Difendere la famiglia e la vita non è un “atto confessionale”, ma di ragione

Intervento dell’arcivescovo di Loreto ad un convegno dei Centri di Aiuto alla Vita

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LORETO, giovedì, 25 novembre 2004 (ZENIT.org).- “Difendere la famiglia formata da un uomo e da una donna non è un atto confessionale” ha detto monsignor Angelo Comastri, arcivescovo di Loreto intervenendo il 19 novembre ad un dibattito con Giuliano Ferrara, direttore de “Il Foglio”, sul tema “Laici e cattolici di fronte al valore della vita umana”.



L’incontro, a cui hanno partecipato più di 500 persone, si è svolto in occasione del XXIV convegno dei Centri di Aiuto alla Vita (CAV), i quali in quasi trent’anni di attività, recando aiuto alle famiglie e alle mamme, sono riusciti a salvare 65.000 tra bambini e bambine, la cui sorte sembrava ormai segnata dall’aborto.

“Quando parliamo di temi etici noi non intendiamo imporre la nostra visione di fede!”, ha spiegato Comastri: “La contraddizione non è fra scienza e fede, ma fra scienza onesta e scienza disonesta, scienza libera e scienza non libera!”.

“Basandoci su dati scientifici e utilizzando il ragionamento, affermiamo che l’umanità è fatta in modo tale che l’unione dell’uomo e della donna dia origine ad una vita umana”, ha aggiunto.

"La scienza ci dice che la cellula umana possiede 46 cromosomi (...) in tutto il corpo umano, dalla testa ai piedi, dal cervello al calcagno, dal cuore al fegato, noi invariabilmente troviamo cellule che sempre possiedono 46 cromosomi”, ha detto.

"Solo in due parti del corpo umano maschile e femminile con stupore troviamo cellule dotate di 23 cromosomi – ha proseguito monsignor Comastri –. Sono le cellule prodotte dai rispettivi organi genitali, maschile e femminile, chiamate spermatozoo e ovulo".

"Non è legittimo pensare che quelle cellule siano destinate ad unirsi per formare la cellula umana e così dare origine ad una nuova vita umana?", si è quindi domandato.

“Pensare pertanto di far nascere la vita umana in maniera diversa rispetto a quanto è oggettivamente detto e scritto nel libro della vita umana è come pretendere di modificare l’occhio che è destinato alla vista per farlo diventare organo per mangiare o per sentire”, ha commentato l’arcivescovo.

“Non si può perché il progetto umanità non lo consente, e se lo facciamo produciamo una violenza che certamente produrrà una grave lesione alla umanità del soggetto in causa”, ha poi sottolineato.

In merito alla considerazione secondo cui la vita nasce dal concepimento, Comastri ha ricordato che il Rapporto della Commissione di inchiesta sulla Fecondazione ed Embriologia del Regno Unito, noto come rapporto Warnock (luglio 1984), dichiarò a suo tempo con onestà scientifica: “Una volta che il processo di sviluppo dell’embrione è iniziato, non c’è stadio particolare di questo processo che sia più importante di un altro”.

E’ quindi evidente che “con il concepimento nasce un nuovo essere umano: ciò non si può negare scientificamente!”, ha affermato il prelato.

“O l’uomo c’è fin dall’inizio, oppure l’uomo non c’è mai. (…) Non esiste un momento di sviluppo paragonabile ad un salto verso l’umanità. Il salto verso l’umanità è il momento del concepimento”, ha osservato poi.

“Con lealtà scientifica dobbiamo riconoscere che l’aborto, è uccisione volontaria di un essere umano”, ha quindi ribadito.

Il prelato ha infine concluso affermando che: “Quello che è in crisi oggi è la ragione e l’onestà della ragione”, ed invitando alla mobilitazione i CAV per continuare il loro “servizio qualificato e intelligente di aiuto alla vita”.

“Se l’aborto è soppressione violenta di un figlio esso è una ferita che colpisce la dignità di tutta la famiglia umana. Mentre quello che voi fate nobilita tutta la famiglia umana”, ha detto.