Diamo "fastidio" al Signore

Nella Messa a Santa Marta, il Papa esorta a pregare con insistenza, chiedendo a Dio di ascoltare i nostri bisogni, nella certezza che li esaudirà sempre, in tempi che non conosciamo

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) Salvatore Cernuzio | 532 hits

Non sarà bello da dire, ma quando preghiamo Dio dobbiamo farlo fino a dargli “fastidio”. Dobbiamo bussare alla Sua porta fino a “disturbarlo”, sempre certi che non ci sarà neanche una richiesta che Egli ignorerà. Il Papa è convinto di questo e lo afferma chiaramente nella sua omelia di oggi nella Messa a Santa Marta: “Non so se forse questo suona male, ma pregare è un po’ dare fastidio a Dio, perché ci ascolti”. 

Dobbiamo “attirare gli occhi, attirare il cuore di Dio verso di noi…”, dice il Papa, come l’amico che disturba a mezzanotte per cercare cibo, o la vedova con il giudice corrotto, o ancora come i lebbrosi che gridavano a Gesù: Se tu vuoi, puoi guarirci!, e il cieco di Gerico che più viene zittito, più alza la voce. Questi personaggi del Vangelo hanno pregato ostinatamente e “lo hanno fatto con una certa sicurezza”, osserva il Santo Padre. Al contrario di noi, cristiani un po’ pigri, che quando preghiamo, pensiamo: “Io dico questo bisogno, lo dico al Signore una, due, tre volte, ma non con tanta forza. Poi mi stanco di chiederlo e mi dimentico di chiederlo”.

La vedova, i ciechi, i lebbrosi, l’amico ‘notturno’, invece, – sottolinea Bergoglio – “gridavano e non si stancavano di gridare”. In fin dei conti, è Gesù stesso che “ci insegna a pregare” in questo modo, dicendo ‘chiedete’ e ‘bussate alla porta’. “E chi bussa alla porta – ribadisce il Papa - fa rumore, disturba, dà fastidio”.

L’insistenza è quindi, secondo Francesco, il requisito primario della preghiera. e va di pari passo con un’altra caratteristica: la “certezza”. La stessa dei due non vedenti del Vangelo di oggi, i quali - ricorda il Santo Padre – “si sentono sicuri di chiedere al Signore la salute”; tanto che, quando Gesù domanda loro se veramente credano che li possa guarire, non esitano a rispondere: “Sì, Signore, crediamo! Siamo sicuri!”. 

La preghiera, dunque, “ha questi due atteggiamenti – evidenzia Bergoglio - è bisognosa ed è sicura”. È bisognosa “quando noi chiediamo qualcosa: Ho questo bisogno, ascoltami, Signore. Ed è “vera”, “sicura”, quando diciamo: Ascoltami! Io credo che tu possa farlo perché tu lo hai promesso. “Con questa sicurezza – insiste il Vescovo di Roma – noi diciamo al Signore i nostri bisogni, ma sicuri che lui possa farlo”, pronti a rispondere un “sì” sincero a Cristo qualora ci domandasse: Tu credi che io possa fare questo?.

“Lui può farlo”, afferma il Papa. “Quando lo farà, come lo farà non lo sappiamo”, intanto “questa è la sicurezza della preghiera. Il bisogno di dire con verità al Signore: Sono cieco. Ho questo bisogno. Ho questa malattia. Ho questo peccato. Ho questo dolore…”. L’importante è dire “sempre la verità, come è la cosa”. E Lui, assicura Bergoglio, “sente che noi chiediamo il suo intervento con sicurezza”.

Il compito di oggi è dunque riflettere “se la nostra preghiera è bisognosa ed è sicura”. “Bisognosa – conclude il Papa - perché diciamo la verità a noi stessi, e sicura, perché crediamo che il Signore possa fare quello che noi chiediamo”.