"Davanti alla Croce, sei come Pilato o come il Cireneo?"

Nuovo incontro di papa Francesco con i giovani a Copacabana, in occasione della Via Crucis

Rio de Janeiro, (Zenit.org) Luca Marcolivio | 736 hits

Impossibile toccare la Croce di Cristo senza lasciarvi qualcosa di stessi e senza portare qualcosa di quella Croce nella propria vita. Lo ha detto papa Francesco, rivolto ai giovani che ieri sera lo hanno accolto sul lungomare di Copacabana, stesso luogo del loro primo incontro di giovedì scorso con il Pontefice.

Le prime tredici stazioni della Via Crucis della Giornata Mondiale della Gioventù di Rio de Janeiro si sono svolte sul lungomare per un tratto lungo quasi un chilometro. La quattordicesima ed ultima si è tenuta sul palco alla presenza del Santo Padre, ed è stata rappresentata da artisti e volontari, articolandosi su un tema legato alle problematiche della gioventù odierna.

Al termine della Via Crucis, il Papa ha iniziato il proprio discorso, rivolgendo ai giovani presenti tre domande fondamentali: “Che cosa avete lasciato nella Croce voi, cari giovani del Brasile, in questi due anni in cui ha attraversato il vostro immenso Paese? E che cosa ha lasciato la Croce di Gesù in ciascuno di voi? E, infine, che cosa insegna alla nostra vita questa Croce?”.

In ogni epoca, ogni cristiano prende su di sé la propria croce, come fece Pietro in occasione del celebre Quo vadis?, quando il Principe degli Apostoli comprese che Gesù lo stava accompagnando nel medesimo cammino della Croce.

“Gesù con la sua Croce percorre le nostre strade per prendere su di sé le nostre paure, i nostri problemi, le nostre sofferenze, anche le più profonde”, ha sottolineato papa Francesco.

Caricandosi della Croce, Cristo “si unisce al silenzio delle vittime della violenza, che non possono più gridare, soprattutto gli innocenti e gli indifesi” e “alle famiglie che sono in difficoltà, che piangono la perdita dei loro figli, o che soffrono nel vederli preda di paradisi artificiali come la droga”.

La via dolorosa di Gesù, tuttavia, ci ricorda anche chi soffre la fame “in un mondo che ogni giorno getta via tonnellate di cibo”, come pure “chi è perseguitato per la religione, per le idee, o semplicemente per il colore della pelle”.

In essa Cristo si unisce anche ai tanti giovani “che hanno perso la fiducia nelle istituzioni politiche perché vedono egoismo e corruzione o che hanno perso la fede nella Chiesa, e persino in Dio, per l’incoerenza di cristiani e di ministri del Vangelo”.

Nella Croce, ci sono “la sofferenza” e “il peccato dell’uomo”, con Gesù che “accoglie tutto con le braccia aperte, carica sulle sue spalle le nostre croci e ci dice: Coraggio! Non sei solo a portarle! Io le porto con te e io ho vinto la morte e sono venuto a darti speranza, a darti vita (cfr Gv 3,16)”.

Rispondendo alla seconda domanda, papa Francesco ha risposto che la Croce lascia in ciascuno di noi “un bene che nessuno può darci”: quello che viene da Dio, che perdona il peccato, entrando nella nostra sofferenza e donandoci “la forza per portarla”.

Richiamandosi alla sua enciclica Lumen Fidei (n°16), il Papa ha poi esortato i giovani: “fidiamoci di Gesù, affidiamoci totalmente a Lui”, che ha trasformato la Croce “da strumento di odio, di sconfitta, di morte in segno di amore, di vittoria e di vita”.

Il Santo Padre ha fatto notare che il primo nome mai dato al Brasile dai coloni portoghesi fu quello di “Terra de Santa Cruz”: circa cinque secoli fa, infatti, la Croce di Cristo è stata piantata “non solo sulla spiaggia” ma anche “nel cuore e nella vita del popolo brasiliano e non solo”.

In conclusione, il Papa ha invitato a fare della Croce una presenza d’amore nella quotidianità della nostra vita. E sebbene facilmente si possa diventare come Ponzio Pilato, “che non ha il coraggio di andare controcorrente per salvare la vita di Gesù e se ne lava le mani”, l’esempio da seguire è quello del Cireneo, “che aiuta Gesù a portare quel legno pesante, come Maria e le altre donne, che non hanno paura di accompagnare Gesù fino alla fine, con amore, con tenerezza”.

Il Santo Padre, quindi, ha invitato ognuno a provocare ognuno la propria coscienza e a domandarsi: “E tu, come sei? Come Pilato, come il Cireneo, come Maria?”.

Se portiamo ai piedi della Croce di Cristo, “le nostre gioie, le nostre sofferenze, i nostri insuccessi”, saremo in grado di trovarvi “un Cuore aperto che ci comprende, ci perdona, ci ama e ci chiede di portare questo stesso amore nella nostra vita, di amare ogni nostro fratello e sorella con questo stesso amore”, ha quindi concluso papa Francesco.