Dialogo, formatività e creatività

Una lettura contemporanea

Roma, (Zenit.org) Giovanni Patriarca | 357 hits

Nel momento in cui ci si apre veramente all´esterno, si percepisce non soltanto l’alterità in una prospettiva interpersonale ma si offre un servizio alla stessa ragione che diventa formativa e creatrice in un scambio relazionale continuo.

Il dialogo costruisce i ponti ed è un volano per una riflessione positiva togliendoci, attraverso l´esercizio della mitezza, da una sorta di isolamento a cui, impropriamente e molto spesso, ci autocondanniamo:

Perché se noi siamo isolati in noi stessi, abbiamo soltanto quello che abbiamo, non possiamo crescere culturalmente; invece, se noi andiamo a trovare altre persone, altre culture, altri modi di pensare, altre religioni, noi usciamo da noi stessi e incominciamo quell’avventura tanto bella che si chiama “dialogo”. Il dialogo è molto importante per la propria maturità, perché nel confronto con l’altra persona, nel confronto con le altre culture, anche nel confronto sano con le altre religioni, uno cresce: cresce, matura.[1]

La persona realizza se stessa in un processo formante e “rivelatore”[2] proiettando le sue visioni oltre il proprio spazio in un processo mutuo di recettività e attività[3]. Questo aspetto è la caratteristica principale dell’azione umana che è, per sua natura, creativa, progettuale, formativa:  

Ogni operazione umana è sempre formativa, e anche un’opera di pensiero e un’opera pratica richiedono l’esercizio della formatività. Un’azione virtuosa deve essere inventata come quella che è richiesta dalla legge morale in quella determinata circostanza e deve essere eseguita e realizzata con un movimento che insieme inventa il modo migliore per attuarla; nel porre e risolvere un problema, nel dedurre da un principio le conseguenze, nel condurre una dimostrazione, nel connettere ragionamenti in un complesso sistematico, bisogna compiere ed eseguire movimenti di pensiero e con atto d’invenzione scoprire quelli che la ragione richiede nel determinato caso, e formulare espressamente i pensieri.”[4] 

In questo sforzo razionale non si è isolati ma ci nutriamo di altri contributi speculativi che si arricchiscono continuamente in una „osmosi costruttiva“ che ha come radice il bene comune e un´apertura antipregiudizale, una disponibilità, un´umiltà propositiva nel processo di comprensione, condivisione e sviluppo delle idee e delle possibili soluzioni:

Il dialogo tra le generazioni, il dialogo nel popolo, perché tutti siamo popolo, la capacità di dare e ricevere, rimanendo aperti alla verità. Un Paese cresce quando dialogano in modo costruttivo le sue diverse ricchezze culturali: la cultura popolare, la cultura universitaria, la cultura giovanile, la cultura artistica e la cultura tecnologica, la cultura economica e la cultura della famiglia, e la cultura dei media, quando dialogano. È impossibile immaginare un futuro per la società senza un forte contributo di energie morali in una democrazia che rimanga chiusa nella pura logica o nel mero equilibrio di rappresentanza di interessi costituiti.[5]

Da un punto di vista prettamente sociale, inoltre, la dedizione “dialogica”, la motivazione “polivalente” e la predisposizione creativa sono paradigmi psicologici fondamentali[6] per la comprensione delle circostanze e delle reali necessità, per un’analisi dei rischi e delle opportunità, per un impegno duraturo ed efficace, per una responsabilizzazione dell’azione[7]:

Esiste anche una tensione bipolare tra l’idea e la realtà. La realtà semplicemente è, l’idea si elabora. Tra le due si deve instaurare un dialogo costante, evitando che l’idea finisca per separarsi dalla realtà. È pericoloso vivere nel regno della sola parola, dell’immagine, del sofisma. Da qui si desume che occorre postulare un terzo principio: la realtà è superiore all’idea. Questo implica di evitare diverse forme di occultamento della realtà: i purismi angelicati, i totalitarismi del relativo, i nominalismi dichiarazionisti, i progetti più formali che reali, i fondamentalismi antistorici, gli eticismi senza bontà, gli intellettualismi senza saggezza.[8]

Come già A. Schumpeter[9], da una prospettiva prettamente economico-imprenditoriale, e, più recentemente, H. A. Simon[10], M. Czikszentmihalyi[11] hanno enfatizzato: l´ impegno reale, la creatività in atto e il desiderio di miglioramento hanno un impatto dirompente influendo positivamente, grazie alla loro natura multidisciplinare, sia a livello sociale che cognitivo[12] portando ad una matura conoscenza di se stessi e degli altri.

