Debutta a Roma l'Osservatorio della Libertà Religiosa

Il sociologo Massimo Introvigne nominato coordinatore

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ROMA, giovedì, 21 giugno 2012 (ZENIT.org) - Dopo Stati Uniti, Canada e altri Paesi anche l’Italia si dota di un Osservatorio della Libertà Religiosa, con lo scopo di monitorare e contrastare le violazioni della libertà religiosa nel mondo, a cominciare dalle aree “a rischio” dove le minoranze sono perseguitate.

L’iniziativa è stata promossa dal Ministero degli Esteri e da Roma Capitale e sarà presentata la mattina del 28 giugno a Roma all’Associazione della Stampa Estera con un intervento dell’arcivescovo di Baltimora, William Lori, sui fondamenti della libertà religiosa e le minacce che oggi patisce anche in Occidente.

Il protocollo istitutivo dell’Osservatorio prevede la nomina da parte del Ministro degli Esteri e del sindaco di Roma di quattro membri e di un coordinatore. I quattro membri sono due diplomatici con una lunga esperienza di diritti umani, Diego Brasioli e Roberto Vellano, e due esponenti di organizzazioni non governative, Attilio Tamburrini, da anni principale redattore dei periodici rapporti sulla libertà religiosa dell’Aiuto alla Chiesa che Soffre, e Roberto Fontolan.

Come coordinatore il ministro degli Esteri Giulio Terzi e il sindaco di Roma Gianni Alemanno hanno scelto il sociologo torinese Massimo Introvigne, citando la sua esperienza del 2011 all’OSCE (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa), dove è stato Rappresentante per la lotta al razzismo e alla discriminazione contro i cristiani e i membri di altre religioni.

“Proprio la mia esperienza all’OSCE – spiega Introvigne – ha confermato il ruolo leader dell’Italia nel promuovere coalizioni che intervengono, talora pubblicamente e talora discretamente, quando la libertà religiosa è minacciata.

L’Italia, per esempio, ha dato un grande contributo nell’impedire che Asia Bibi, la madre di famiglia pakistana cristiana condannata a morte per una pretestuosa accusa di blasfemia, sia giustiziata.

L’Osservatorio darà sistematicità a questa azione come voce dei perseguitati religiosi che non hanno voce, a partire dai cristiani che ogni domenica in Nigeria rischiano la vita semplicemente andando a Messa”.