Da Wimbledon a Medjugorje

Dalla sofferenza alla donazione, storia di una tennista che ha riscoperto l'amore di Dio

Roma, (Zenit.org) Antonio Gaspari | 535 hits

All’inizio del film “Bella” il protagonista Eduardo Verástegui racconta che sua nonna gli diceva spesso “se vuoi far sorridere il Signore raccontagli dei progetti dell’uomo”.

Sembra una frase fatta apposta per la vicenda di Mara Santangelo, una tennista italiana, talentuosa e determinata, la quale pur avendo un problema ai piedi che la fa soffrire ogni volta che gioca, il 22 giugno del 2005 sta per realizzare il sogno della sua vita: giocare a Wimbledon il tempio mondiale del tennis e vincere contro una della giocatrici più forti: la statunitense Serena Williams.

Invece, proprio nel momento migliore, dopo aver vinto il primo set, i dolori al piede sinistro diventano lancinanti, chiede di andare al bagno, slaccia le scarpe e i suoi piedi sono un bagno di sangue.

Stoicamente Mara rientra in campo, combatte per i seguenti due set, ma non c’è più partita, non riesce più a poggiare i piedi senza provare fitte di dolore.

Il suo umore è nero, prega e impreca, si appella alla sua mamma in cielo, si arrabbia contro il Signore perché sembra che l’abbia abbandonata proprio nel momento più importante.

Pur sofferente ai piedi fin dalla nascita a causa di una lieve malformazione Mara aveva promesso a sua madre che ce l’avrebbe fatta ad arrivare a Wimbledon e diventare una campionessa di tennis.

Nonostante questa cocente delusione la Santangelo va avanti, nel 2006, insieme a Francesca Schiavone, Flavia Pennetta, e Roberta Vinci conquista la Coppa del Mondo (Fed Cup).

Suo il set decisivo quando batte la belga Kirsten Flipkens portando l’Italia sul due a due.

Nel quinto e conclusivo match la campionessa Justine Henin fu costretta a ritirarsi e l’Italia vinse per la prima volta la Fed Cup.

La Santangelo ha cominciato a giocare a tennis all'età di 5 anni. Dall’età di 12 anni è sempre stata convocata al Centro Tecnico Federale ed ha sempre fatto parte della squadra Nazionale.

Professionista dal 1998 al 2010 ha vinto quattro volte contro le prime dieci del ranking mondiale, conta 9 tornei vinti in singolare e 23 tornei vinti in doppio.

Nonostante la sua capacità di resistere al dolore alla fine del 2009 Mara deve arrendersi.

Dopo l’ennesimo infortunio, gli viene diagnosticato il Neuroma di Morton il che comporta l'asportazione di un nervo.

Da quel momeneto Mara non potrà più giocare a livello professionistico.

Il fondo al libro in cui racconta la sua storia “Te lo prometto – la partita della vita, la forza della fede, il coraggio di rialzarsi” edito dalla Piemme, la Santangelo ha scritto:

“Lasciare il tennis è stata dura. L’infortunio che mi ha tenuto per sempre lontana dalle vittorie e dai campi da gioco mi ha costretto a combattere la partita più difficile della mia vita.

Non è un punto, non è un game, non è un set, non è un match.

E’ il cammino della fede che, all’improvviso, dopo tanto cercare, mi ha illuminato l’anima a Medjugorje conducendomi dove non immaginavo di poter arrivare”.

Il libro della Santangelo è stato presentato il 20 luglio a San Benedetto del Tronto nel contesto della XIII edizione della manifestazione “Scrittori sotto le stelle” promossa dalla libreria “la Bibliofila”.

Nel libro l’autrice racconta la sua vicenda agonistica e umana.

Una vita difficile, con i genitori che si dividono quando lei è ancora piccola. Il nuovo compagno della madre che lei non sopporta. L’amatissima madre che muore in un incidente stradale, quando lei aveva solo 16 anni.

Un lutto mai accettato fino in fondo. Un tentativo di reazione che la spinge ad andare avanti per la promessa fatta alla mamma, e una determinazione che riflette la rabbia contro i dolore che gli macera i piedi.

Nella realtà Mara era arrabbiata contro il mondo, per il dolore ai piedi e per la perdita di sua madre.

Nel suo cammino incontra tante persone che gli vogliono bene e che l’aiutano come Giampaolo Coppo il suo allenatore, “maestro sul campo e nella vita” e tanti altri che poi incontrerà dopo un viaggio a Medjugorje

Tutta la prima parte del libro è la storia di questa rabbia, e di questa incapacità di Mara di accettare il dolore che la penalizza e che gli impedisce di fare quello che più ama, giocare a tennis, e il destino avverso e crudele che l’ha privata dalla amatissima madre.

Mara non riesce a liberarsi dai tormenti finchè non decide di andare a Medjugorje,

Intensissima la parte del libro in cui racconta la notte che ha cambiato la sua vita.

Mara che si diceva capace di “fare a stento il segno della croce e a malapena ricorda l’Ave Maria” racconta la prima confessione dopo anni di silenzio e di chiusura.

In fila di fronte al confessionale, Mara ha paura, ma si fa coraggio, si dice “Gesù capirà le mie fragilità. Forza Maretta, peggio della Williams questo sacerdote non potrà mai essere”.

Era dal giorno della Prima comunione che La Santangelo non si confessava. Dopo essersi inginocchiata confessa tutto, come un fiume in piena. Si sente amata, capita, accolta, e una serenità mai provata prima.

Ha scritto nel libro “E’ stato l’ìnizio di una nuova vita”.

Così Mara Santangelo, tennista talentuosa e tosta, sempre molto riservata, comincia a fare opere di assistenza e accoglienza degli altri.

Entra nel gruppo di Chiara Mirante “Nuovi orizzonti” e partecipa attivamente all’iniziativa “abbracci gratis”.

Confessa “Che felicità essere utile al prossimo! Che gioia accogliere con amore, cercando di essere fonte di condivisione”.

A chi gli ha chiesto: “Perché una persona di successo come te, che hai tutto, si mette in mezzo una strada a donare abbracci?” Mara ha risposto: “la nostra esistenza non è nulla senza amore, senza un cuore disposto a donare, ad amare ed essere amato”.

“La vera rinascita spirituale – ha concluso Mara - è nel capire che attraverso di te, altri possono vedere una luce che va oltre la tua persona, oltre la carne e la materia; la luce splendente di Cristo”.