Deboli e peccatori come San Paolo, mettiamo Cristo al centro della nostra vita

Celebrando messa davanti alla tomba di Giovanni Paolo II, papa Francesco ricorda che la fedeltà incondizionata al Signore sta nell'accettazione del suo amore

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) Luca Marcolivio | 517 hits

Stamattina, a differenza della consuetudine, papa Francesco non ha celebrato la messa a Santa Marta, bensì nella basilica di San Pietro, presso l’altare dove è custodita la tomba del beato Giovanni Paolo II.

L’omelia del Santo Padre si è articolata sulle letture del giorno, a partire dalla Lettera ai Romani in cui San Paolo afferma: “Nessuno può allontanarmi dall’amore di Cristo” (cfr. Rm 8,31b-39).

Paolo, infatti, ha incontrato il Signore e l’ha conosciuto così bene da amarlo e da farne il centro della propria vita, anche “nelle persecuzioni, nelle malattie, nei tradimenti” e in tutte le vicissitudini della vita.

Sulla scia di San Paolo, ogni cristiano autentico vive dell’amore di Cristo, percepisce che la propria vita è stata salvata dal Suo sangue e si sente “amato sino alla fine” dal Signore.

Altro elemento evidenziato dal Papa nella sua omelia è la tristezza di Gesù dinnanzi all’indifferenza di Gerusalemme (cfr. Lc 13,31-35) che, al contrario di San Paolo, non ha “capito l’amore” e la “tenerezza di Dio”.

L’atteggiamento è quello di chi pensa che Dio ami di un amore ‘astratto’ che “non mi tocca il cuore ed io mi arrangio nella vita come posso”: in questo atteggiamento “non c’è fedeltà”, ha osservato il Pontefice. Gerusalemme si è rivelata non fedele e si è “affidata a tanti idoli” che le “promettevano tutto” per poi abbandonarla.

La fedeltà di San Paolo nasce dal suo sentirsi “debole” e “peccatore” ma lui ha “la forza in quell’amore di Dio, in quell’incontro che ha avuto con Gesù Cristo”.

L’infedeltà di Gerusalemme e di molti cristiani, al contrario, sta nella non accettazione dell’amore di Gesù o nel patteggiare questo amore “secondo le proprie convenienze”.

Le domande che dobbiamo porci, ha detto il Papa, sono allora le seguenti: “io somiglio più a Paolo o a Gerusalemme? Il mio amore a Dio è tanto forte come quello di Paolo o il mio cuore è un cuore tiepido come quello di Gerusalemme?”.

Papa Francesco ha infine chiesto che “il Signore, per intercessione del beato Giovanni Paolo II, ci aiuti a rispondere a questa domanda”.