"Disgustoso un teologo che si compiace del suo pensiero"

Nell'udienza con Gregoriana, Pontificio Istituto Biblico e Orientale, Francesco esorta a non essere macchine per produrre teologi e filosofi, ma di rendere fecondi gli studi svolgendoli "con la mente aperta e in ginocchio"

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) Salvatore Cernuzio | 374 hits

“Il teologo che non prega e che non adora Dio finisce affondato nel più disgustoso narcisismo”. Non ha risparmiato alcuna durezza Papa Francesco con i professori, gli studenti e il personale non docente della Pontificia Università Gregoriana, del Pontificio Istituto Biblico e del Pontificio Istituto Orientale, ricevuti stamane in udienza in Aula Paolo VI. Forse consapevole anche del fatto che davanti a sé aveva i suoi confratelli gesuiti.

Il Papa è partito infatti ricordando la prima Formula della Compagnia di Gesù, cioè che le tre Istituzioni, riunite in Consorzio dal Papa Pio XI nel 1928, condividono lo stesso desiderio di “militare per Iddio sotto il vessillo della Croce e servire soltanto il Signore e la Chiesa Sua sposa, a disposizione del Romano Pontefice, Vicario di Cristo in terra”. Ha quindi sottolineato l’importanza di sviluppare collaborazioni e sinergie per far fronte alla sfida educativa, “custodendo la memoria storica e al tempo stesso facendosi carico del presente e guardando al futuro… con creatività e immaginazione”.

Bergoglio ha quindi evidenziato un aspetto forse dato spesso per scontato: il fatto di lavorare e studiare a Roma e per la Chiesa di Roma. Un elemento che “va vissuto e valorizzato”, ha detto il Pontefice, perché nella Capitale “c’è un passato e c’è un presente. Ci sono le radici di fede: le memorie degli Apostoli e dei Martiri; e c’è l’‘oggi’ ecclesiale, c’è il cammino attuale di questa Chiesa che presiede alla carità, al servizio dell’unità e della universalità”.

Oltre all’impegno “istituzionale” e “personale”, voi studenti e docenti – ha aggiunto inoltre il Santo Padre - “portate qui la varietà delle vostre Chiese di provenienza, delle vostre culture”. E questa “è una delle ricchezze inestimabili delle istituzioni romane”, che “offre una preziosa occasione di crescita nella fede e di apertura della mente e del cuore all’orizzonte della cattolicità”. Un orizzonte nel quale si inserisce anche “la dialettica tra centro e periferie”, che – rimarca il Papa -  assume “forma evangelica, secondo la logica di Dio che giunge al centro partendo dalla periferia e per tornare alla periferia”.

Un altro aspetto da non sottovalutare è poi “il rapporto tra studio e vita spirituale”. “Il vostro impegno intellettuale, nell’insegnamento e nella ricerca, nello studio e nella più ampia formazione, sarà tanto più fecondo ed efficace quanto più sarà animato dall’amore a Cristo e alla Chiesa, quanto più sarà solida e armoniosa la relazione tra studio e preghiera”, ha affermato il Papa. “Non è una cosa antica, questo è il centro!”, nonché “una delle sfide del nostro tempo: trasmettere il sapere e offrirne una chiave di comprensione vitale, non un cumulo di nozioni non collegate tra loro”, ha rimarcato. Perché la filosofia e la teologia permetteranno sicuramente “di acquisire le convinzioni che strutturano e fortificano l’intelligenza e illuminano la volontà”, ma tutto ciò rimane un terreno arido se non viene svolto “con la mente aperta e in ginocchio”.

“Il teologo che si compiace del suo pensiero completo e concluso” è dunque un “mediocre”. E quando pure “non prega e non adora Dio” finisce per affondare “nel più disgustoso narcisismo”, una “malattia ecclesiastica” – ha evidenziato Francesco – che “fa tanto male”. Il buon teologo e filosofo, invece, “ha un pensiero aperto, cioè incompleto, sempre aperto al maius di Dio e della verità”, che “si consolida con gli anni, si dilata col tempo, si approfondisce con l’età”.

In quest’ottica, “il fine degli studi in ogni Università pontificia è ecclesiale”, ha rilevato Bergoglio. “La ricerca e lo studio vanno integrati con la vita personale e comunitaria, con l’impegno missionario, con la carità fraterna e la condivisione con i poveri, con la cura della vita interiore nel rapporto con il Signore”. Anche perché “i vostri Istituti non sono macchine per produrre teologi e filosofi; sono comunità in cui si cresce”. E la crescita avviene nella famiglia universitaria, dove si sperimenta “il carisma di governo, affidato ai superiori”, e “la diaconia del personale non docente”, “indispensabile per creare l’ambiente familiare nella vita quotidiana”, e anche “un atteggiamento di umanità e di saggezza concreta”.

Tutto questo – ha assicurato il Santo Padre – “farà degli studenti di oggi persone capaci di costruire umanità, di trasmettere la verità in dimensione umana, di sapere che se manca la bontà e la bellezza di appartenere a una famiglia di lavoro si finisce per essere un intellettuale senza talento, un eticista senza bontà, un pensatore carente dello splendore della bellezza e solo ‘truccato’ di formalismi”.

L’auspicio del Vescovo di Roma è, dunque, che “il contatto rispettoso e quotidiano con la laboriosità e la testimonianza degli uomini e delle donne che lavorano nelle vostre Istituzioni vi darà quella quota di realismo tanto necessaria affinché la vostra scienza sia scienza umana e non di laboratorio”.