Questa “propensione positiva” si alimenta soltanto in una libertà strettamente collegata al rispetto e alla responsabilità[13] dove le forze morali non sono delegittimate[14], i diritti umani fondamentali protetti[15] e la dedizione personale e sociale è apprezzata e ammirata[16]:

In questo modo, si rende possibile sviluppare una comunione nelle differenze, che può essere favorita solo da quelle nobili persone che hanno il coraggio di andare oltre la superficie conflittuale e considerano gli altri nella loro dignità più profonda. Per questo è necessario postulare un principio che è indispensabile per costruire l’amicizia sociale: l’unità è superiore al conflitto. La solidarietà, intesa nel suo significato più profondo e di sfida, diventa così uno stile di costruzione della storia, un ambito vitale dove i conflitti, le tensioni e gli opposti possono raggiungere una pluriforme unità che genera nuova vita. Non significa puntare al sincretismo, né all’assorbimento di uno nell’altro, ma alla risoluzione su di un piano superiore che conserva in sé le preziose potenzialità delle polarità in contrasto.[17]

Nell´accettazione della propria natura (e dei propri limiti) non solo ci si apre ad istanze superiori ma si arriva a comprendere pienamente che, oltre ai diritti, l’esistenza si contraddistingue per obbligazioni e doveri[18] in una prospettiva strutturalmente etica. Parafrasando una espressione cara al filosofo polacco Tatarkiewiecz, la pura techne trova il suo compimento in una più sofisticata poeisis[19].

Non si può´, ad ogni modo, negare che anche in un contesto di assetti politici democratici vi è comunque il rischio di una degenerazione (totalitaria) se non si sa discernere con prudenza[20] e riconoscere il valore, la dignità e la grandezza della persona considerata nella sua essenza senza alcun riduzionismo ideologico:

L'altezza di questa vocazione soprannaturale rivela la grandezza e la preziosità della vita umana anche nella sua fase temporale. La vita nel tempo, infatti, è condizione basilare, momento iniziale e parte integrante dell'intero e unitario processo dell'esistenza umana. Un processo che, inaspettatamente e immeritatamente, viene illuminato dalla promessa e rinnovato dal dono della vita divina, che raggiungerà il suo pieno compimento nell'eternità (cf. 1 Gv 3, 1-2). Nello stesso tempo, proprio questa chiamata soprannaturale sottolinea la relatività della vita terrena dell'uomo e della donna. Essa, in verità, non è realtà «ultima», ma «penultima»; è comunque realtà sacra che ci viene affidata perché la custodiamo con senso di responsabilità e la portiamo a perfezione nell'amore e nel dono di noi stessi a Dio e ai fratelli.[21]

Molto spesso, anche con un certo disincanto e una malcelata disillusione, si ha l´impressione che il progetto comune ed intergenerazionale alla costruzione pacifica della società e del bene comune è estremamente limitato se non osteggiato da alti livelli di burocrazia (e il suo carico di follie kafkiane), pratiche di corruzione[22], barriere all’accesso alla conoscenza, con una imperfetta e frustrante allocazione del capitale umano e un immotivato disprezzo del merito e del talento.  

Alcuni di questi aspetti sono già stati motivo di riflessioni acute ad opera dei pensatori russi della diaspora durante l´era sovietica[23] che, con una speculazione filosofica bifocale, specialmente vivida in N. Berdiaev[24], non esitavano a criticare l’ateismo di stato nel loro paese quanto il crescente depauperamento e annichilimento dei valori nelle nazioni democratiche indifferenti al vero concetto e significato di Bene e Male e ripiegate in un immanentismo indifferente senza una progettualità che guardi oltre la contingenza:

Vi è una tensione bipolare tra la pienezza e il limite. La pienezza provoca la volontà di possedere tutto e il limite è la parete che ci si pone davanti. Il “tempo”, considerato in senso ampio, fa riferimento alla pienezza come espressione dell’orizzonte che ci si apre dinanzi, e il momento è espressione del limite che si vive in uno spazio circoscritto. I cittadini vivono in tensione tra la congiuntura del momento e la luce del tempo, dell’orizzonte più grande, dell’utopia che ci apre al futuro come causa finale che attrae. Da qui emerge un primo principio per progredire nella costruzione di un popolo: il tempo è superiore allo spazio.[25]

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NOTE

[1] Francesco, Discorso agli studenti e ai professori del Collegio "Seibu Gauken Bunri Junior High School" di Tokyo, 21-08-2013, www.vatican.va

[2] L. Pareyson, Existence, Interpretation, Freedom. Selected Writings, edited by P.D. Burgio, Davies Group Publishers,  Aurora- CO 2009,  pg. 145.

[3] Cfr. P. Caravetta, “Form, Person and Inexhaustible Interpretation: Luigi Pareyson, Existence, Interpretation, Freedom” , Parrhesia, n. 12-2010, pg. 101.

