Diego Alves: "Così la Vergine mi accompagna in ogni partita"

Il portiere brasiliano del Valencia racconta la sua forte devozione per la Vergine di Aparecida, tanto da farsela disegnare sui guantoni. Ma non è lunico calciatore ad avere fede in Dio...

Roma, (Zenit.org) Federico Cenci | 508 hits

C’è un ragazzo, a Valencia, di professione portiere di una squadra di calcio, che indossa dei guantoni speciali. Ci para i rigori con una frequenza straordinaria, ci respinge gli stereotipi che solitamente vengono affibbiati ai calciatori. Soprattutto, ci ha fatto disegnare sopra l’immagine della Vergine di Aparecida, patrona del Brasile.

È proprio dal Brasile, infatti, che proviene questo ragazzo ventottenne con origini italiane, precisamente di Rovigo. Si chiama Diego Alves ed è considerato uno dei portieri più forti a livello internazionale, tanto da ritagliarsi un posto stabile nel giro della selezione verdeoro e da entrare nelle mire del Barcellona.

Cresciuto in una scuola calcio di Rio de Janeiro, la Clube de Regatas RP, passa al Botafogo-SP e fa così bene da essere prelevato, nel 2004, dall’Atletico Mineiro. Dopo aver contribuito a riportare la sua squadra nell’elite del calcio brasiliano, nel giugno 2007 Diego Alves si trasferisce in Spagna, all’Almeria. Sebbene accolto da un diffuso scetticismo, conquista rapidamente la fiducia dei suoi tifosi. E le attenzioni dei grandi club. Nel 2011 viene ingaggiato dal Valencia, dove ha modo di accrescere la sua esperienza e la sua fama di pararigori. Da quando è in Spagna, ha neutralizzato 12 dei 24 calci dagli undici metri che gli sono stati assegnati contro. Ossia la metà, una percentuale sorprendente e ad oggi senza pari.

La sua fama, tuttavia, se l’è conquistata anche per le caratteristiche extra-campo. Dicevamo della sua lontananza dagli stereotipi. Ebbene, Diego Alves è noto nel Paese iberico non per la numerosa presenza di tatuaggi né per la relazione con qualche signorina, bensì per la profonda fede cristiana. Nel giorno della sua presentazione al Valencia, incalzato dalle domande dei giornalisti, non ebbe remore a dichiarare: “La Vergine sempre mi accompagna. Io sono una persona molto religiosa e Lei sarà sempre con me”.

In particolare, Diego Alves nutre forte devozione nei confronti della Vergine di Aparecida, testimoniata dai due baci che, prima di ogni partita, dà a una medaglietta che proviene proprio dal Santuario in cui papa Francesco, l’estate scorsa, ha consacrato il suo Pontificato.

“È un regalo di mia zia, che era molto religiosa, poiché stavo vivendo momenti difficili nella mia vita”, ha dichiarato Diego Alves durante un incontro con dei giovani cattolici spagnoli. “Me la regalò e mi ha dato conforto. Ho trascorso molte cose buone e ho iniziato a conoscere meglio la Vergine”. Ed ora che ha deciso di farsela disegnare sui guantoni, “la porto sempre con me in tutte le partite, mi dà sicurezza e serenità”.

Come la Vergine di Aparecida, nella carriera di Diego Alves è stata determinante anche la presenza della sua famiglia. È lui stesso a raccontarlo: “La famiglia è la più grande e importante certezza che abbiamo. Per me è stata la base di tutto. Se io sono qui ed ho una testa sulle spalle, è grazie alla mia famiglia”.

Nel mondo milionario del pallone, appaiono anomale le parole di Diego Alves. Anche se a ben guardare, ce ne sono molti di calciatori che anziché compiacersi dei piaceri effimeri del successo preferiscono rivolgere lo sguardo verso l’alto. Numerosi coloro i quali (sudamericani ma non solo) che appartengono agli Atleti di Cristo, associazione d’ispirazione evangelica. Tanti anche i cattolici. I media spagnoli rivelano della fede dell’esperto attaccante paraguayano Roque Santa Cruz, così come di Jesus Navas, perno della nazionale iberica, che indossa dei parastinchi con scritto “Dio è amore”.

In Italia è nota la fede di Javier Zanetti, storico capitano dell’Inter, che ha avviato una fondazione a sostegno dei poveri del suo Paese, l’Argentina. E argentino è pure l’ex calciatore Abel Balbo, devoto alla Madonna di Lujan, tanto da mettersi una fascia al braccio, nel periodo in cui è stato capitano della Roma, con la sua immagine impressa sopra. Un po’ come ha fatto Diego Alves. Gesti espliciti che dimostrano che non tutti i calciatori hanno deciso di servire a Mammona.