Discorso del Papa ai partecipanti alla plenaria della Pontificia Commissione per l’America Latina

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CITTA’ DEL VATICANO, martedì, 23 gennaio 2007 (ZENIT.org).- Pubblichiamo il discorso pronunciato da Benedetto XVI questo sabato ai partecipanti alla plenaria della Pontificia Commissione per l’America Latina.




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Signori Cardinali,
Cari Fratelli nell'Episcopato,

Sono molto lieto di ricevere e di salutare con affetto i Consiglieri e i Membri della Pontificia Commissione per l'America Latina in occasione della sua Riunione Plenaria. Ringrazio il suo Presidente, il Cardinale Giovanni Battista Re, per le sue cortesi parole che esprimono i sentimenti di tutti voi e il desiderio profondo di rinnovare il vostro impegno di servire, cum Petro et sub Petro, la Chiesa che peregrina in America Latina, seguendo l'esempio di Cristo, il Buon Pastore, che ama e si dona per le sue pecore.

Pensando alle sfide che all'inizio di questo terzo millennio si pongono all'Evangelizzazione, è stato scelto come tema di riflessione di questo incontro "La famiglia e l'educazione cristiana in America Latina", in particolare consonanza con l'indimenticabile Incontro Mondiale delle Famiglie tenutosi la scorsa estate a Valencia, in Spagna. È stato un bell'evento che ho potuto condividere con le famiglie cattoliche di tutto il mondo, molte di esse latinoamericane.

La vostra presenza qui mi fa pensare alla V Conferenza Generale dell'Episcopato Latinoamericano e dei Caraibi, che ho convocato ad Aparecida, in Brasile, e che avrò il piacere di inaugurare. Chiedo allo Spirito Santo, che assiste sempre la sua Chiesa, che la gloria di Dio Padre misericordioso e la presenza pasquale di suo Figlio illuminino e guidino i lavori di questo importante evento ecclesiale affinché sia segno, testimonianza e forza di comunione per tutta la Chiesa in America Latina.

Questa Conferenza, in continuità con le quattro precedenti, è chiamata a dare un rinnovato impulso all'Evangelizzazione in questa vasta regione del mondo eminentemente cattolica, nella quale vive gran parte della comunità dei credenti. È necessario proclamare in modo integrale il Messaggio della Salvezza, affinché riesca a impregnare le radici della cultura e s'incarni nel momento storico latinoamericano attuale, per rispondere meglio ai suoi bisogni e alle sue legittime aspirazioni.

Allo stesso tempo, occorre riconoscere e difendere sempre la dignità di ogni essere umano come criterio fondamentale dei progetti sociali, culturali ed economici, perché contribuiscano a costruire la storia secondo il disegno di Dio. In effetti, la storia latinoamericana offre moltissime testimonianze di uomini e donne che hanno seguito fedelmente Cristo in un modo così radicale, colmi di quel fuoco divino che tutto consuma, da forgiare l'identità cristiana dei loro popoli. La loro vita è un esempio e un invito a seguire i loro passi.

La Chiesa in America Latina affronta sfide enormi: il cambiamento culturale generato da una comunicazione sociale che condiziona i modi di pensare e i costumi di milioni di persone; i flussi migratori, con tante ripercussioni sulla vita familiare e sulla pratica religiosa nei nuovi ambiti; la riapparizione di interrogativi su come i popoli devono assumere la loro memoria storica e il loro futuro democratico; la globalizzazione, il secolarismo, la povertà crescente e il deterioramento ecologico, soprattutto nelle grandi città, e anche la violenza e il narcotraffico.

Di fronte a tutto ciò, si osserva il bisogno urgente di una nuova Evangelizzazione, che ci spinga ad approfondire i valori della nostra fede, affinché siano linfa e configurino l'identità di questi amati popoli che un giorno hanno ricevuto la luce del Vangelo. Perciò risulta opportuno il tema scelto come guida per le riflessioni di questa Conferenza: Discepoli e missionari di Gesù Cristo, perché i nostri popoli in Lui abbiano vita. In effetti, la V Conferenza deve far sì che ogni cristiano divenga un vero discepolo di Gesù Cristo, inviato da Lui come apostolo, e, come diceva Papa Giovanni Paolo II, "non certo di rievangelizzazione, bensì di una nuova evangelizzazione. Nuova nel suo ardore, nei suoi metodi e nelle sue espressioni", affinché la Buona Novella si radichi nella vita e nella coscienza di tutti gli uomini e le donne dell'America Latina (Discorso di apertura della XIX Assemblea del Consiglio dell’Episcopato Latinoamericano, Port-au-Prince, Haiti, 9 marzo 1983).

