Difficoltà per far liberare le suore rapite a Maalula

Il gruppo di Jabhat Al Nusra ha bloccato le trattative per il rilascio delle 12 religiose

Roma, (Zenit.org) Naman Tarcha | 424 hits

Sono passati due mesi al clamoroso assalto dei ribelli alla cittadina di Maalula, simbolo della cristianità ed ultimo luogo dove si parla ancora l’Aramaico, la lingua di Cristo. Era il 1° dicembre 2013 quando Jabhat Al Nusra, gruppo terroristico legato ad Al Qaeda, ha attaccato la cittadina cristiana, a 60 km dalla capitale Damasco, compiendo una strage di civili, bruciando le abitazioni, saccheggiando e devastando gli antichi monasteri.

Malgrado gli appelli e la preoccupazione della Santa Sede e della comunità internazionale, i terroristi hanno assaltato il monastero di Santa Tecla e hanno rapito 12 monache, prelevate e trasferite in un luogo sconosciuto.

Papa Francesco dal Vaticano ha rivolto subito un appello toccante al mondo: “Desidero invitare tutti a pregare per le monache del monastero greco-ortodosso di Santa Tecla a Maalula, in Siria, che sono state portate via con la forza da uomini armati”.

Dopo la condanna unanime della barbarie perpetuata, sono iniziati i negoziati e si sono intensificate le trattative con i ribelli, per il rilascio delle monache. A mediare le trattative il Generale Abbass Ibrahim, Capo della Sicurezza Nazionale libanese, e una delegazione del governo del Qatar, in contatto diretto con i ribelli.

Al Jazeera, la tv di stato del Qatar, ha mandato in onda immagini delle suore mentre si trovavano in un luogo non identificato, sedute in un salotto, apparentemente tranquille, ma prive delle proprie croci al collo. In questo filmato le religiose affermavano di stare bene e chiedevano di accettare le condizioni dei loro rapitori.

Secondo alcune fonti le monache di Maalula sono ancora nelle mani del gruppo Jabhat Al Nusra. Si troverebbero nella città cristiana di Yabroud nella zona di Al Qalamun, sotto il controllo di un jihadista di nazionalità kuwaitiana che conduce negoziati.

George Hasswani, uomo d’affari cristiano della zona, coinvolto direttamente nelle trattative, aveva già offerto la propria abitazione ai terroristi, per ospitare le suore sequestrate. I negoziati sono andati avanti, e proprio quando sembrava aver raggiunto un accordo, tutto si è bloccato.

Le trattative sono state bloccate da un’esponente saudita del gruppo di Jabhat Al Nusra, che si dice molto vicino ai servizi segreti dell’Arabia Saudita. Le condizioni poste dal gruppo estremista sono le seguenti: interrompere nell'immediato le trattative attraverso il Qatar, rilasciare al più presto i 500 jihadisti di Jabhat Al Nusra detenuti nelle prigioni siriane e libanesi, e soprattutto ottenere la garanzia da parte del governo siriano di non attaccare la città di Yabroud, occupata dai ribelli di Al Nusra, attualmente assediata dall’esercito siriano.