Disinformazione, diffamazione e calunnia: tre modi per ammazzare il fratello

Papa Francesco, nella Messa a Santa Marta, mette in guardia dalle chiacchiere e dal "mischiarsi nella vita altrui": un peccato che "fa tanto male" alla Chiesa

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) Salvatore Cernuzio | 1313 hits

“Quanto si chiacchiera nella Chiesa!”. Ancora una volta, Papa Francesco, nella Messa di oggi a Santa Marta, dà voce ad uno dei problemi che distrugge l’armonia della comunità cristiana e che mostra chiaramente la limitatezza dell’essere umano: la chiacchiera, il “mischiarsi nella vita degli altri”, fino a “spellare” il prossimo.

Il Santo Padre “non se ne tiene una” – si direbbe popolarmente – e l’uditorio sembra apprezzare i quotidiani e vigorosi richiami del Pontefice. Alla Messa di questa mattina, concelebrata con don Daniel Grech del Vicariato di Roma, c’erano alcuni studenti della Lateranense, guidati dal rettore mons. Enrico Dal Covolo; Roberto Fontolan e Emilia Guarnieri di Comunione e Liberazione; Kiko Argüello e Carmen Hernández iniziatori del Cammino Neocatecumenale, insieme a Padre Mario Pezzi. I rappresentanti delle due realtà ecclesiali sono stati invitati personalmente dal Santo Padre, in occasione del grande incontro di oggi pomeriggio, in piazza San Pietro, con i Movimenti.

Come nell’omelia di ieri, Papa Francesco prende spunto per la sua riflessione da un dialogo tra Gesù e Pietro. In particolare, il Papa si è soffermato sulla domanda “A te che importa?”, che Cristo rivolge all’apostolo che si era immischiato nella vita del discepolo Giovanni. Il Pontefice ha ribadito che tra il Signore e Pietro c’è sempre “un dialogo d’amore”; ma, in quest’occasione, il colloquio “è deviato su un altro binario”, a causa della tentazione del discepolo di fare il “ficcanaso”.

Un atteggiamento, questo, che rispecchia una cattiva e, purtroppo, frequente abitudine di tutti noi cristiani. Ci sono due modalità di mischiarsi nella vita altrui, ha poi spiegato Papa Bergoglio. Innanzitutto il “compararsi con gli altri”, che sfocia “nell’amarezza e anche nell’invidia”, e che a sua volta “arrugginisce la comunità cristiana”, le “fa tanto male”, dando soddisfazione al diavolo che “vuole proprio quello”. E poi le chiacchiere, che partono da “modalità tanto educate” e finiscono con lo “spellare il prossimo”.

“Quanto chiacchieriamo noi cristiani!” ha esclamato Papa Francesco, “la chiacchiera è proprio spellarsi eh? Farsi male l'uno l’altro. Come se volesse diminuire l’altro, no? Invece di crescere io, faccio che l’altro sia più basso e mi sento grande. Quello non va!”.

Il guaio, ha proseguito il Papa, è che “sembra bello chiacchierare”. “Non so perché – ha detto - ma sembra bello. Come le caramelle al miele, no? Tu ne prendi una: “ah, che bello!”, e poi un’altra, un’altra, e alla fine ti viene il mal di pancia”. Come la chiacchiera, insomma, che “è dolce all’inizio e poi ti rovina l’anima!”.

“Le chiacchiere sono distruttive nella Chiesa” ha ribadito il Santo Padre, sono distruttive come “lo spirito di Caino”; con esse si rischia di “ammazzare il fratello, con la lingua!”. Non solo: di questo passo – ha soggiunto il Pontefice - “diventiamo cristiani di buone maniere e cattive abitudini!”.

Quasi a voler estirpare questo male della Chiesa, Papa Francesco va alla radice e spiega in che modo si presenta la chiacchiera. Normalmente, segue uno schema a tre punti, ha detto: innanzitutto, “facciamo la disinformazione”, ovvero “dire soltanto la metà che ci conviene e non l’altra metà, perché non è conveniente per noi”. Poi la diffamazione: “Quando una persona davvero ha un difetto, ne ha fatta una grossa, raccontarla, 'fare il giornalista', e la fama di questa persona è rovinata!”. La terza – ha affermato Bergoglio - “è la calunnia: dire cose che non sono vere. Quello è proprio ammazzare il fratello!”.

Disinformazione, diffamazione e calunnia sono, dunque, le tre armi per uccidere il prossimo. “Sono peccato! Questo è peccato!” ha ribadito il Papa, “è dare uno schiaffo a Gesù nella persona dei suoi figli, dei suoi fratelli”.

La domanda di Gesù a Pietro diventa pertanto un monito per tutti noi: “A te che importa? Tu segui me!”. Il Signore così ci “segnala la strada”, ha osservato il Santo Padre: “È bella questa parola di Gesù, è tanto chiara, è tanto amorosa per noi. Come se dicesse: ‘Non fate fantasie, credendo che la salvezza è nella comparazione con gli altri o nelle chiacchiere. La salvezza è andare dietro di me’”.

“Seguire Gesù!” quindi: è questa la grazia da chiedere oggi al Signore, secondo il Pontefice, la grazia “di non immischiarci mai nella vita degli altri, di non diventare cristiani di buone maniere e cattive abitudini, di seguire Gesù, di andare dietro Gesù, sulla sua strada. E questo basta!”.