Dal Vangelo al cristiano per creare una storia nuova (Seconda parte)

Un commento al libro di Egidio Chiarella "Sui sentieri del vecchio Gesù"

Roma, (Zenit.org) Gesualdo De Luca | 264 hits

I saltatori di Cristo oggi sono un esercito infinito. Chi per un verso e chi per un altro, tutti lo stanno mettendo ai margini della fede, della storia, della vita. Un rischio si sta correndo anche nell’insistenza sulla misericordia di Dio, ignorando che Dio è il Dono di Cristo, nello Spirito Santo, e che la misericordia divina è il frutto della croce di Cristo, alla quale necessariamente si deve aggiungere la crocifissione, il martirio di ogni suo discepolo. È nella mediazione universale di Cristo che necessariamente ci dobbiamo inserire per ottenere da Dio la salvezza dei fratelli. Questa è donata proprio in ottemperanza all’osservanza della “legge del riscatto”. Noi in Cristo, “paghiamo” a Dio il prezzo del riscatto, attraverso l’offerta a Lui del sacrificio del nostro corpo e Dio ci dona l’anima da noi chiesta. Saltare Cristo è saltare la salvezza, è saltare sia la verità di Dio che la verità della sua misericordia, dono di Gesù ai cuori, dono del sacrificio del cristiano divenuto un solo sacrificio con quello di Cristo.

Saltando Cristo si arriva all’insensibilità spirituale: un cuore superbo e arrogante, che si chiude e si arrocca nella sua misera condizione spirituale, non sarà smosso neanche dai più grandi portenti del Signore. Esso troverà sempre una ragione, un motivo per rinsaldarsi e consolidarsi nella sua falsità e menzogna.

La situazione finale è quella della perdita della coscienza morale, che è il male del nostro tempo e che dichiara giusto, santo, vero, buono, ottimo, anche le atrocità più mostruose. Chi perde la coscienza morale soffoca la verità nell’ingiustizia e dichiara la sapienza stoltezza e la verità pura fantasia di cuori incapaci di vedere la realtà così come essa è, legalizzata in ogni sua nefandezza e meschinità.

Altra cosa che opera l’insensibilità della coscienza è la sua ostinata volontà a rendere innocui tutti gli inviati che il Signore manda per risvegliarci alla verità e per invitarci a convertirci alla sua luce. Distrutta e derisa la via della nostra salvezza, rimaniamo prigionieri della nostra falsità, refrattari alla grazia e ad ogni appello alla conversione e alla fede nella sua Parola.

Quando ci si trova dinanzi a persone senza coscienza morale, vi è una sola via da percorrere: offrire ogni giorno al Signore la nostra vita per la loro salvezza. L’opera dei santi proprio in questo consiste: nel vedere il peccato di ostinazione dei loro fratelli ed offrire a Dio la loro vita per la salvezza. Una vita per una vita. Una vita fisica per un vita spirituale. Il sacrificio del corpo per avere in cambio la salvezza di un’anima. È in questa offerta che il Signore potrà salvare un cuore divenuto insensibile. La grazia necessaria è immensa e per questo occorre che qualcuno, unitamente a Cristo Signore, la produca, la faccia fruttificare, in modo che possa essere donata a Dio per coloro per i quali noi chiediamo la conversione e la salvezza.

Gesù è venuto sulla nostra terra per dare la vita in riscatto per molti. Ora il riscatto consiste nel pagare noi la vita del fratello caduto in mano dei briganti e dei ladroni. Quando un’anima cade nelle mani dei ladroni dello spirito e nei briganti della nostra salvezza ogni fratello deve offrire la sua vita per il suo riscatto. Il riscatto non è però la sola vita di Gesù Signore. Alla sua vita si deve aggiungere la nostra. La sua e la nostra sono la grazia della redenzione e della salvezza dei fratelli, caduti in così grande miseria spirituale.

Un cristiano che sa assumere questa mediazione in Cristo Gesù è capace di trasformare la storia, perché non solo trasforma la sua vita in amore e di dono, ma concorre in Cristo, alla redenzione del fratello.

Conclusione

Penso dobbiamo essere grati all’autore che ci ha ribadito alcune verità:

-          anzitutto, la perenne novità del vangelo, la cui luce mai cessa di brillare e di illuminare le coscienze e la storia;

-          poi la fede nella forza del vangelo: potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede.

-          Ancora: la certezza che dalla trasformazione del cristiano può venire la trasformazione della  storia e questo in tutti gli ambiti:

-          Famiglia

-          Giovani

-          Società

-          Cultura

-          Politica

-          Scienza

-          Economia

-          Medicina

Concludo con due esortazioni, che riprendo dal testo e dalla riflessione fin qui condotta:

risuscitare il vangelo”, “ormai sepolto nelle nostre filosofie, ascetiche, mistiche che quasi sempre lo soffocano … “sepolto nella tomba delle nostre multiforme strutture religiose di ogni tipo … costretto a vivere una vita che non è sua. È come un’aquila il vangelo. Esso ha bisogno di volare nei grandi cieli della vita. Invece le strutture a giudizio del nostro autore sono come un gabbia, neanche una voliera, almeno in quest’ultima c’è un piccolo spazio in più. È una gabbia strettissima, dove l’aquila non può stendere le sue maestose ali, che soffoca e uccide, priva della libertà, costringe ad una vita impropria, non vera” (p. 15-16). Il vangelo si libera riportandolo nella sua semplicità, secondo la verità che lo Spirito Santo, nella fede della Chiesa gli dona, vivendolo e annunciandolo con coraggio. “Non saltare Cristo”, non saltare la sua mediazione. Bensì in lui e nella sua croce, saper offrire a Dio la nostra vita per la salvezza di ogni uomo.

Ci aiuti in questo la Vergine Maria Madre della Redenzione, che ha a cuore la salvezza di ogni suo figlio e vuole che il vangelo sia ricordato al mondo che l’ha dimenticato.

(La prima parte è stata pubblicata ieri, sabato 2 di novembre)