Dalla corruzione si esce chiedendo perdono

Durante l'omelia alla Casa Santa Marta, papa Francesco torna su uno dei cavalli di battaglia della sua predicazione

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) Luca Marcolivio | 388 hits

Ancora una volta, papa Francesco è tornato a tuonare contro la corruzione, ribadendo che l’unica via d’uscita è “chiedere perdono”. Durante la messa di stamattina alla Casa Santa Marta, il Pontefice ha tratto spunto dalla Prima Lettura odierna (cfr. Re 21,17-29), in cui re Acab fa uccidere Nabot, impossessatosi della sua vigna.

Acab è l’archetipo del sovrano corrotto, che si è “venduto” come fosse “una merce”, ha osservato il Santo Padre, tornando poi sull’omelia di ieri mattina nella quale individuava tra tipi di corruzione: quella politica, quella affaristica e quella ecclesiastica.

Il Signore, ha sottolineato il Papa, è particolarmente duro con i corrotti: “Io farò venire su di te una sciagura e ti spazzerò via. Sterminerò a Acab ogni maschio, schiavo o libero in Israele” (Re 21,17-29). Non solo il corrotto “irrita Dio” ma fa anche “peccare il popolo”, seminando scandalo tra coloro che “non possono difendersi”, ha aggiunto.

La persona corrotta vive nell’inconsapevolezza di fare del male: è convinto di potersi vendere “per avere più soldi, più potere”, quando in realtà “si vende per fare il male, per uccidere”.

Una volta definiti i connotati della corruzione, la domanda che sorge spontanea è: cosa spetta ai corrotti? “Questa è la maledizione di Dio – ha commentato Francesco - perché hanno sfruttato gli innocenti, coloro che non possono difendersi e lo hanno fatto con i guanti bianchi, da lontano, senza sporcarsi le mani”.

Guarire dalla corruzione, tuttavia, è possibile, come dimostra lo stesso Acab, il quale “si stracciò le vesti, indossò un sacco sul suo corpo e digiunò”, iniziando a “fare penitenza”.

Il Signore, ha proseguito il Pontefice, perdona i corrotti, se essi fanno quello che ha fatto Zaccheo: “Ho rubato Signore! Darò quattro volte quello che ho rubato!”.

Quando dalla stampa apprendiamo notizie legate alla corruzione e al malaffare di uomini politici e, talora, anche di “alcuni prelati”, è nostro dovere di cristiani “chiedere perdono per loro” e che il Signore conceda loro “la grazia di pentirsi, che non muoiano con il cuore corrotto”.

In conclusione, ha detto papa Francesco, gli atteggiamenti da tenere verso la corruzione sono fondamentalmente tre: 1) “condannare i corrotti”; 2) “chiedere la grazia di non diventare corrotti”; 3) “pregare per la loro conversione”.