Dio chiama l'uomo a partecipare

Venendo al mondo, il Signore ci salva dal vuoto della vanità del potere umano

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di Angelo Bagnasco

ROMA, martedì, 20 dicembre 2011 (ZENIT.org) – Riportiamo il testo integrale dell’omelia del presidente della Conferenza Episcopale Italiana, cardinale Angelo Bagnasco, in occasione della Santa Messa prenatalizia celebrata per i rappresentanti della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica Italiana.

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Cari Fratelli e Sorelle nel Signore,
l’imminenza del Santo Natale ci vede in questa splendida chiesa per celebrare i divini Misteri: è un momento di preghiera che accomuna i politici del nostro Parlamento, coloro che hanno particolarissime  responsabilità verso il nostro amato Paese. Mentre preghiamo il Signore per voi e le vostre famiglie, per le intenzioni del vostro cuore, vi auguro un Natale di grazia e di luce per i vostri compiti. Com’è noto, la Chiesa da sempre apprezza il servizio della politica che il Santo Padre Benedetto XVI riconosce essere una forma alta di carità. Discernere, infatti, il bene comune - che ha come centro e criterio il valore della persona - e declinarlo nei suoi elementi che sono tra di loro intrinsecamente legati, non è facile. Ma è necessario e doveroso.

Come sempre, la Liturgia è anche un’occasione di riflessione che nasce dal Santo Vangelo. La Vergine Maria riceve l’annuncio da parte dell’angelo che le annuncia il disegno di Dio: diventare la madre del Salvatore. Ella si turba di fronte al mistero che la precede e la sovrasta, ma si fida e si consegna alla Parola che le cambierà la vita. Accetta di partecipare all’opera di Dio. Anche noi come credenti, sappiamo che la nostra piccola vita sta nelle mani di Dio: e le sue sono le mani di un Padre. Non tutto si comprende, e a volte non tutto è gradito ai nostri gusti e progetti; ma siamo chiamati, vorrei dire sfidati, a fidarci di Lui dal Quale veniamo e verso il Quale andiamo. La vita umana è un pellegrinaggio dalla terra al Cielo, dal tempo all’eternità. E in questo andare non siamo mai soli: il Signore stesso, nel Natale, si è fatto  compagno di cammino, amico dell’anima, Colui che ci salva dall’insignificanza dei giorni, dal vuoto della vanità, dalla povertà del potere umano. Solo Lui riempie la vita sia  nelle difficoltà che nei momenti di soddisfazione, poiché niente e nessuno potrà mai colmare il cuore dell’uomo, creatura di confine fra il finito e l’infinito, la contingenza e l’assoluto, il tempo e l’eterno. L’uomo, nella sua intima natura, è desiderio, desiderio di cielo.  Dio così lo ha fatto, trafitto da questa inguaribile ferita: la nostalgia mai sanata se non dall’amore di Colui che è Amore. Il Signore Gesù, che contempliamo Bambino nella grotta di Betlemme, ci doni la grazia di questo intimo struggimento, che ci aiuta a valutare meglio le cose della terra e a partecipare alla storia degli uomini con gli occhi della Verità.

Non è facile costruire la storia, e coloro che si dedicano al servizio della politica, ai vari livelli e nelle diverse forme, lo sanno in modo particolare. A questa sfida – discernere meglio la realtà, partendo da valori fondamentali e costitutivi fino alle conseguenze necessarie – la democrazia corrisponde attraverso  le diverse “parti” che offrono visioni e contributi, sensibilità e istanze. Tali dinamismi sono necessari e partecipano  ad una lettura più completa e aderente – quindi giusta ed equa - della realtà, di un popolo, di un Paese, del contesto mondiale. È questo il loro compito: individuare e realizzare il bene comune, evitando di cedere alla tentazione di essere – ogni parte - fine a se stessa. In un’ottica distorta e parziale, infatti, vincerebbe la prassi della sistematica delegittimazione, della contrapposizione sterile, e chi ci perde è la gente che ha diritto di avere certezze, di essere nei pensieri e nelle corde affettive di coloro che hanno l’alto compito di essere responsabili della cosa pubblica. E’ di tutta evidenza che la via della partecipazione arricchisce il discernimento e rende più sicuri e agevoli i percorsi, ma non deve frenarli o rallentarli a fronte, non di rado, di urgenze irrimandabili e gravi.

Il bene comune – lo sappiamo – non è la somma dei beni individuali, ma, secondo la Dottrina Sociale della Chiesa, è l’insieme delle condizioni per cui i singoli, i gruppi e la società intera, possono realizzare meglio la propria specifica vocazione. Potremmo dire, che deve essere in linea con il bene oggettivo delle persone e della persona in tutte le sue istanze. E’ indubbio che la persona è un soggetto etico, vale a dire responsabile delle proprie azioni in riferimento  a dei valori oggettivi e universali che la mettono in rapporto con Dio, se credente, con gli altri e con il mondo. Ma se la persona può essere morale o immorale, se deve fare il proprio dovere per sé e per la comunità, anche la società o i gruppi intermedi lo possono essere. E la scelta decisa di tutti dev’essere l’etica del pensare e dell’agire, perché solamente questa via costruisce un’umanità degna e serena.

Che il Natale ci doni luce e forza: la situazione ben la conosciamo e riveste un carattere mondiale. Le  preoccupazioni e le difficoltà sono in atto, ma il patrimonio spirituale e culturale, la dedizione e lo spirito di generosità e di sacrificio del nostro popolo è sempre vivo. Questo patrimonio ha fatto la vera storia dell’Italia, ed è tuttora sorgente di dignità anche eroica. La radice sempre viva è la fede e il Vangelo, è il Signore che è più intimo a noi di noi stessi. Questa profonda e incomparabile ricchezza non va smarrita. Che il Signore ravvivi in tutti la fiducia e il coraggio che ci fanno guardare avanti con decisione, lungimiranza e passione.