Discorso di Benedetto XVI durtante la visita alla Mensa della Caritas di Roma a Colle Oppio

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CITTA’ DEL VATICANO, domenica, 7 gennaio 2007 (ZENIT.org).- Pubblichiamo il testo del discorso pronunciato da Benedetto XVI il 4 gennaio in occasione della sua visita alla Mensa della Caritas di Roma a Colle Oppio, ora intitolata a Giovanni Paolo II, che qui si recò nel 1992.



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Cari amici,

sono venuto molto volentieri a farvi visita nel clima delle festività natalizie e all’inizio di un nuovo anno, che auguro a tutti di trascorrere serenamente. Il contesto natalizio rende ancor più familiare questo nostro incontro, che si svolge in un luogo significativo della città di Roma: un luogo ricco di umanità. Vi saluto tutti con affetto, a partire dal Cardinale Camillo Ruini e dal Vescovo Ausiliare del Settore Centro, Mons. Ernesto Mandara; saluto il Direttore della Caritas romana, Mons. Guerino Di Tora, che ringrazio per le cordiali parole rivoltemi, e il Vicedirettore, Mons. Angelo Bergamaschi, come pure gli operatori e i volontari. Saluto il responsabile, gli educatori e i ragazzi del Centro Giovanile "Il Centro", ai quali sono grato per i bei canti con cui ci hanno rallegrati. Avete cantato anche il "Te Deum " in tedesco. Grazie per questo gesto speciale. Saluto il parroco dei Santi Silvestro e Martino ai Monti, i sacerdoti e le persone consacrate presenti. Uno speciale ringraziamento rivolgo alla Signora Capo Servizio della Mensa, al volontario e all’ospite che si sono fatti portavoce ed interpreti dei comuni sentimenti. Il saluto più caro va a voi, che quotidianamente usufruite del servizio di questa Mensa Caritas, e col pensiero vorrei raggiungere tutti i vostri amici che, provenendo da quasi tutti i Paesi del mondo, sono presenti in questa Città.

In questa Mensa, che in un certo modo potrebbe essere considerata il simbolo della Caritas di Roma, in questa locanda, come ha detto la vostra portavoce, è possibile toccare con mano la presenza di Cristo nel fratello che ha fame e in colui che gli offre da mangiare. Qui si può sperimentare che, quando amiamo il prossimo, conosciamo meglio Dio: nella grotta di Betlemme, infatti, Egli si è manifestato a noi nella povertà d’un neonato bisognoso di tutto. Il messaggio del Natale è semplice: Dio è venuto tra noi perché ci ama e aspetta il nostro amore. Dio è amore: non un amore sentimentale, ma un amore che si è fatto dono totale sino al sacrificio della Croce, cominciando con la nascita nella grotta di Betlemme. Di questo amore, realistico e divino, ci parla il bel presepe che avete voluto allestire all’intero della vostra Mensa, e che poco fa ho potuto ammirare. Nella sua semplicità, il presepe ci dice che amore e povertà vanno insieme, come insegna anche un grande innamorato di Cristo, san Francesco d’Assisi.

Nel Natale Dio si è fatto uomo, perché a Lui interessa l’uomo, ogni uomo. E San Gregorio Nazianzeno ha detto che si è fatto uomo perché voleva sperimentare personalmente come è l’essere uomo, come è realmente il vivere la povertà. Il grande Dio voleva fare esperienza personale della vita umana, di tutte le sofferenze e di tutti i bisogni umani. Appena nato, Gesù è stato deposto nella mangiatoia di Betlemme, parola che, come voi sapete, significa la Casa del pane. In realtà Gesù, "il pane disceso dal cielo", "il pane della vita" (cfr Gv 6,32-51), si rende in qualche modo visibile ogni giorno in questa Mensa, dove non si vuole dare soltanto da mangiare – certamente mangiare è importante -, ma si vuole servire la persona, senza distinzione di razza, religione e cultura. "L’uomo che soffre ci appartiene", diceva il mio indimenticabile Predecessore, Giovanni Paolo II, al quale proprio oggi abbiamo intitolato la Mensa. Dalla grotta di Betlemme, da ogni presepe si diffonde un annuncio che vale per tutti: Gesù ci ama e ci insegna ad amare, ci provoca ad amare. I responsabili, i volontari e tutti coloro che frequentano la Mensa possano sperimentare la bellezza di questo amore; possano sentire la profondità della gioia che da esso deriva, una gioia certamente diversa da quella illusoria reclamizzata dalla pubblicità.

Concluderemo tra poco questo nostro incontro elevando al Signore la nostra preghiera. A Lui sono ben note le necessità materiali e spirituali di tutti i presenti. Io vorrei pregarlo, in particolare, perché continui a proteggere quanti nella Caritas romana svolgono una preziosa opera di solidarietà qui e in altri punti della città. Lo Spirito Santo animi i cuori dei responsabili e di tutti gli operatori e volontari, perché compiano il loro servizio con dedizione sempre più consapevole, ispirandosi all’autentico stile dell’amore cristiano, che i Santi della carità hanno riassunto nel motto: il bene va fatto bene. Su tutti vegli con amore premuroso la Vergine Maria, Madre della Chiesa, Madre di ciascuno di noi.

Di cuore tutti vi benedico.

[© Copyright 2006 - Libreria Editrice Vaticana]