"Di questo voi siete testimoni" (Lc 24,48)

L'omelia di monsignor Leuzzi al termine del pellegrinaggio degli universitari al Divino Amore

Roma, (Zenit.org) Lorenzo Leuzzi | 419 hits

Riportiamo di seguito l’omelia di monsignor Lorenzo Leuzzi, direttore dell’Ufficio della Pastorale Universitaria del Vicariato di Roma, in occasione della Santa Messa pronunciata stamattina al temine del pellegrinaggio notturno degli universitari al Santuario del Divino Amore.

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Cari amici, cari giovani,

abbiamo pellegrinato per tutta la notte. Siamo stanchi, ma pieni di gioia. Il Signore ci ha attesi ed ora vuole intrattenersi con noi, per illuminarci con la Sua Parola e sostenerci con il Pane della vita.

Durante la notte ci siamo chiesti: ma cosa mi dirà il Signore quando arriverò al Santuario? Cosa vorrà da me?

Una sola cosa: Di questo tu sei mio testimone. Sono le ultime parole di Gesù ai suoi discepoli prima di ascendere al cielo.

Forse siamo delusi di questa proposta! Forse siamo scettici! Ciascuno di noi ha il diritto di chiederGli con amicizia e simpatia: Signore, come posso essere tuo testimone se Tu te ne vai? Se tu ci lasci soli? Vuoi che io sia parte di una comunità di un fondatore religioso che da quasi duemila anni è asceso in cielo?

Tu credi che io possa dare la mia vita per un fondatore religioso, sia pure bravo, interessante, affascinante? E’ questa la sorpresa che Maria ci propone?

Cari amici,

se tutto si riducesse a fare una nuova esperienza religiosa, affascinante perché notturna, il nostro camminare sarebbe stato insignificante per la nostra esistenza.

Invece il Signore nella notte ci ha formati, ci ha liberati, ci ha irrobustiti nelle forze fisiche, perché Lui è stato con noi, nel silenzio della notte, per chiederci un impegno impensabile per la nostra mente: tu sarai segno della mia presenza visibile nella storia.

Ci chiede non di aderire a un gruppo sociale, religioso, politico, ma di entrare nel santuario del Dio vivente, di prendere parte della stessa vita di Dio. È questo ciò che ci chiede il Signore Gesù!

Ma tu ci credi? Credi che nel giorno del battesimo sei entrato nel nuovo Santuario costruito non da mani d’uomo, ma dal sangue di Cristo?

In questa alba della Solennità dell’Ascensione, nell’Anno della Fede, siamo qui nel Santuario di Maria per passare anche noi, con Lei, dal santuario costruito dalle nostre mani al santuario donatoci da Dio in Cristo Gesù. È questa la nostra fede, questa è la certezza della nostra esistenza: la nostra vita è ormai in Cristo, nascosta in Lui, ma pienamente inserita nel tempo e nello spazio.

Torniamo a casa liberi dalla preoccupazione di dover cercare con tutte le nostre forze l’amore di Dio: perché lo abbiamo trovato nel santuario di Maria. In Lei abbiamo scoperto che il nuovo santuario è il Corpo di Cristo, che è la Chiesa, nel quale si entra per la porta della fede che è il Battesimo.

Cari amici,

non cerchiamo il nostro dio, non cerchiamo i fondatori religiosi, non cerchiamo di conoscere a tutti i costi i tempi della nostra esistenza: cerchiamo solo Lui, il Signore Risorto che è presente nella Sua Chiesa.

Nella mia lettera di maggio agli universitari ho voluto ricordare il cammino di conversione di Paolo: dall’amore condizionato di dio nella Legge, all’amore incondizionato di Dio nel sangue di Gesù. In questo santuario, come in tutte le chiese, il vero santuario è il Corpo di Cristo vivente dove l’amore di Dio precede e accompagna la nostra fede. Noi siamo entrati nel santuario dell’amore incondizionato di Dio!

Torniamo a casa pieni di gioia. Siamo entrati nel santuario del dio vivente e Lui ci ha trasformati per il dono dello Spirito Santo in pietre vive del Corpo di Cristo. Questo il mistero della nostra fede, della nostra esistenza.

Tu vuoi accogliere questo dono? Voi lasciarti riempire della Sua presenza? Allora sarai Suo testimone, strumento della sua presenza del mondo!

Cari giovani, non abbiate paura di seguire il Risorto: “è degno di fede  colui che ha promesso” (Eb 10,23). La giovinezza sarà davvero il tempo della gioia, perché sarà costruita sulla speranza che non delude.

Di queste cose noi siamo testimoni!