Dio ci canta la ninna-nanna

Papa Francesco, a Santa Marta, torna a parlare dell'amore di Dio per l'uomo, sottolineando che più siamo "piccoli", più comprendiamo questo amore grande

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) Salvatore Cernuzio | 510 hits

Non si stanca Papa Francesco di ripetere sempre, ogni giorno, in ogni discorso o omelia, quanto Dio ami l’uomo. Anche oggi, nell’omelia della Messa mattutina a Santa Marta, il Pontefice è tornato a parlare di questo infinito amore del Signore, proprio nel giorno in cui la Chiesa ne celebra la “festa”, il Sacro Cuore di Gesù.

Dio “ci dà la grazia, la gioia, di celebrare nel cuore di suo Figlio le grandi opere del suo amore”, ha infatti detto il Santo Padre in apertura alla sua omelia. Si può dire, quindi, che oggi sia “la festa dell’amore di Dio in Gesù Cristo, dell’amore di Dio per noi, dell’amore di Dio in noi”.

Un amore, questo, che non conosce limiti e che si esplica in “due tratti”, ha sottolineato il Pontefice. Primo, il fatto che si realizza “più nel dare che nel ricevere” e che sempre “comunica”. Secondo: il fatto che sia un amore che “è più nelle opere che nelle parole”, che sempre “dà vita, fa crescere”.

Un amore così inteso non sempre è facilmente comprensibile dall’uomo, ha osservato il Papa. Solo se l’uomo si fa “piccolo” – ha aggiunto – riesce ad accogliere l’amore grande del Signore. “La piccolezza di cuore” è infatti la dimensione privilegiata in cui passa l’affetto del Creatore verso la sua creatura. Lo conferma anche la Sacra Scrittura: nell’Antico Testamento, dove Mosè spiega al popolo ebreo di essere l’eletto Dio perché era “il più piccolo di tutti i popoli”, fino al Nuovo, in cui Gesù nel Vangelo loda il Padre “perché ha nascosto le cose divine ai dotti e le ha rivelate ai piccoli”.

Il Signore vuole dunque che ci rendiamo “piccoli” ai Suoi occhi; desidera con l’uomo un “rapporto di papà-bambino”, ha affermato Francesco, in cui esprimere tutta la forza della sua “tenerezza”. Infatti, “se noi ci sentiamo forti – ha rimarcato il Pontefice - mai avremo l’esperienza della carezza del Signore”. Quelle carezze “tanto belle… tanto belle”. 

Oltre a darci una carezza, Dio vuole anche dirci: “Non temere, io sono con te, io ti prendo per mano…”. “Sono tutte parole del Signore che ci fanno capire quel misterioso amore che Lui ha per noi”, ha ribadito Bergoglio. Dio è "innamorato di noi", tanto da usare "pure parole che sembrano una ninna nanna". Nella Scrittura il Signore dice infatti: "Non temere, vermiciattolo di Israele, non temere!", e "ci accarezza, appunto, dicendoci: 'Io sono con te, io ti prendo la mano'"

Anche Gesù - ha ricordato Francesco - parlando di sé stesso, dice: “Io sono mite e umile di cuore”, nel senso che “anche Lui, il Figlio di Dio, si abbassa per ricevere l’amore del Padre”. E questo amore, ha soggiunto, è attivo, non è passivo: “Dio ci ha amati per primo”; “Lui è sempre avanti a noi, ci aspetta per riceverci nel suo cuore, nel suo amore”, di modo che, “quando noi arriviamo, Lui c’è. Quando noi lo cerchiamo, Lui ci ha cercato prima”.

Allora, ha concluso Francesco, chiediamo oggi la grazia “di entrare in questo mondo così misterioso, di stupirci e di avere pace con questo amore che si comunica, ci dà la gioia e ci porta nella strada della vita come un bambino, per mano”. “Come un bambino”, ha ribadito il Vescovo di Roma, perché questo misterioso amore “per esprimersi ha bisogno della nostra piccolezza, del nostro abbassarci”. E, anche, “ha bisogno del nostro stupore quando lo cerchiamo e lo troviamo lì, aspettandoci”.