"Dio è paziente e ci aspetta fino alla fine"

Durante la messa a Santa Marta, papa Francesco ha esortato a "camminare alla presenza del Signore" e ad essere "irreprensibili"

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) Luca Marcolivio | 790 hits

Pazienti e irreprensibili come il buon padre Abramo. Così devono essere i cristiani, nel loro cammino lungo i passi del Signore. In questi termini si è espresso papa Francesco, durante l’omelia della messa mattutina a Santa Marta, cui hanno assistito, tra gli altri, un gruppo di dipendenti della Direzione di Sanità e Igiene, accompagnati dal direttore, Patrizio Polisca.

Traendo spunto dalla Prima Lettura (Gen 17,1.9-10.15-22) e dal Vangelo (Mt8,1-4) di oggi, il Santo Padre ha osservato come, in un modo o nell’altro, Dio è capace di penetrare “nella nostra vita”, ovvero “nella vita del suo popolo”. Sebbene ogni faccia-a-faccia tra Dio e l’uomo sia una storia a sé, alla fine c’è sempre “questo incontro tra noi e il Signore”.

Qualche volta Dio irrompe in modo improvviso, come fa con il lebbroso del Vangelo odierno ma, più spesso, si fa strada nelle nostre vite in modo lento ma inesorabile, talora mettendo alla prova la nostra pazienza. I fedeli in questa situazione sono tanti e sembrano dire: “Ma Signore, quando?”. E, nonostante la preghiera, Dio pare non intervenire nelle loro esistenze.

Persino Abramo, messo alla prova da anni di attesa, arrivò a nascondere il suo volto e a sorridere, domandandosi: “Ma come, io, a cento anni quasi, avrò un figlio e mia moglie a 90 anni avrà un figlio?”.

Quando Dio non fa la nostra volontà, non realizza il “miracolo” che vorremmo, di norma “diventiamo o impazienti o scettici”, ha affermato il Pontefice.

Eppure, anche il Signore “prende il suo tempo”, mostra “tanta pazienza” con noi e “ci aspetta fino alla fine della vita”, come è accaduto con il buon ladrone, che, poco prima di morire, “ha riconosciuto Dio”.

Sebbene il Signore cammini con noi, “a volte non si fa vedere”, come accadde con i discepoli di Emmaus: anche questo “ci chiede pazienza”, ha sottolineato il Papa.

Esiste quindi un vero e proprio “mistero della pazienza di Dio, che nel camminare, cammina al nostro passo”. Quando nella nostra vita “c’è tanto buio”, la tentazione è sempre quella di “scendere dalla Croce”, e quando cediamo, “lo facciamo cinque minuti prima che venga la liberazione, nel momento dell’impazienza più grande”.

Anche Gesù, sulla Croce, fu sfidato sulla pazienza da coloro che gli dicevano di scendervi, ma alla fine ha tenuto duro fino al Sacrificio estremo, ha proseguito il Papa.

Il Signore è coinvolto con noi, “ma lo fa a suo modo e quando Lui pensa che sia meglio”. Come fece con Abramo, il suo richiamo per noi è: “Cammina nella mia presenza e cerca di essere irreprensibile”. Quest’ultima è la grazia che dobbiamo chiedere a Dio: così facendo Lui interverrà nelle nostre vite ma noi dovremo sempre avere la costanza di attendere il momento idoneo del suo intervento.