Dalla Siria: guerra anche sulle informazioni

Secondo la "Orient tv" di Aleppo, padre Paolo Dall'Oglio è vivo e sta bene

Roma, (Zenit.org) Antonio Gaspari | 585 hits

Era già difficile in tempo di pace cercare di capire cosa stesse veramente accadendo in Siria. Ora, con un conflitto in corso, verificare le informazioni è diventato ancora più complicato, anche perché dietro ad ogni notizia potrebbe esserci un tentativo di disinformazione e di lanciare messaggi controversi tra le parti in conflitto e la comunità internazionale.

E’ quanto sta accadendo con la vicenda di padre Paolo dall’Oglio di cui si sono perse le tracce dalla notte del 28 luglio, quando si era recato nel villaggio di Raqqa, a nord della Siria. Alcuni giorni fa un sito arabo aveva annunciato la sua morte. Oggi invece Ghassan Abboud ad Aki, fondatore dell'emittente “Orient tv” di Aleppo, ha dichiarato all'agenzia Adnkronos International che il gesuita "sta bene e non è stato ucciso come dicono alcuni esponenti dell'opposizione siriana".

"Io so chi lo ha rapito – ha aggiunto Abboud ad Aki - e non dobbiamo rassegnarci a credere a chi dice che è stato ucciso. Ho chiesto ai suoi rapitori di rilasciarlo". Sulla diffusione di notizie su padre Dall’Oglio, Abboud ha invitato tutti a "non parlare senza essere sicuri delle informazioni che si hanno".

D'accordo anche il Metropolita Timotheus Matta Fadil Alkhouri, Assistente patriarcale nel Patriarcato Siro-Ortodosso di Antiochia, che ha chiesto cautela sulle informazioni provenienti dalla Siria. In una dichiarazione rilasciata all’agenzia FIDES (www.fides.org), il Vescovo ha detto: “Ogni settimana qualche politico o qualche giornalista tira fuori qualche storia sui due Vescovi Metropoliti di Aleppo rapiti. Ma finora si è trattato sempre di illazioni non verificabili. La realtà è che sono passati quasi quattro mesi dal loro sequestro, e non sappiamo ancora da chi sono stati presi”.

Sempre secondo quanto riportato da FIDES, il politico statunitense Charlie Dent, membro della Camera dei Rappresentanti per lo stato della Pennsylvania, su sollecitazione della comunità siriana della città di Allentown, si è attivato per raccogliere notizie riguardo ai vescovi rapiti: il siro ortodosso Mar Gregorios Yohanna Ibrahim e il greco ortodosso Boulos al-Yazigi. Fonti anonime vicine alla diplomazia britannica hanno attribuito al politico americano l'illazione secondo cui i due presuli, ancora vivi, sarebbero ostaggi in territorio turco di gruppi islamisti coinvolti in un ‘complotto’ per far trasferire da Damasco alla Turchia la sede del Patriarcato siro-ortodosso e a influenzare la successione del Patriarca siro-ortodosso, l'ottantenne Mar Ignatius Zakka I Iwas.

In un comunicato diffuso alla stampa, i vertici della Chiesa siro-ortodossa hanno spiegato che si tratta di speculazioni giornalistiche e riaffermato che la sede patriarcale non verrà spostata da Damasco. Hanno inoltre respinto con sdegno le insinuazioni diffuse dai media su possibili rivalità intra-ecclesiastiche tra le cause del rapimento dei due vescovi di Aleppo.

 “La verità – ha precisato Timotheus Matta - è che a tutt'oggi non sappiamo chi li abbia davvero rapiti. Preghiamo Dio perchè li protegga: finora non abbiamo avuto nessun indizio che possa contraddire la speranza che siano vivi e in buona salute. Ma non andiamo più dietro alle storie che di tempo in tempo vengono messe in circolo senza poter essere verificate. Ci preme solo trovare contatti seri e reali con chi sa davvero cosa dobbiamo fare per favorire la loro liberazione”.

In merito a padre Dall’Oglio, il vescovo siro- ortodosso ha annunciato di voler “fare qualcosa per i rapiti, ma non sappiamo con quali gruppi aveva preso contatto”. In questo momento, “ci interessa solo avere da chiunque – governi, Ong, forze e persone di buona volontà presenti in quelle zone – qualsiasi indicazione utile e concreta relativa alla situazione dei vescovi Ibrahim e al-Yazigi, e anche a quella del sacerdote armeno cattolico Michel Kayyal e di quello greco ortodosso Maher Mahfouz, rapiti lo scorso 9 febbraio”.

Nel frattempo si fa sempre più drammatica la situazione per la popolazione civile. Secondo Rai News 24, l'alto commissario Onu per i rifugiati (Unhcr) di stanza a Ginevra avrebbe affermato che migliaia di siriani in fuga sono giunti ieri nel nord dell'Iraq, nella regione del Kurdistan. Il portavoce dell'Unhcr, Adrian Edwards, ha dichiarato che le ragioni dell'ondata, improvvisa e imponente, non sono per ora del tutto chiare.

Il primo gruppo di siriani, circa 750 persone, hanno attraversato in mattinata il ponte Peshkhabour sul fiume Tigri, recentemente costruito, e nel pomeriggio è giunto un gruppo molto più consistente di 5.000-7.000 persone. Per la maggior parte si tratta di famiglie con donne, bambini e persone anziane fuggite in prevalenza da Aleppo, Efrin, Hassake e Qamishly. Edwards non ha saputo precisare se i siriani siano di origine curda.

Secondo i dati dell'Unhcr, ad oggi, più di 1,9 milioni di siriani sono fuggiti dal conflitto per cercare rifugio nei Paesi confinanti. I due terzi sono fuggiti dall'inizio dell'anno. In Iraq sono 154mila. L'Unhcr e altre organizzazioni sono al lavoro per fornire assistenza ai nuovi arrivati.