Discorso di Giovanni Paolo II al Concerto della Riconciliazione

| 478 hits

CITTA’ DEL VATICANO, 19 gennaio 2004 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito per intero il discorso tenuto da Giovanni Paolo nell’Aula Paolo VI, il 17 gennaio scorso alla presenza delle personalità e dei rappresentanti di varie Organizzazioni Ebraiche Internazionali, delle Chiese e Comunità ecclesiali dell’Islam, in occasione del Concerto della Riconciliazione tra Ebrei, Cristiani e Musulmani.




* * *


1. Con viva commozione ho preso parte al concerto di questa sera dedicato al tema della riconciliazione tra Ebrei, Cristiani e Musulmani. Ho ascoltato con interiore partecipazione la splendida esecuzione musicale, che è stata per noi tutti occasione di riflessione e di preghiera. Saluto e ringrazio di cuore i promotori dell’iniziativa e quanti hanno contribuito alla sua concreta realizzazione.
Saluto i Presidenti e i componenti dei Pontifici Consigli che hanno patrocinato quest’evento altamente significativo. Saluto le personalità e i rappresentanti di varie Organizzazioni Ebraiche Internazionali, delle Chiese e Comunità ecclesiali e dell’Islam, che con la loro partecipazione rendono ancor più suggestivo questo nostro incontro. Un ringraziamento particolare va ai Cavalieri di Colombo, che hanno offerto il loro concreto sostegno al concerto, ed alla RAI qui rappresentata dai suoi Dirigenti, che ne hanno assicurato l’adeguata diffusione.

Rivolgo poi il mio saluto all’illustre maestro Gilbert Levine e ai componenti della "Pittsburgh Symphony Orchestra" e dei cori di Ankara, Cracovia, Londra e Pittsburgh. La scelta dei brani di questa sera ha voluto richiamare alla nostra attenzione due punti importanti che, in certo modo, accomunano quanti si richiamano all’Ebraismo, all’Islam e al Cristianesimo, anche se i rispettivi testi sacri li trattano in modo differenziato. I due punti sono: la venerazione per il Patriarca Abramo e la resurrezione dei morti. Ne abbiamo ascoltato il magistrale commento nel mottetto sacro "Abramo" di John Harbison, e nella sinfonia numero 2 di Gustav Malher, ispirata al poema drammatico "Dziady" dell’illustre drammaturgo polacco Adam Mickiewicz.

2. La storia dei rapporti tra Ebrei, Cristiani e Musulmani è segnata da luci e da ombre e, purtroppo, ha conosciuto momenti dolorosi. Oggi, si sente il bisogno pressante di una sincera riconciliazione tra i credenti nell’unico Dio.
Questa sera, siamo qui riuniti per dare concreta espressione a questo impegno di riconciliazione, affidandoci all’universale messaggio della musica. Ci è stato ricordato il monito "Io sono Dio onnipotente: cammina davanti a me e sii integro" (Gen 17, 1). Ogni essere umano sente risuonare in sé queste parole: egli sa di dover un giorno rendere conto a quel Dio che, dall’alto, ne osserva il cammino sulla terra.
L’auspicio che insieme esprimiamo è che gli uomini siano purificati dall’odio e dal male che minacciano continuamente la pace, e sappiano tendersi reciprocamente mani ignare della violenza, ma pronte ad offrire aiuto e conforto a chi è nel bisogno.

3. L’Ebreo onora l’Onnipotente come protettore della persona umana, e Dio delle promesse di vita. Il Cristiano sa che l’amore è il motivo per cui Dio entra in rapporto con l’uomo e che l’amore è la risposta che Egli s’attende dall’uomo. Per il Musulmano, Dio è buono e sa colmare il credente delle sue misericordie. Nutriti da queste convinzioni, Ebrei, Cristiani e Musulmani non possono accettare che la terra sia afflitta dall’odio, che l’umanità risulti sconvolta da guerre senza fine.

Sì! Dobbiamo trovare in noi il coraggio della pace. Dobbiamo implorare dall’Alto il dono della pace. E questa pace si spanderà come olio che lenisce, se percorreremo senza sosta la strada della riconciliazione. Allora il deserto diventerà un giardino dove regnerà la giustizia, ed effetto della giustizia sarà la pace (cfr Is 32, 15-16).

Omnia vincit amor!