Discorso di Benedetto XVI ai partecipanti al Concerto della Cappella Musicale Pontificia

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CITTA’ DEL VATICANO, giovedì, 22 dicembre 2005 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito le parole rivolte da Benedetto XVI ai partecipanti al Concerto della Cappella Musicale Pontificia, tenutosi martedì sera nella Cappella Sistina.



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Caro Maestro, Mons. Liberio,
Cari ragazzi della Cappella Sistina,
Cari cantori, insegnanti, collaboratori e collaboratrici,

non ho trovato il tempo di preparare un discorso, anche se la mia idea era molto semplice: dire, in questi giorni prima di Natale, che si tratta di giorni di ringraziamento per i doni; dire, in questi giorni, grazie a voi, per quanto ci donate in tutto l’anno, per questo grande contributo per la gloria di Dio e per la gioia degli uomini sulla terra.

Nella notte della nascita del Salvatore gli angeli hanno annunciato ai Pastori la nascita di Cristo con le parole: \"Gloria in excelsis Deo et in terra pax hominibus\". La tradizione è da sempre convinta che gli angeli non abbiano semplicemente parlato come fanno gli uomini, ma che abbiano cantato e che fosse un canto di una bellezza celeste, il quale rivelava la bellezza del Cielo.

La tradizione è anche convinta che i cori delle voci bianche possano farci sentire una risonanza del canto angelico. Ed è vero che nel canto della Cappella Sistina, nelle grandi liturgie, noi possiamo sentire la presenza della liturgia celeste, un po’ della bellezza nella quale il Signore ci vuole comunicare la sua gioia.

In realtà, la lode di Dio esige il canto. Perciò in tutto l’Antico Testamento - con Mosè e con Davide - fino al Nuovo Testamento - nell’Apocalisse - sentiamo di nuovo i canti della liturgia celeste, la quale offre un insegnamento per la nostra liturgia nella Chiesa di Dio. Per questo, il vostro contributo è essenziale per la liturgia: non è un ornamento marginale, ma la liturgia come tale esige questa bellezza, esige il canto per lodare Dio e per dare gioia ai partecipanti.

Per questo grande contributo vi vorrei dire grazie con tutto il mio cuore. La liturgia del Papa, la liturgia in San Pietro, deve essere la liturgia esemplare per il mondo. Voi sapete che con la televisione, con la radio, oggi in tutte le parti del mondo tante persone seguono questa liturgia. Imparano da qui, o non imparano da qui, che cosa è liturgia, come si deve celebrare la liturgia. Perciò è così importante, non solo che i nostri cerimonieri insegnino al Papa come celebrare bene la liturgia, ma anche che la Cappella Sistina sia un esempio di come si deve dare bellezza nel canto per la lode di Dio.

Io so - siccome mio fratello mi ha fatto un po’ toccare con mano la bellezza di un coro di voci bianche - che questa bellezza esige molto impegno e anche molti sacrifici da parte vostra. Voi, ragazzi, dovete alzarvi presto per arrivare a scuola; conosco il traffico romano e posso quindi indovinare com’è difficile spesso arrivare in tempo. Poi, si deve lavorare duramente sino alla fine, affinché sia realizzata questa perfezione, con la competenza che adesso abbiamo di nuovo ascoltato.

Per tutto questo, vi dico grazie. Anche perché in queste feste, mentre i vostri compagni fanno grandi gite, voi dovete restare in Basilica per cantare e qualche volta anche aspettare un’ora senza poter cantare. E, tuttavia, siete sempre pronti a dare il vostro contributo.

Io sento questa gratitudine ogni volta, e, in questa occasione, volevo comunicarvela. Natale è la festa dei doni. Dio stesso ci ha fatto il dono più grande. Ci ha donato se stesso. Si è incarnato, si è fatto bambino. Dio ci ha dato il vero dono e così invita anche noi a donare, a donare con il cuore; a donare a Dio e al prossimo un po’ di noi stessi. E a donare anche i segni di questa nostra bontà, della volontà di offrire gioia agli altri. Così, anch’io ho tentato di rendere visibile la mia gratitudine attraverso dei doni, che adesso saranno consegnati come espressione della gratitudine per la quale mi mancano le parole.