[4] L. Pareyson, Estetica. Teoria della Formatività, Bompiani, Milano 2002 pg. 23.

[5] Francesco, Incontro con la classe dirigente del Brasile, Teatro Municipale, Rio de Janeiro 27-07-2013 www.vatican.va

[6] Cfr. F. H. Knight, “Economic Psychology and the Value Problem”, The Quarterly Journal of Economics, (1925) 39 (3): pg. 372-409.

[7] “ The term Human Capital calls attentions to act of insight such as the enterpreuneur noticing significant points that others fail to see: it thus stresses intellectual skills. But while many people have bright ideas, only some of them have the other  qualities necessary for entrepreneurship – the moral qualities, such as boldness, leadership, know-how, tolerance for risk, sound practical judgement, executive skills, the ability to inspire trust in others, and realism.” .” M. Novak, “Economics as Humanism”, First Things, October 1997. www.firstthings.com

[8] Francesco, Evangelii Gaudium, n. 231.

[9] Cfr. C. Horneber, Der creative Enterpreneur. Eine empirische Multimethode-Studie, Springer, Wiesbaden 2013, specialmente i cap. I-II-III-IV.

[10] Si legga H. A. Simon, Models of Discovery, Riedel, Dordrecht 1977 o il celebre articolo: H.A. Simon, “Rational choice and the structure of the environment”, Psychological Review, 1963(2), 129–138.

[11] Cfr. M. Csikszentmihalyi, Creativity : Flow and the Psychology of Discovery and Invention. Harper Perennial, New York 1996.

[12] Cfr. S. Dasgupta, “Multidisciplinary Creativity: the Case of H.A. Simon”, Cognitive Science, vol. 27, issue 5 (2003), pg. 683-707.

[13]„Freiheit darf nicht zu einem Götzendienst werden, ohne Verantwortung, ohne Bindung, ohne Wurzeln. Die Verbindung zwischen Freiheit und Verantwortung bedarf vielmehr der Ordnung“,  L. Erhard, „Freiheit und Verantwortung. Ansprache vor dem Evangelischen Arbeitskreis der CDU. 2 Juni 1961“ in O. Schlecht, Ordnungspolitik für eine zukunftfähige Marktwirtschaft. Orientirungen und Handlungsempfehlungen, FAZ Verlag, Frankfurt am Main 2001, pg. 18.

[14] Cfr. D. R. Lee, “Liberty and Individual Responsibility”, The Freeman, vol. 37 Issue 4, April 1987.

[15] Cfr. W. Eucken, Grundlage der Nationalökonomie, Springer, Berlin 1965, especially pg. 239.

[16] Cfr. W. Röpke, Civitas Humana. Grundfrage der  Gesellschafts- und Wirtschaftsreform, Rentsch, Erlenbach 1949.

[17] Francesco, Evangelii Gaudium, n. 228.

[18] “Unsere Fähigkeit zur Verantwortung ist somit nicht etwas, das durch Philosophen, Politiker oder Geistliche quasi von außen in unser Leben hineingebracht würde, sie gehört vielmehr zum Grundbestand des Humanum. Wir verlieren uns selbst, wenn wir diesem Prinzip nicht zu folgen vermögen.“ J. Gauck, Freiheit. Ein Plädoyer, Kösel Verlag, Munich 2012, pg. 36.

[19] Cfr. W. Tatarkiewicz, A History of Six Ideas: an Essay in Aesthetics, Martinus Nijhoff, The Hague, 1980, pg. 244.

[20] “Prudence shapes and informs our ability to deliberate over available alternatives, to determine what is most fitting to a specific context and to act decisively. Exercising this virtue often requires the courage to act in difense of moral principles when making decisions about how to build a society of justice and peace.” United States Conference of Catholic Bishops, Forming Conciences for Faithful Citizenship. A Call to Political Responsability, USCCB, Washington D.C., 2007 n. 19.

[21] Giovanni Paolo II, Evangelium Vitae, n. 2

[22] “Se la corruzione è un grave danno dal punto di vista materiale e un enorme costo per la crescita economica, ancora più negativi sono i suoi effetti sui beni immateriali, legati più strettamente alla dimensione qualitativa e umana della vita sociale.” Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, La Lotta contro la corruzione, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2006, n. 4.

[23] Cfr. J. Meyendorff, Witness to the World, Saint Vladimir’s Seminary Press, Yonkers N.Y., 1987.

[24] Cfr. N. Bordiaev, Un nouveau Moyen Âge. Réflexions sur les destinées de la Russie et l'Europe, Plon, Paris 1927, pg. 243.

[25] Francesco, Evangelii Gaudium, n. 222.