Dichiarazione di Lione: “Media per una Cultura di Pace”

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LIONE, mercoledì, 9 novembre 2005 (ZENIT.org).- “Un cambiamento fondamentale nel modo in cui comunichiamo attraverso i media per contribuire ad un mondo di pace, rispetto e solidarietà” è stato richiesto dai membri di SIGNIS , riuniti in occasione del loro Congresso Mondiale a Lione (4-11 novembre 2005), in una Dichiarazione dal titolo “Media per una Cultura di Pace”.



SIGNIS è una ONG creata nel novembre del 2001 che conta membri in 140 Paesi del mondo e che come “Associazione Cattolica Mondiale per la Comunicazione” riunisce i professionisti di radio, televisione, cinema, video, educazione ai media, Internet e nuove tecnologie.

Di seguito pubblichiamo il testo della Dichiarazione diffusa al termine della Conferenza Pubblica sui Media al Servizio di una Cultura della Pace (5-6 Novembre), uno degli eventi paralleli promossi nel contesto del Congresso Mondiale in corso a Lione.

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Noi, professionisti dei media e cittadini,
cristiani e membri dell’Associazione Cattolica Mondiale per la Comunicazione (SIGNIS), riuniti a Lione,

chiediamo un cambiamento fondamentale nel modo in cui comunichiamo attraverso i media basato sulla nostra capacità di vivere insieme contribuendo ad un mondo di pace, rispetto e solidarietà.

All’inizio del XXI secolo, è necessario sviluppare una cultura di pace per rispondere alle speranze di pace espresse dai popoli del mondo. Essi devono affrontare la violenza derivante dalla mancanza di rispetto per la dignità di ogni persona umana. Tale mancanza di rispetto ha molte cause: in primo luogo fame e ingiustizie strutturali, nazionalismo, conflitti etnici e religiosi, terrorismo e guerre.

Ricordiamo
che la pace non è l’assenza di conflitti. Un conflitto può essere spesso la via verso un mondo di maggiore solidarietà e giustizia. La pace è un modo per risolvere i conflitti, non secondo la forza del potere, ma rispettando le norme accettate a livello internazionale, la regola della legge e del negoziato, allo scopo di raggiungere la pienezza di vita per ciascuno.

Siamo convinti
del fatto che in ogni essere umano ci sia un profondo desiderio di pace. Per noi, la pace è un dono di Dio che dobbiamo accogliere. “Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio”. Abbiamo la capacità di realizzare la pace. Nel mondo, gente di ogni Paese, di ogni condizione, di ogni fede o di nessuna, sta lavorando, soffrendo e dando la propria vita per la pace.

Dichiariamo e sottolineiamo
che oggi la pace coinvolge necessariamente i media. I media di informazione e quelli popolari e di intrattenimento hanno la capacità di essere mediatori. Come mezzi di comunicazione, il loro obiettivo fondamentale è quello di contribuire alla comprensione e alla solidarietà reciproche. Viviamo sempre di più in società pluraliste e multiculturali. Questa situazione può provocare incomprensioni e paure. I media possono aiutarci a vivere insieme in pace, rendendoci capaci di accettare ed abbracciare la diversità di identità, dando riconoscimento sociale a gruppi e comunità diversi. I media possono anche fallire nelle loro responsabilità, favorendo la violenza attraverso il rafforzamento delle identità settarie, sensazionalizzando, stereotipizzando o fomentando l’odio.

E’ per questo che,
insieme ad altri che stanno contribuendo alla cultura della pace, ci stiamo impegnando a realizzare i seguenti obiettivi:

1. Lavorare per aiutare lo sviluppo della capacità dei media di mettere individui, gruppi e popoli in comunicazione tra loro
a. per aiutare a sviluppare la capacità del pubblico, e soprattutto dei giovani, di acquisire un atteggiamento attivo, una distanza critica e la libertà di fornire giudizi informati sui media. Questa dovrebbe essere una priorità fondamentale.
b. per promuovere ritratti giusti e veritieri di gruppi diversi nella società e dare a tutti, soprattutto ai Paesi e ai popoli più poveri, la possibilità di partecipare pienamente al processo di comunicazione.
c. per fornire uno spazio per il dialogo inter-religioso e interculturale e il dibattito democratico.
d. per sostenere uno standard etico che affermi consistentemente la dignità di ogni persona nel mondo in cui viene ritratta.
e. per essere attenti alla forza emotiva dei suoni e soprattutto delle immagini: in base al modo in cui sono create e divulgate possono portare all’ansia così come alla simpatia, al voyeurismo come alla solidarietà.

2. Sostenere l’indipendenza dei media in situazioni conflittuali.
a. Essere solidali con quanti lavorano per costruire la libertà d’espressione e i diritti umani.
b. Incoraggiare i media a rispettare il pubblico dando informazioni serie e approfondite, senza cedere alla varie forme di censura economica e politica e ad altre pressioni.

3. Essere attenti al ruolo dei media nei conflitti.
a. Cercare di conoscere e capire le cause degli eventi.
b. Esporre ingiustizie strutturali o di altro tipo.
c. Essere consapevoli del modo in cui vengono coperti gli eventi violenti e dell’impatto sull’opinione pubblica, ed incoraggiare un approccio che eviti di insinuare che la violenza è un modo normale di risolvere i conflitti.

Come professionisti dei media e cristiani, contribuendo ad una cultura di pace, ci vogliamo impegnare ad essere la voce dei senza voce e il volto di quanti non lo hanno. Ciò richiederà coraggio e il fatto di dover affrontare dei rischi per rendere un servizio profetico, come hanno fatto molti professionisti dei media che continuano a subire opposizioni e violenza. Molti di loro hanno perso la propria vita. Promuovere la cultura della pace è un modo per onorare la memoria del loro sacrificio.

[Traduzione del testo originale in francese realizzata da ZENIT]