Dal Vangelo al cristiano per creare una storia nuova (Prima parte)

Un commento al libro di Egidio Chiarella "Sui sentieri del vecchio Gesù"

Roma, (Zenit.org) Gesualdo De Luca | 280 hits

Dalla lettura del testo dell’on. Chiarella Sui sentieri del vecchio Gesù (if Press), si esce con una certezza nel cuore: il vangelo è “potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede” cf. Rom 1,16).

Il suo modo di procedere in quest’opera richiama la metodologia che utilizzava il Beato Giovanni Paolo II nelle sue encicliche: faceva una fotografia della realtà, mostrandone, come in un quadro, i limiti, i difetti, i problemi. A questo punto però egli innestava il principio di verità mancante, che traeva dalla rivelazione, dalla parola di Dio, dal vangelo. Ed ecco che il quadro assumeva una nuova dimensione: veniva fuori un’altra immagine della realtà, una realtà salvata, positiva, vera, portatrice di speranza per l’umanità tutta.

È in fondo quello che l’autore ci offre in questo saggio: egli fa delle istantanee, fissa dei momenti della vita e della storia, guarda la quotidianità nei suoi innumerevoli aspetti, con tutto il carico della loro problematicità e sofferenza. In questi quadri sottolinea la crisi di sapienza, di verità, di fraternità, di giustizia. Ma non si ferma a rappresentare la foto del reale. Egli vuole che il quadro cambi e di volta in volta, a partire dal vangelo, inserisce il principio di verità  che dona al quadro nuova luce, nuova apertura di speranza. Il cambiamento del quadro è cambiamento della storia: e tutto ciò è prodotto dalla potenza della parola di Dio proclamata e vissuta. È la forza del vangelo che cambia la storia.

Ma chiediamoci: come il vangelo opera questa trasformazione? Di quale mediazione ha bisogno? Come sono coinvolti i cristiani? Qual è la via attraverso la quale Cristo Gesù, il solo Salvatore dell’uomo e della storia, riporta la pienezza della salvezza e della pace? Facciamo qualche breve riflessione a riguardo.

1. Non è il Vangelo da solo che salva la storia, ma il cristiano

Il vangelo è luce che illumina il mistero di Dio e dell’uomo, che dona senso e significato ad ogni cosa, che indica la strada sulla quale l’uomo deve camminare per costruire il regno di Dio che è pace e gioia.

Accogliendo il vangelo si accoglie il vero Dio, il vero Cristo, il vero Spirito Santo: ma anche la grazia e la verità. Dall’acqua e dallo Spirito, per la fede, nasce il vero popolo di Dio che cresce come vera comunità, fondata sull’ascolto della parola, sulla preghiera, sull’Eucaristia, sulla comunione fraterna. Dal vangelo nasce la Chiesa una, santa, cattolica, apostolica.

Non è il Vangelo che cambia la storia, ma il cristiano che vive il Vangelo, come vero popolo di Dio. È lui che dona alla storia la sua verità. Ma questa è la verità della sua vita, che è sempre da Dio, dalla sua volontà, rivelata nella sua pienezza nel Vangelo. Il cristiano è colui che, mosso dallo Spirito Santo, fortificato dall’Eucaristia, vitalmente unito a Cristo come il tralcio alla vite (cf Gv 15) da un legame di perfetta obbedienza alla sua volontà, manifestata nella sua parola, si pone al servizio della vita e della storia per portarla nella pienezza della sua verità.

Se il cristiano è luce, allora tutti gli aspetti della vita – politica, religione, socialità, progresso, scienza, medicina, economia, finanza – saranno ricondotti nella loro giusta dimensione, a servizio dell’uomo e di ogni uomo. Di questo ce ne ha dato molti esempi il testo che stiamo presentando. Ma il cristiano è la luce se è cristiano, se non salta Cristo. Molti infatti oggi sono “saltatori di Cristo”. Cosa voglio dire con tutto ciò? Riflettiamo un attimo.