Cari Fratelli, gli uomini e le donne dell'America Latina hanno una grande sete di Dio. Quando nella vita delle comunità si prova la sensazione di sentirsi orfani rispetto a Dio Padre, diviene vitale l'opera dei Vescovi, dei sacerdoti e degli altri agenti di pastorale, che rendono testimonianza, come Cristo, del fatto che Dio Padre è sempre Amore provvidente che si è rivelato in suo Figlio. Quando la fede non si alimenta della preghiera e della meditazione della Parola divina, quando la vita sacramentale langue, allora prosperano le sette e i nuovi gruppi pseudo-religiosi, provocando l'allontanamento dalla Chiesa da parte di molti cattolici. Nel non ricevere risposte alle loro aspirazioni più profonde, risposte che potrebbero trovare nella vita di fede condivisa, si producono anche situazioni di vuoto spirituale. Nell'opera evangelizzatrice è fondamentale ricordare sempre che il Padre e il Figlio hanno mandato lo Spirito Santo nella Pentecoste, e che questo stesso Spirito continua a dare impulso alla vita della Chiesa. Per questo è importante il senso di appartenenza ecclesiale, dove il cristiano cresce e matura nella comunione con i suoi fratelli, figli di uno stesso Dio e Padre.

"Io sono la Vita, la Verità e la Vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me" (Gv 14, 6). Come ha indicato il mio venerato predecessore Giovanni Paolo II nella sua Esortazione Apostolica Ecclesia in America, "Gesù Cristo è, dunque, la risposta definitiva alla domanda sul senso della vita, agli interrogativi fondamentali che assillano anche oggi tanti uomini e donne del Continente americano" (n. 10). Solo vivendo intensamente il loro amore per Gesù Cristo e dedicandosi generosamente al servizio della carità, i suoi discepoli saranno testimoni eloquenti e credibili dell'immenso amore di Dio per ogni essere umano. In tal modo, amando con lo stesso amore di Dio, diventeranno agenti della trasformazione del mondo, instaurando in esso una nuova civiltà, che l'amato Papa Paolo VI chiamava giustamente "la civiltà dell'amore" (cfr Discorso di chiusura dell’Anno Santo, 25 dicembre 1975).

Per il futuro della Chiesa in America Latina e nei Caraibi è importante che i cristiani approfondiscano e assumano lo stile di vita proprio dei discepoli di Gesù: semplice e gioioso, con una fede salda radicata nel più intimo del loro cuore e alimentata dalla preghiera e dai sacramenti. In effetti la fede cristiana si nutre soprattutto della celebrazione domenicale dell'Eucaristia, nella quale si realizza un incontro comunitario, unito e speciale con Cristo, con la sua vita e la sua parola.

Il vero discepolo cresce e matura nella famiglia, nella comunità parrocchiale e diocesana; diviene missionario quando annuncia la persona di Cristo e il suo Vangelo in tutti gli ambiti: la scuola, l'economia, la cultura, la politica e i mezzi di comunicazione sociale. In modo particolare, i frequenti fenomeni di sfruttamento e ingiustizia, di corruzione e violenza, sono un appello pressante affinché i cristiani vivano con coerenza la loro fede e si sforzino di ricevere una salda formazione dottrinale e spirituale, contribuendo così all'edificazione di una società più giusta, più umana e cristiana.

È un dovere importante incoraggiare i cristiani affinché, animati dal loro spirito di fede e di carità, si adoperino instancabilmente per offrire nuove opportunità a quanti vivono nella povertà o nelle zone periferiche più abbandonate, affinché possano essere protagonisti attivi del proprio sviluppo, portando loro un messaggio di fede, di speranza e di solidarietà.

Per concludere, ritorno al tema del vostro incontro di questi giorni sulla famiglia cristiana, ambito privilegiato per vivere e trasmettere la fede e le virtù. Nel focolare domestico si custodisce il patrimonio della fede; in esso i figli ricevono il dono della vita, si sentono amati così come sono e apprendono i valori che li aiuteranno a vivere come figli di Dio. In tal modo, la famiglia, accogliendo il dono della vita, diviene l'ambito propizio per rispondere al dono della vocazione (cfr Angelus, Valencia, 8 luglio 2006), soprattutto ora che si sente tanto il bisogno che il Signore invii operai per la sua messe.

Chiediamo a Maria, modello di madre nella Santa Famiglia e Madre della Chiesa, Stella dell'Evangelizzazione, di guidare con la sua intercessione materna le comunità ecclesiali dell'America Latina e dei Caraibi e di assistere i partecipanti alla V Conferenza affinché trovino le vie più adeguate perché quei popoli abbiano la vita in Cristo ed edifichino, nel cosiddetto "Continente della speranza", un futuro degno per ogni uomo e ogni donna. Vi incoraggio tutti nel vostro lavoro e vi imparto di cuore la mia Benedizione Apostolica.

[© Copyright 2006 - Libreria Editrice Vaticana]