Dieci anni di "Progetto Chiesa Moldava"

L'iniziativa missionaria del Rinnovamento nello Spirito Santo

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di Luca Marcolivio

RIMINI, mercoledì, 1 maggio 2012 (ZENIT.org) – La 35° Convocazione nazionale del Rinnovamento nello Spirito Santo, nel 40° anniversario della fondazione, coincide con il decennale del Progetto Chiesa Moldava, la più importante opera apostolica del movimento fuori dai confini italiani.

L’iniziativa partì nel 2002, a seguito della richiesta di collaborazione da parte del vescovo di Chisinau, monsignor Anton Cosa: il Rinnovamento nello Spirito ha così avviato la sua opera di evangelizzazione e formazione cristiana in uno dei paesi più poveri d’Europa. Lo stesso anno il Progetto Chiesa Moldava riceveva la benedizione del beato Giovanni Paolo II, nel corso di un’udienza privata in cui il pontefice polacco ricevette monsignor Cosa e i membri del Rinnovamento.

Nel corso di questi dieci anni si sono tenuti campi missionari estivi, iniziative di formazione, in particolare per i futuri seminaristi e un progetto ulteriore, L’arte a servizio dell’uomo, una serie di iniziative artistiche che prevedono la presenza in Italia di affermati artisti moldavi, popolari nel loro paese, che hanno offerto il loro contributo artistico a sostegno del progetto.

Alle attività di formazione sacramentale si affiancano attività “secolari”, dal laboratorio di uncinetto al decoupage. In Moldavia ancora non esiste un seminario, pertanto, di grande utilità sono risultato i ritiri estivi per giovani aspiranti sacerdoti, affiancati da incontri vocazionali, in particolare nelle parrocchie della zona di Chisinau.

“La Chiesa Moldava è una realtà ancora giovane – spiega a Zenit, Bruna Pernice, consigliere nazionale per le missione di RnS e referente del Progetto – e sconta molte carenze, dovute anche a tanti anni di comunismo. Alla povertà materiale, si aggiunge quindi una diffusa povertà spirituale, un deficit di speranza”.

Il Progetto Chiesa Moldava è stato reso possibile grazie all’abnegazione e allo zelo apostolico di molti laici che hanno lasciato tutto per portare Cristo in una terra di frontiera piena di mille incognite. Chiunque sia andato, però, assicura la signora Pernice, è sempre tornato con la gioia nel cuore.

“In Moldavia si sono recate persone di tutte le età – spiega la referente del Progetto – giovani, meno giovani, interi nuclei familiari. Una sorella del Rinnovamento è rimasta lì 3 anni ma c’è una famiglia che vi ha trascorso 5 anni”.

L’obiettivo del Progetto Chiesa Moldava non è tanto quello di portare il Rinnovamento nello Spirito nel paese, quanto quello di fortificare la chiesa locale. Sono comunque nati due gruppi di RnS che ne vivono pienamente il carisma.

“Quando si visita la Moldavia – prosegue Bruna Pernice – l’impatto è simile a quello con gli altri paesi dell’Europa dell’Est. La povertà non è immediatamente visibile ma basta andare nei quartieri periferici e fuori mano per constatare evidenti forme di degrado e marginalità sociale. Le disuguaglianze sociali sono molto marcate e purtroppo in aumento e i pochi ricchi tendono ad ostentare il loro benessere”.

In Moldavia sono ancora molto diffuse le baraccopoli e in interi quartieri l’elettricità va razionata. “D’inverno – spiega ancora Pernice – le temperature scendono a -20°C e allora, per scaldarsi, la gente deve rinunciare all’illuminazione e alla cottura dei cibi”.

“Molti bambini non vanno a scuola – aggiunge - non perché non vogliano ma perché i genitori non sono in grado nemmeno di pagare loro i testi scolastici. Le famiglie che stanno meglio sono quelle che hanno almeno un parente (di solito la madre) all’estero: le rimesse degli emigrati aiutano molto. Tra gli utenti delle mense per poveri, ci sono anche persone colte e con elevati titoli di studio”.

Tra i moldavi, il rapporto con la fede è pieno di chiaroscuri. “Anni di dittatura comunista – afferma la referente del Progetto - hanno provato ad estirpare le religiosità del popolo, ma senza successo. Il degrado sociale e umano spesso porta ad indurimento del cuore e alcuni rimangono sorpresi e diffidenti della generosità dei nostri missionari. Si chiedono: per quale tornaconto?”.

Nel complesso, tuttavia, la risposta è piuttosto calorosa. “Molti di loro – spiega Bruna Pernice - ci accolgono come se da tutta la vita non attendessero altro. Chi tra loro è credente, quasi sempre, ha una fede molto forte. I bisogno di speranza ce l’hanno davvero tutti”.
“Una volta, dopo una veglia di preghiera, una signora anziana ci disse: ‘erano anni che aspettavo un momento come questo, sono così felice che potrei morire anche ora’”.

Un aspetto della missione che colpisce profondamente gli evangelizzatori italiani è la visita alle famiglie povere. “Un giorno, una ragazza – racconta Bruna Pernice – rimase così scossa che perse l’appetito per una giornata intera. Si incontra un degrado che è aggravato dalla solitudine di tante persone, a differenza, ad esempio, dell’Africa dove, anche nella miseria, c’è un fortissimo senso della comunità”.

Al momento del ritorno in Italia i missionari laici cambiano radicalmente la loro prospettiva di vita, acquisendo “visione più ampia dell’uomo”, afferma Pernice. “Conoscere la realtà della Moldavia – aggiunge – fa constatare che si sono molte differenze tra gli esseri umani di tutto il mondo ma nessuno è superiore ad un altro”.

“Come affermava Giovanni Paolo II nella Redemptoris Missio, la missione che Gesù Cristo ha affidato alla Chiesa è ancora lontana dal suo compimento. Il nostro contributo è molto piccolo, la classica goccia nel mare, ma sappiamo quanto ogni goccia sia fondamentale”, conclude la responsabile del Progetto Chiesa Moldava.

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