Di fronte all'Olocausto, il Papa grida: "Mai più Signore!"

Francesco prega al Muro del Pianto e rende omaggio alle vittime dell'antisemitismo allo Yad Vashem

Gerusalemme, (Zenit.org) Luca Marcolivio | 408 hits

Poche parole e molti significativi gesti hanno caratterizzato la visita di papa Francesco al Muro Occidentale di Gerusalemme e al Memoriale di Yad Vashem. Il Santo Padre è giunto presso il Muro Occidentale – più noto come Muro del Pianto – intorno alle 9 del mattino, accolto dal Rabbino Capo.

Dopo aver sostato alcuni minuti in preghiera davanti al Muro, il Pontefice vi ha deposto il proprio biglietto contenente la preghiera del Padre Nostro, da lui stesso scritta in spagnolo.

Ha poi scritto una dedica, sempre in spagnolo, sul Libro d’Onore del Muro Occidentale, recante le parole del Salmo 121: “Quale gioia quando mi dissero ‘Andiamo alla casa del Signore’. Ora i nostri piedi si fermano alle tue porte, Gerusalemme”. Ed ha aggiunto: “Con questi sentimenti di gioia verso i miei fratelli maggiori, sono venuto ora e ho chiesto al Signore la grazia della pace”.

Successivamente Francesco si è recato in auto al Monte Herzl, dove ha trovato ad aspettarlo il presidente israeliano Shimon Peres e il premier Benjamin Netanyahu. Il Papa ha depositato una corona di fiori presso il Mausoleo dove è custodita la tomba di Theodor Hertzl, fondatore del Movimento Sionista al Congresso di Basilea del 1897.

Subito dopo, su suggerimento del premier israeliano, ha avuto luogo un piccolo fuori-programma: la deposizione di una corona di fiori alla stele in memoria degli israeliani vittime del terrorismo.

In occasione della tappa successiva allo Yad Vashem, più che un vero discorso, papa Francesco ha pronunciato un’articolata e intensa preghiera interamente centrata sul radicale abbandono di Dio da parte dell’uomo, generatore di tragedie come quella dell’Olocausto.

Accolto dal presidente e dal direttore del Centro, il Papa ha percorso a piedi l’intero perimetro del Mausoleo, al cui ingresso ha incontrato nuovamente il presidente Peres e il premier Netanyahu, assieme al Rabbino Presidente dello Yad Vashem.

Dopo l’accensione della fiamma, la deposizione di una corona di fiori sul Mausoleo e la lettura di un brano dell’Antico Testamento, il Presidente del Centro ha fatto una breve presentazione introduttiva.

Ha preso poi la parola il Santo Padre ricordando come nell’Olocausto risuoni la domanda di Dio al Primo Uomo: “Adamo, dove sei?” (cfr Gen 3,9). Una domanda in cui “c’è tutto il dolore del Padre che ha perso il figlio”.

Sebbene conoscesse “il rischio della libertà” e sapesse che “il figlio avrebbe potuto perdersi”, forse nemmeno il Padre poteva immaginare “una tale caduta” e “un tale abisso”. Il suo grido “dove sei?”, quindi, “di fronte alla tragedia incommensurabile dell’Olocausto, risuona come una voce che si perde in un abisso senza fondo”.

Dio non riconosce più l’uomo, la più sublime delle sue creature, l’unica creata a sua immagine e somiglianza. “Chi sei diventato? – gli domanda - Di quale orrore sei stato capace? Che cosa ti ha fatto cadere così in basso?”.

Cosa può aver corrotto e sfigurato l’uomo? Non la “polvere del suolo” da cui egli è tratto, né l’“alito di vita” che Dio gli ha impresso, che è “cosa molto buona” (Gen 2,7).

“Chi ti ha contagiato la presunzione di impadronirti del bene e del male? – ha proseguito il Papa -. Chi ti ha convinto che eri dio? Non solo hai torturato e ucciso i tuoi fratelli, ma li hai offerti in sacrificio a te stesso, perché ti sei eretto a dio”.

E mentre Dio grida tutto il suo dolore per essere stato rinnegato, dalla terra, “si leva un gemito sommesso: Pietà di noi, Signore!”.

L’uomo è stato travolto da “un male quale mai era avvenuto sotto la volta del cielo (cfr Bar 2,2)” e solo Dio, con la sua misericordia può salvarlo da questa “mostruosità”.

“Signore onnipotente, un’anima nell’angoscia grida verso di te. Ascolta, Signore, abbi pietà! Abbiamo peccato contro di te. Tu regni per sempre (cfr Bar 3,1-2)”, ha detto ancora il Pontefice.

“Ricordati di noi nella tua misericordia – ha proseguito -. Dacci la grazia di vergognarci di ciò che, come uomini, siamo stati capaci di fare, di vergognarci di questa massima idolatria, di aver disprezzato e distrutto la nostra carne, quella che tu impastasti dal fango, quella che tu vivificasti col tuo alito di vita”.

In conclusione della sua invocazione, Francesco ha proclamato: “Mai più, Signore, mai più!”. E ha elevato la supplica finale: “Eccoci, Signore, con la vergogna di ciò che l’uomo, creato a tua immagine e somiglianza, è stato capace di fare. Ricordati di noi nella tua misericordia”.

In seguito il Papa ha salutato alcuni sopravvissuti all’Olocausto nazista, baciando loro le mani e fermandosi poi in preghiera con una di loro. Si è infine trasferito in auto al Centro Heichal Shlomo, sede del Gran Rabbinato di Israele.