Da una lettera di Natale a "Le formiche di Giulia"

Il 15 dicembre il Mercatino di Natale dell'Associazione nata su ispirazione della piccola Giulia

Roma, (Zenit.org) Laura Guadalupi | 1317 hits

A Natale i bambini scrivono lettere per chiedere regali. Poi c’è chi le scrive perché vuole fare un regalo, anziché riceverlo. Sono esempi di straordinaria quotidianità che spesso restano nell’ombra dell’anonimato. La storia che stiamo per raccontare, invece, ha un nome: Giulia. La sua luce non poteva spegnersi perché aveva una missione da compiere: irradiarsi “fino ai confini della terra”.

Giulia è una ragazzina romana che nel giorno di Natale del 2006, ad appena quindici anni, così scriveva ai suoi genitori, Anna e Paolo Songini.

25/12/2006

Ciao!!!

Vi scrivo questa lettera in occasione del Natale che spero trascorreremo a casa, anche se l’unica cosa che conta è che noi tre stiamo insieme.

Ho deciso di buttar giù queste due parole perché non sono sicura che il mio regalo arrivi in tempo, anche perché la sua “preparazione” richiede molto tempo, e allora credo sia doveroso spiegarvi almeno di cosa si tratta.

Allora…

quest’anno non è stato uno dei migliori, sono successe tante cose strane, nuove e, a volte, tristi, ma tuttavia non posso definirle brutte, perché in fondo sono pur sempre esperienze che abbiamo vissuto insieme e che sono servite a consolidare il nostro rapporto e a conoscerci meglio come famiglia. Da qui parte l’idea del mio regalo.

Durante la malattia, devo ammetterlo, ho pensato spesso e volentieri di essere la persona più sfortunata del mondo, e per questo mi vergogno di me stessa e mi considero cattiva ed egoista.

Non ho pensato che ci sono persone nel mondo che, oltre alla malattia, devono combattere contro fame e povertà.

Per questo ho deciso di “regalarvi” (anzi, di regalarci!!) un’adozione a distanza.

Ho già parlato con Padre Arsenio e non so se i documenti per l’adozione arrivino in tempo per Natale. Comunque, ora sapete in ogni caso qual è il mio regalo e, a proposito, ho deciso che il bambino da chiedere in affidamento sia egiziano, perché so che in questo periodo se la passano peggio degli altri. Forse non ci arriverà la foto del bambino, perché gli orfanotrofi sono molto affollati e i sacerdoti non hanno tempo per queste cose.

Spero di avervi fatti felici, mi dispiace di non avere un regalo che possiate scartare, ma spero così di lasciarvi sorpresi.

Un bacio ai genitori migliori del mondo sotto ogni aspetto.

Buon Natale

Giulia

Giulia ha avuto la stessa malattia di Chiara Luce Badano. Ha iniziato la chemioterapia il 25 dicembre 2005 e il 16 marzo del 2007 se n’è andata, lasciando dietro di sé questa lettera di Natale che i genitori considerano un vero e proprio testamento.

La parola “tempo” viene scritta diverse volte. Giulia sapeva di non averne molto a disposizione ma, a differenza di quanti l’avrebbero sprecato nel piangersi addosso, ha investito quanto le restava da vivere per ricambiare l’amore di quei genitori che non le avevano mai fatto mancare nulla. Ha pensato di regalare loro un’adozione a distanza, nelle sue intenzioni avrebbe dovuto essere un bambino egiziano, poi non è stato possibile e sono stati adottati un bambina indiana e un bambino del Madagascar. Con un solo gesto, è riuscita sia a migliorare la vita di due piccoli bisognosi, sia a offrire ad Anna e Paolo l’opportunità di continuare a essere genitori, anche se in modo diverso. Come se non bastasse, da questa esperienza è nata una nuova vita: l’Associazione “Le formiche di Giulia”, che promuove attività di beneficenza per i bambini delle missioni all’estero o per aiutare le famiglie bisognose di Roma con figli piccoli. Il 15 dicembre l’Associazione “Le formiche di Giulia” organizzerà un Mercatino di Natale all’interno dei locali della Chiesa di Sant’Antonio da Padova, in Circonvallazione Appia n. 150. Anna, la mamma di Giulia, dice a ZENIT: “Porteremo degli oggetti fatti a mano da noi a tema natalizio: alberelli di Natale, addobbi per la casa, portatovaglioli, lavori all’uncinetto, calendari, segnaposto. Chiediamo un’offerta libera. Sono piccole cose, ma per una grande missione”. 

Una missione che è iniziata proprio con quella lettera di Natale. Il sacerdote che celebrava i funerali era un amico di famiglia e conosceva molto bene Giulia. Ricorda Anna: “Ci ha chiesto se avevamo qualcosa da leggere come ultimo saluto, durante la celebrazione. Abbiamo pensato alla lettera. I nostri amici più cari hanno visto nelle parole di nostra figlia un messaggio rivolto a tutti, così hanno avuto l’idea di costituire l’Associazione e si sono dati da fare”. Come mai questo nome? “Perché”, continua, “le formiche sono laboriose e vivono in comunità, ciascuna porta qualcosa. L’hanno scelto i nostri amici, per noi era ancora troppo presto, siamo stati coinvolti in un secondo momento. Infatti inizialmente si chiamava solo “Le formiche”, poi, quando i tempi sono stati maturi, abbiamo aggiunto “di Giulia” perché abbiamo notato un riscontro reale, non era un fuoco di paglia dato dall’emozione del momento”.

Costituita nel 2007, l’Associazione è andata crescendo. “Siamo un gruppo di amici che, come le formiche, offrono l’aiuto che possono. È chiaro”, prosegue, “che il nostro contributo è molto piccolo, però abbiamo partecipato anche a progetti importanti, come costruire delle scuole. Nel Malawi, ad esempio, un’aula è stata intitolata a Giulia tramite il Comune di Roma. Attraverso alcune suore in missione in India abbiamo fatto, come Associazione, un’adozione a distanza. Il ricavato delle nostre iniziative è giunto fino in Madagascar, Brasile, Congo, Burkina Faso. Ci teniamo a sostenere le missioni direttamente attraverso i sacerdoti o le persone che se ne occupano in prima persona, che sono presenti sul posto”. Ormai la missione è anche qui in Italia: “Aiutiamo le famiglie che ci vengono segnalate da persone di fiducia della parrocchia, di comunità religiose o laiche, però andiamo sempre sul posto a verificare, perché vogliamo essere sicuri. Oppure, quando dei benefattori ci regalano oggetti per bambini, perché ormai ci conoscono, li portiamo alle case famiglia”.

Se la lettera di Natale è stato il testamento di Giulia, l’Associazione ne è l’eredità. La mamma ricorda: “Era una ragazza molto cattolica, ha sempre pregato per sé, per la sua vita e per le situazioni di sofferenza che vedeva intorno. Ripeteva spesso che avrebbe voluto diventare laica missionaria”. Non ha fatto in tempo a realizzare il suo sogno, però oggi ci sono delle “Formiche” che lavorano per lei, per portare avanti ciò che lei avrebbe fatto in prima persona.