Discorso del Papa all’Arcivescovo ortodosso di Cipro

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CITTA’ DEL VATICANO, domenica, 17 giugno 2007 (ZENIT.org).- Pubblichiamo il discorso pronunciato questo sabato mattina da Benedetto XVI ricevendo in udienza Sua Beatitudine Chrysostomos II, Arcivescovo di Nuova Giustiniana e di tutta Cipro.



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Beatitudine e caro Fratello,

La accolgo quest’oggi con gioia, sentendo risuonare nel cuore le parole dell’apostolo Paolo: "Il Dio della perseveranza e della consolazione vi conceda di avere gli uni verso gli altri gli stessi sentimenti ad esempio di Cristo Gesù, perché con un solo animo e una voce sola rendiate gloria a Dio, Padre del nostro Signore Gesù Cristo" (Rm 15,5–6). La Sua visita è un dono del Dio della perseveranza e della consolazione, di cui san Paolo parla rivolgendosi a coloro che ascoltavano per la prima volta a Roma il Messaggio della salvezza. Del dono della perseveranza facciamo oggi esperienza poiché, nonostante la presenza di secolari divisioni, di strade divergenti, e malgrado la fatica di ricucire dolorose ferite, il Signore non ha cessato di guidare i nostri passi sulla via dell’unità e della riconciliazione. E questo è per tutti noi motivo di consolazione, poiché l’odierno nostro incontro si inserisce in un cammino di sempre più intensa ricerca di quella piena comunione tanto auspicata da Cristo: "ut omnes unum sint" (cfr Gv 17,21).

Sappiamo bene come l’adesione a questo ardente desiderio del Signore non possa e non debba essere proclamata soltanto a parole né in maniera solo formale. Per questo Ella, Beatitudine, ripercorrendo i passi dell’Apostolo delle Genti, non è venuto da Cipro a Roma semplicemente per uno «scambio di cortesia ecumenica», ma per ribadire la ferma decisione di perseverare nell’orazione affinché il Signore ci indichi come giungere alla piena comunione. Questa Sua visita è al tempo stesso motivo di intensa gioia, poiché già nel nostro incontrarci ci è dato di assaporare la bellezza dell’auspicata piena unità dei cristiani.

Grazie, Beatitudine, per questo gesto di stima e di amicizia fraterna. Nella Sua persona saluto il Pastore di una Chiesa antica ed illustre, splendente tessera di quel fulgido mosaico, l’Oriente, che, secondo l’espressione cara al Servo di Dio Giovanni Paolo II, di venerata memoria, costituisce uno dei due polmoni con cui respira la Chiesa. La Sua gradita presenza mi richiama alla memoria la fervente predicazione di san Paolo a Cipro (cfr At 13,4 e ss) e l’avventuroso viaggio che lo condusse fino a Roma, dove annunciò lo stesso Vangelo e sigillò la sua luminosa testimonianza di fede con il martirio. Il ricordo dell’Apostolo delle Genti non ci invita forse a volgere con umiltà e speranza il cuore a Cristo, che è il nostro unico Maestro? Con il suo aiuto divino non dobbiamo stancarci di cercare insieme le vie dell’unità, superando quelle difficoltà che nel corso della storia hanno determinato tra i cristiani divisioni e reciproca diffidenza. Ci conceda il Signore di poter presto accostarci allo stesso altare per condividere tutti insieme l’unica mensa del Pane e del Vino eucaristici.

AccogliendoLa, caro Fratello nel Signore, vorrei rendere omaggio all’antica e veneranda Chiesa di Cipro, ricca di santi, tra i quali mi piace ricordare particolarmente Barnaba, compagno e collaboratore dell’apostolo Paolo, ed Epifanio, Vescovo di Costanza, un tempo Salamina, oggi Famagosta. Epifanio, che svolse il suo ministero episcopale per 35 anni in un periodo turbolento per la Chiesa a causa della riviviscenza ariana e delle emergenti controversie dei "pneumatòmachi", scrisse opere con chiaro intento catechetico e apologetico, come egli stesso spiega nell’Ancoratus. Questo interessante trattato contiene due Simboli di fede, il Simbolo niceno–costantinopolitano ed il Simbolo della tradizione battesimale di Costanza, corrispondente alla fede nicena, ma diversamente formulato e ampliato, e "più atto – rileva lo stesso Epifanio – a combattere gli insorgenti errori, benché conforme a quella [fede] determinata dai suddetti Santi Padri» del Concilio di Nicea (Ancoratus, n. 119). In esso – egli spiega - noi affermiamo la fede nello «Spirito Santo, Spirito di Dio, Spirito perfetto. Spirito consolatore, Increato, che procede dal Padre e prende dal Figlio, oggetto della nostra fede» (ibid.).

Da buon pastore, Epifanio indica al gregge affidatogli da Cristo le verità da credere, il cammino da percorrere e gli scogli da evitare. Ecco un metodo valido anche oggi per l’annuncio del Vangelo, specialmente alle nuove generazioni, fortemente influenzate da correnti di pensiero contrarie allo spirito evangelico. La Chiesa si trova ad affrontare in questo inizio del terzo millennio sfide e problematiche non molto dissimili da quelle con cui ebbe a confrontarsi il pastore Epifanio. Come allora, anche oggi occorre vigilare attentamente per mettere in guardia il Popolo di Dio dai falsi profeti, dagli errori e dalla superficialità di proposte non conformi all’insegnamento del divino Maestro, nostro unico Salvatore. Al tempo stesso, urge trovare un linguaggio nuovo per proclamare la fede che ci accomuna, un linguaggio condiviso, un linguaggio spirituale capace di trasmettere fedelmente le verità rivelate, aiutandoci così a ricostruire, nella verità e nella carità, la comunione tra tutti i membri dell’unico Corpo di Cristo. Questa necessità, che tutti avvertiamo, ci spinge a proseguire senza scoraggiarci il dialogo teologico tra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa nel suo insieme; essa ci orienta ad utilizzare strumenti validi e stabili, perché la ricerca della comunione non sia discontinua ed occasionale nella vita e nella missione delle nostre Chiese.

Dinanzi all’opera immane che ci attende e che va al di là delle capacità umane, è necessario affidarsi innanzitutto alla preghiera. Questo non toglie che sia doveroso mettere in atto anche oggi ogni valido mezzo umano, che possa giovare allo scopo. In quest’ottica considero la Sua visita un’iniziativa quanto mai utile per farci progredire verso l’unità voluta da Cristo. Sappiamo che questa unità è dono e frutto dello Spirito Santo; ma sappiamo anche che essa domanda, allo stesso tempo, uno sforzo costante, animato da una volontà certa e da una speranza incrollabile nella potenza del Signore. Grazie, pertanto, Beatitudine, di essere venuto a farmi visita insieme con i fratelli che La accompagnano; grazie per questa presenza che esprime concretamente il desiderio di ricercare insieme la piena comunione. Da parte mia Le assicuro di condividere questo stesso desiderio, sostenuto da una ferma speranza. Sì, "il Dio della perseveranza e della consolazione ci conceda di avere gli uni verso gli altri gli stessi sentimenti ad esempio di Cristo". Così ci rivolgiamo fiduciosi al Signore, perché conduca i nostri passi sulla via della pace, della gioia e dell’amore.

[© Copyright 2007 - Libreria Editrice Vaticana]