Dibattute in una conferenza stampa le nuove sfide della Liturgia

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CITTA’ DEL VATICANO, venerdì 2 aprile 2004 (ZENIT.org).- Il Concilio Vaticano II, e soprattutto la Costituzione liturgica non è né tradizionalista né progressista. Il processo di secolarizzazione, l’urgenza dell'evangelizzazione, il rapporto con la spiritualità e con la dimensione antropologica, sono le sfide a cui la Liturgia deve far fronte.



Così Monsignor Domenico Sorrentino, Segretario della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, ha presentato il 2 di aprile in Sala Stampa Vaticana il volume “Spiritus et Sponsa”, Atti della Giornata Commemorativa del XL della Sacrosanctum Concilium (Roma, 4 dicembre 2003).

“Troppe volte - ha precisato il prelato - il Concilio Vaticano II appare, nell’immaginario collettivo, con un senso di novità troppo marcata, con diversi e talvolta opposti giudizi di tipo tradizionalista o progressista”.

“Il ritrovare, in questo volume, - ha continuato - la connessione tra la Costituzione conciliare sulla liturgia e un documento che lo ha preparato molti decenni prima - il Motu Proprio tra le sollecitudini di Pio X - aiuta a cogliere la tradizione ecclesiale come sviluppo organico, garantito dall’azione trascendente dello Spirito di Dio”.

Sorrentino ha ricordato come “la liturgia ha sempre un ruolo di primo piano” nella testimonianza di Giovanni Paolo II in qualità di Pastore pellegrino del mondo.

Guardando alla sfide che la Chiesa deve affrontare, anche dal punto di vista della liturgia, il prelato ne ha indicate almeno tre: “La prima è il processo di secolarizzazione che avanza, pur tra alterne vicende, obbligando la liturgia a fare più decisamente i conti con l’urgenza dell’evangelizzazione”, ha detto Sorrentino.

Suggerendo così una catechesi e una “pastorale, nella linea di ciò che i Padri chiamavano ‘mistagogia’, il cammino che va dal segno al mistero”.

“Una seconda sfida è quella della spiritualità” ha rilevato il prelato, ed ha parlato ad esempio del “fascino esercitato dai metodi di meditazione orientale”. “La liturgia è azione” - ha precisato Sorrentino – ma “il senso di questa azione di Cristo è azione contemplativa: è il volgersi di Cristo verso il Padre”.

Per questo - ha continuato il prelato – “il Papa insiste sulla necessità di far crescere, nella preghiera liturgica, l’esperienza del silenzio" ed esorta a “collegare la preghiera propriamente liturgica con i pii esercizi e la pietà popolare”.

Monsignor Sorrentino è convito che: “L’anno del Rosario, facendo riscoprire il carattere cristologico e contemplativo di questa preghiera mariana, è andato appunto in questa direzione”.

La terza sfida è il rapporto della liturgia con il vissuto dell’uomo. “La problematica liturgica - come dimostra in questo volume il contributo del Cardinal George è connessa con la dimensione antropologica”, ha precisato il prelato.

“Il Dio biblico - ha concluso Sorrentino - è certo il Dio tre volte Santo, ma è anche il Dio dell’incarnazione, inserito profondamente nella storia dell’uomo”.