Dio benedice sempre il nostro lavoro quotidiano

L'omelia del Prelato dell'Opus Dei nel 37° anniversario della nascita al cielo di San José Maria Escrivà

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ROMA, giovedì, 26 giugno 2012 (ZENIT.org) – Qualsiasi lavoro onesto è un mezzo necessario che Dio ci affida sulla terra, dando ampiezza ai nostri giorni e facendoci partecipi del suo potere creatore, affinché potessimo guadagnare il nostro sostentamento e, nello stesso tempo, raccogliere frutti per la vita eterna.

Lo ha sottolineato monsignor Javier Echevarria, Prelato dell’Opus Dei, nell’omelia in occasione della messa di suffragio nel 37° anniversario della nascita al cielo di San José Maria Escrivà, fondatore dell’Opera.

Ogni lavoro, più o meno umile o importante, può diventare “solido fondamento per la santità personale”, ha aggiunto il Prelato.

Questa dimensione originaria del lavoro è “la ragione più reale del diritto di tutti ad avere un’occupazione professionale che consente di guadagnarsi da vivere e di sovvenire alle necessità della propria famiglia - ha proseguito -. Purtroppo, nelle circostanze attuali, molti Paesi soffrono la piaga della disoccupazione, che tante preoccupazioni e disagi arreca a innumerevoli famiglie”.

Monsignor Echevarria ha quindi rivolto una preghiera “per le autorità civili e per i responsabili della vita pubblica”, perché “sappiano trovare e mettere in pratica misure idonee a risollevare le loro Nazioni dall’attuale crisi, nel pieno rispetto della dignità della persone e del bene comune”.

Come richiama San Paolo nella Seconda Lettura (Rm 8,15), siamo “figli adottivi” di Dio e, in quanto tali, sappiamo di “avere un futuro luminoso”: infatti “San Josemaría soleva ripetere che il soprannaturale, quando riguarda gli uomini, risulta pienamente umano”.

Anche nell’attuale crisi economica e nella mancanza di lavoro, è lecito, quindi, “chiedere con fede e perseveranza” a Dio, la cui Volontà, “conduce tutti gli avvenimenti al bene di coloro che credono in Lui”.

Non basta essere estremamente competenti in una professione: Pietro e i primi apostoli erano provetti pescatori, eppure, dopo una notte di lavoro infruttuosa, obbediscono al comando di Gesù e, sulla Sua parola, gettano le reti (cfr. Lc 5,5). “Non vi meraviglia la fede di Simone Pietro? – ha commentato Echevarria -. Anche noi ne abbiamo bisogno per affrontare tutte le vicissitudini della nostra esistenza, specialmente quelle che esigono da noi una risposta generosa ai disegni di Dio”.

Di seguito il Prelato ha esortato a cogliere l’occasione offerta dall’Anno della Fede per cercare di “avvicinare al Signore le persone care, gli amici, i compagni di studio o di lavoro”. Quindi, obbedendo al comando del Signore, è possibile raccogliere sempre frutti abbondanti.

La lezione di obbedienza di Pietro, rappresenta un invito di Gesù “a santificarci in tutte le circostanze ordinarie della vita e a gettare le reti dell’apostolato nel mare del mondo”.

A conclusione dell’omelia, monsignor Echevarria ha esortato: “Chiediamo alla Vergine Maria, mediante l’intercessione di san Josemaría, che  ognuno di noi sappia ascoltare la voce di Cristo e a far sì - insisto - che essa risuoni agli orecchi di molte altre persone. In questo modo diventeremo, come gli Apostoli, seguaci di Gesù e pescatori di uomini in mezzo alle nostre occupazioni abituali”.