2. I saltatori di Cristo

Nella Lettera ai Filippesi S. Paolo afferma: “Fratelli, fatevi insieme miei imitatori e guardate quelli che si comportano secondo l’esempio che avete in noi. Perché molti – ve l’ho già detto più volte e ora, con le lacrime agli occhi, ve lo ripeto – si comportano da nemici della croce di Cristo.” (Fil 3,16).

Come ci si comporta da nemici della croce di Cristo? Appunto, saltando Cristo.

Cristo Gesù si salta attraverso una prima via, che è quella razionale, teologica, del pensiero. Oggi, infatti,  viene saltato nella sua universale mediazione di grazia e di verità. Ad esempio: quanti parlano di Dio e non di Cristo? Quanti non riconoscono il suo corpo che è la Chiesa e non si accostano alla grazia che viene donata dai sacramenti? Saltare Cristo significa in questo caso, saltare la sua parola, saltare la mediazione storica della sua grazia che è la Chiesa, saltare la sua unicità di mediazione.

Gesù è l’unico rivelatore di Dio, della sua onnipotenza, della sua carità e misericordia. Cristo è la verità di Dio. Chi salta Cristo, si trova ad adorare un Dio che è un idolo vano, un parto della sua mente, una creazione della sua fantasia. Tutto ciò non solo in ordine alla conoscenza di Dio ma anche in ordine al dono della sua grazia e della sua verità. Chi salta Cristo nella sua predicazione, teologia, soteriologia, antropologia, distrugge la salvezza, distrugge semplicemente Dio nella sua vera opera di salvezza, distrugge la croce di Cristo.

La seconda via per distruggere la croce di Cristo è quella di scaricarsela dalla proprie spalle. La si scarica quando si vive una vita di peccato, di vizio, di trasgressione della Parola. Quando la fede in Cristo è semplicemente una parola vuota, perché non è strettamente legata all’osservanza del suo Vangelo. Si crede in Cristo, nella sua mediazione, nella sua croce, ma non si diviene con Lui una sola mediazione e una sola croce. Si vive in due compartimenti separati e distinti, credendo falsamente che la croce di Cristo da sola basti per la salvezza del mondo e anche della propria.

Sempre nella Lettera ai Filippesi San Paolo ci invita ad “avere gli stessi sentimenti di Cristo Gesù” (cf Fil 2,5). I suoi sentimenti, descritti nel famoso inno, sono lo svuotamento di sé (la kenosi), l’assunzione della nostra condizione umana, l’obbedienza al Padre, fino alla morte ed alla morte di croce, per la nostra redenzione e salvezza.

Avere gli stessi sentimenti di Cristo significa per ogni cristiano fare della propria vita un sacrificio al Signore per la conversione dei cuori, la salvezza della anime, la costruzione del regno di Dio sulla nostra terra.

Il rischio di ogni “modernità evangelica” è quello di saltare Cristo e la sua croce per rifugiarsi in una verità astratta, immaginaria, di pura fantasia. Cristo e la sua croce non possono essere saltati. Sono essi la verità della nostra fede e della nostra vita. È necessario che alla croce di Cristo il cristiano unisca la sua croce. Il Padre dei Cieli, nel suo eterno disegno di salvezza, ha stabilito che la salvezza dell’uomo – per la propria anima, e per altre anime da redimere – fosse perennemente operata dall’uomo in Cristo Gesù, dalla sua croce che deve divenire con la nostra una sola croce.

Oggi il nostro mondo cristiano, anche nel web, cerca in ogni modo di saltare Cristo e la sua croce. Si vorrebbe solo un Dio glorioso, un Cristo trionfante, senza i segni specifici della sua verità. Stiamo ritornando per qualche verso ai tempi di Pietro e degli Apostoli che vedevano in Gesù il Messia glorioso e che si spaventavano dinanzi al Messia Servo Sofferente del Signore. Anche noi stiamo ignorando che è proprio dalla croce che si giunge alla gloria e che è dalla morte offerta in sacrificio di salvezza che possiamo godere la gioia celeste.

(La seconda parte segue domani, domenica 3 di novembre)