avere una vita in comune è lecitissimo, anche se io personalmente non sono d’accordo perché non condivido l’omosessualità Trasportare, però, questo nell’idea di matrimonio assolutamente no! È una contraddizione in quanto è previsto, anche in Francia, che in un matrimonio non ci sia il “genitore 1” e il “genitore 2” come riferisce il testo di Hollande, ma che sia composto da un uomo e una donna orientati alla procreazione. E questo lo sottolinea bene, sempre in Francia, anche il Diritto Civile. È un principio naturale che non deve essere stravolto da disegni e desideri di una comunità minoritaria qual è quella omosessuale.

Quindi come si spiega la recente sentenza della Corte di Cassazione italiana che ha stabilito che un minore può crescere in modo equilibrato anche in una famiglia omogenitoriale?

Paolo Sorbi: La vogliamo spiegare come un irrazionalismo e una cattiva interpretazione delle ricerche e dei sondaggi da parte dei magistrati che, come tutti, possono fare degli sbagli. Io stimo tanto la magistratura italiana, ma in questo caso credo che si tratti veramente di un enorme “strafalcione” giuridico.

Riguardo alle elezioni del prossimo mese, invece, non sono pochi i cattolici che, guardando al panorama offerto dalla politica italiana, si sentono “spaesati”. Secondo lei chi dovrebbe votare un cattolico? O almeno in base a quali criteri?

Paolo Sorbi: Libertà di coscienza! Un cattolico deve fare un discorso di pubblica identità, non integralistico però del proprio essere cristiano. I criteri poi sono soggettivi, il cristiano deve fare una mediazione… Io non sono d’accordo, e non lo sono mai stato, con l’unità politica dei cattolici, ma condivido in pieno che essi siano sparsi in tutti i posti.

Lei fa parte del cosiddetto gruppo di “marxisti-ratzingeriani”. Di che si tratta precisamente?

Paolo Sorbi: Spieghiamo innanzitutto che questa è una simpatica etichetta di “marketing politico” che ci ha dato il Corriere della Sera, che però non rispecchia la realtà. Siamo un gruppo composto da quattro persone: il sottoscritto e i prof. Tronti, Vacca e Barcellona, provenienti tutti dal Partito Comunista, che hanno testimoniato – tre da non credenti, io da credente – il primato della persona umana da sempre, anche nei decenni in cui hanno aderito alla militanza attiva. Ci chiamano “ratzingeriani” perché stimiamo (io per motivi di fede, i miei amici per grande rispetto umano) l’elaborazione dottrinale e antropologica di Joseph Ratzinger.

In particolare, pensiamo che il rapporto tra fede e ragione elaborato da questo grande intellettuale europeo che è il Santo Padre, così come le sue riflessioni sull’attualità di una crisi economica formulate nella Caritas in veritate, siano un contributo fondamentale alle prospettive future dell’umanità e della nuova Evangelizzazione.

Lei ha una storia emblematica alle spalle: quella di un comunista dell’estrema sinistra che ha trovato le risposte della rivoluzione per cui lottava nei grandi ideali cristiani. Come è avvenuto tutto questo?

Paolo Sorbi: Diciamo che è avvenuto quasi il contrario, cioè che un cristiano è arrivato alla militanza attiva. Oggi questo può scandalizzare perché, in Europa, viviamo di nomi e aggettivi che si trasmettono in un clima di estremismo di destra spaventoso. All’epoca mia fortunatamente tutto questo non c’era, anzi c’era un clima tollerante, liberale, di dialogo. Io sono il classico figlio degli anni ’60-70 che ha militato fino al 1989 nella sinistra dopo un lungo periodo di “riflessione”. Mi sono politicizzato intorno ai 17-18 anni in quella parte della sinistra che si definiva cattolica impegnata, nell’epoca pre-Concilio, su temi sociali come i poveri, i movimenti di liberazione nazionale, la solidarietà ecc. Il tutto sotto il magistero di grandissime personalità, come il prof. La Pira, don Lorenzo Milani e soprattutto Giovanni XXIII, di cui ho immensa nostalgia. Appartengo, dunque, a quella generazione che ha dato luogo al clima del Vaticano II e che creato o partecipato a molti movimenti come quello degli studenti a Trento o, in seguito, l’estremismo extraparlamentare di sinistra in Lotta Continua, e infine nel Partito Comunista.

E poi cosa è successo?

Paolo Sorbi: Il comunismo ha perso. Io allora non sono più entrato nel meccanismo perverso della generazione dei comunisti che sono diventati PS, DS e tutte queste cose “radicaloidi-liberali” che non condividevo soprattutto per la rottura con i valori della persona umana. Oggi stiamo lavorando affinché si riapra una nuova fase e con il libro scritto “a otto mani” con i miei colleghi dal titolo Emergenza antropologica vorremmo riallacciare il rapporto con l’area di Bersani con un atteggiamento trasversale e culturale.