"Dio fa sprofondare il male del peccato nel mare della sua misericordia"

L'omelia di mons. Giuseppe Zenti, vescovo di Verona, per la Solennità dell'Assunzione della Beata Vergine Maria

Verona, (Zenit.org) Carlo Veronesi | 384 hits

In occasione della celebrazione nella Cattedrale scaligera della festa dell'Assunzione della Beata Vergine Maria, mons. Giuseppe Zenti, Vescovo di Verona, ha voluto sottolineare nella sua omelia la realtà della Misericordia di  Dio.

All'inizio del suo commento alla festa mariana, il presule ha evidenziato come "la Misericordia sia uno degli attributi essenziali di Dio insieme alla sua Onnipotenza ed Onniscienza", descritta nella Sacra Scrittura in vari suoi elementi. Citando poi vari passi del testo sacro, ha sottolineato come Dio voglia con tutto Se stesso esercitare la Misericordia verso l'uomo a tal punto che "Egli stesso fa sprofondare il male del peccato nel mare della sua misericordia".

Quindi cosa arreca la Misericordia all'uomo e chi sono i soggetti che la ricevono da Dio? Qui il presule veronese, ha rimarcato che "l'azione misericordiosa di Dio nell'uomo apporti non una minimalizzazione dei vizi o della mera ricerca del puro piacere, bensì un rinnovo totale di sè stesso, liberandosi dalla schiavitù di essi". Per cui la misericordia diviene, come conseguenza, un risanamento totale dell'uomo, di cui oggi tutta l'umanità necessita, se desidera compiere un autentico suo profondo rinnovamento antropologico.

Inoltre il Vescovo si è soffermato, durante l'omelia, sul cantico del Magnificat, in particolare sull'espressione "per quelli che lo temono", osservando che "l'uomo riceve la Misericordia di Dio solamente quando non esita a mettersi nelle mani del suo  Signore per ottenere la riabilitazione  del suo cuore".

"Coloro che lo temono", ha proseguito Zenti, "appaiono i veri destinatari della Misericordia in quanto davanti alle fatiche della vita si appellano al Signore", mentre l'unica realtà, che impedisce l'azione misericordiosa di Dio, è manifestata "nell'uomo che pone al centro della propria esistenza il proprio Io, sui cui far sottostare ogni cosa, compresi gli affetti più cari e le persone più vicine a lui".