Dal concepimento all'essere (Seconda parte)

Il Presidente del Movimento per la vita spiega la prova psicologica dell'esistenza fin dal concepimento

Roma, (Zenit.org) Carlo Casini | 1040 hits

Io non sono sostituibile: non sono mai stato solo un “progetto”

Provo a propormi qualche obiezione a partire dalla constatazione della enorme differenza tra i miliardi di cellule che oggi compongono il mio corpo e l’unica cellula da cui sono partito.  

Una piccolissima palla di neve che precipitando a valle diviene una rovinosa valanga non è la valanga. La prima pietra posta sul terreno, magari con una cerimonia solenne, non è l’edificio di cui costituisce l’inizio. Qual è la differenza? Enorme. Qualificante. Infatti, la palla di neve scende a valle e man mano che precipita si ingrossa fino a diventare valanga per effetto della forza di gravità, cioè di una azione esterna. Inoltre, in sé considerato, il frammento di neve può restare un frammento di neve immobile che diventerà acqua o ghiaccio, oppure che potrà essere utilizzato per formare un fantoccio di neve. Solo in via assolutamente eccezionale una forza esterna può farlo diventare l’inizio di una valanga. Invece la prima cellula derivata dall’incontro dello spermatozoo con l’ovocita si sviluppa a causa di una forza interiore (quello che possiamo chiamare “principio organizzativo”) come è dimostrato dal fatto che si può sviluppare anche “in vitro”. Il corpo materno gli fornisce solo le condizioni e i materiali per il suo sviluppo, ma è lui – l’embrione – che determina lo sviluppo. 

Non altrimenti il neonato e l’adulto per continuare a crescere e vivere hanno bisogno di cibo, di ossigeno e di un ambiente che abbia una certa temperatura e che, appunto, consenta loro di trovare cibo e ossigeno. Inoltre quella iniziale cellula ha un solo destino, quello di diventare feto, neonato, bambino, giovane, adulto etc. Se tale risultato non viene raggiunto è a causa di una patologia o di un intervento esterno che ne impediscono o ne bloccano lo sviluppo. 

Non si può dunque dire che la palla di neve sia una valanga, ma io posso ben dire che io ero “io” anche quando la mia forma e la mia quantità erano limitate ad una cellula rotonda.

Analogamente chi posa la prima pietra di un grattacielo non può certo affermare che quella pietra è un grattacielo. Ancora una volta dobbiamo constatare che quella pietra non può divenire grattacielo senza l’apporto di tanto materiale aggiunto dall’esterno: cemento, acciaio, mattoni etc. 

Inoltre la forza costruttrice non è dentro la prima pietra, ma è esterna. Si potrebbe dire, piuttosto, che tale forza è nella mente del costruttore che ha disegnato il progetto, ha raccolto le risorse economiche e umane necessarie, ha programmato tempi e modalità dei lavori. Perciò, ovviamente, distruggere il progetto di un grattacielo o la sua prima pietra non è distruggere il grattacielo. Invece la cosa singolare per la prima cellula formatasi dopo l’incontro dello spermatozoo con l’ovocita è che essa non ha un progetto fuori di se stessa. Esso si trova dentro di lei e non è soltanto un pezzo di carta disegnata. E’, anche, una forza realizzatrice molto più perfetta e potente della forza intellettuale – economica – fisica, che costruisce un grattacielo o un ponte. Un corpo umano adulto è estremamente più complesso di un grattacielo o di un ponte. Quando si dice che l’embrione è soltanto un progetto di vita o un essere umano in potenza si usa un linguaggio inadeguato alla realtà di ciò che io ero già in quell’inizio. Se distruggo i disegni di un grattacielo o di un ponte e magari anche i corrispondenti piani economici e organizzativi, probabilmente produco un danno ai costruttori e progettisti, ma non è un danno irreparabile. I disegni e i progetti possono essere rifatti nuovamente identici. 

Invece se qualcuno avesse eliminato quella mia prima cellula, io non ci sarei. Io non sarei qui a scrivere. Semplicemente mi avrebbero ucciso. Né sarebbe stato possibile sostituirmi. Il danno recato a me stesso sarebbe stato irreparabile. Ciascuno di noi, infatti, è unico e irrepetibile. Io non posso riconoscere me stesso, andando a ritroso nella mia storia, guardando o pensando ad un altro neonato o a un altro embrione. A differenza del progetto di un grattacielo o di un ponte io non sono sostituibile.

Da quando esisto, io esisto, non sono mai stato una vita futura  

Posso, dunque, dire che anche quando la mia forma e la mia quantità poteva stare sulla punta di uno spillo, ero sempre “io” in atto, non in potenza.  

Il linguaggio che distingue l’atto dalla potenza è stato coniato da grandi filosofi: Aristotele e S. Tommaso, ma spesso viene usato a sproposito per tentare di convincere la gente che l’embrione non sarebbe un essere umano, ma soltanto un uomo in potenza. Non è il caso di addentrarsi in disquisizioni troppo sottili: quando mi interrogo sul mio inizio posso usare parole semplici. A chiunque appare logico intendere che una realtà è in atto quando già esiste “attualmente”; è “in potenza”, quando ha una possibilità di esistere in futuro, ma attualmente non c’è. Continuiamo ora a ragionare sull’ “io”. Oggi io sono un uomo adulto. Quindi sono un adulto “in atto”.  

Anni fa ero un bambino allora “in atto”, ma destinato a divenire un adulto, ero, cioè, un adulto in “potenza”. Però, ero in atto “io” quando ero bambino, come ora che sono adulto. Ed ero in atto “io” anche nel seno di mia madre fin dall’inizio, anche quando non ero ancora un neonato, ma ero solo “potenzialmente” un neonato. Insomma io ero in atto fin dall’inizio. Perciò quando si dice che anche l’embrione fin dalla prima cellula è un essere umano si dice la stessa cosa a cui giunge l’indagine psicologica. Io non posso pensarmi che come un essere umano! E’ impossibile pensarmi in una fase della mia vita come esistente, ma non come essere umano. Quattro studiosi di primo piano, biologi e psicologi, i professori Bruno Dalla Piccola, Luigi De Carli, Augusto Ferrari e Salvatore Mancuso, hanno sottoscritto nell’aprile 2003 una ricerca sulla letteratura scientifica mondiale riguardo all’inizio della vita umana ed hanno concluso con queste parole: “ogni embrione umano è un organismo vivente come ciascuno di noi, perché ognuno di noi è stato uno di loro all’inizio del proprio sviluppo pre-natale”. L’evidenza biologica è confermata dalla indagine psicologica: io sono certamente passato dal nulla all’esistenza al momento della fecondazione. 

* Per ogni approfondimento “Le cinque prove dell’esistenza dell’uomo” (Edizioni San Paolo – 5 Euro)

(La prima parte è stata pubblicata domenica 10 febbraio)