Disputazioni filosofiche arabo-cristiane

L'esercizio della ragione e la difesa dell'identità in Yahia Ibn ´Adi, al centro della serie di incontri appena conclusi a Beirut sulla letteratura filosofico-teologica arabo-cristiana

Roma, (Zenit.org) Giovanni Patriarca | 171 hits

Si è recentemente conclusa una serie di incontri sulla letteratura filosofico-teologica arabo-cristiana organizzati dal CERPOC (Centro per la Ricerca e le Pubblicazioni dell´Oriente Cristiano) della prestigiosa Università Saint- Joseph di Beirut.

A coronamento di un anno di studi è stato presentato il libro in edizione arabo-francese di Nadine Abbas dal titolo significativo: “Réponse de Yahya Ibn´Adi à Ibn al-Warraq. Une disputation islamo-chretienne du Xe siècle”. Si tratta di una celeberrima disputa, ricca di notevoli spunti, nell´ambito della storia della filosofia araba, avvenuta nella meravigliosa cornice culturale di Bagdad negli anni dell'intensa fioritura della civilizzazione araba. La difesa dell'identità cristiana è impreziosita da una puntuale elaborazione della tradizione aristotelica, in cui l´esercizio della ragione si mette al servizio della fede con una serie di profonde elaborazioni logiche.

Yahia Ibn ´Adi (Tikrit 893 – Bagdad 974) fu un personalità centrale per la sua opera di traduzione dal siriaco e per lo sviluppo della speculazione filosofica grazie anche alla sua infaticabile attività didattica e pedagogica. Apparteneva alla Chiesa Ortodossa Siriaca, comunemente conosciuta come Giacobita, e le sue spoglie mortali riposano ancora oggi nella Chiesa di San Tommaso di Bagdad. Fu allievo di Abu Bishr Matta ibn Yunus (870-970), celebre filosofo nestoriano fondatore della cosiddetta Scuola di Bagdad e maestro, tra l´altro, di Al-Farabi.

La sua opera si ricorda, in modo particolare, per un “trattato di etica” (Tahdib al-akhlaq) in cui, secondo i consueti canoni della trattatistica morale, sviluppa attraverso un percorso psicologico-esistenziale – tanto originale quanto scrupoloso – i passaggi necessari per la definizione e il raggiungimento della perfezione umana. L'uomo perfetto descritto da Yahia Ibn ´Adi è stato, durante i secoli e fino a tempi recenti, oggetto di ammirazione e studio.

In qualità di docente ebbe modo di formare intere generazioni di studiosi sia musulmani che cristiani. Tra i suoi seguaci brilla Ibn Miskawayr (932-1030), storico e dignitario della corte buyide, autore di un´opera di carattere etico-morale – con lo stesso titolo di quella del maestro – divenuta un punto di riferimento nella tradizione islamica neoplatonica. 

Meritano, inoltre, di essere segnalati anche i cristiani Ibn Al-Khammar (942-1017) e Ibn Zura (943-1008), celebri, in primo luogo, per le raffinate traduzioni dal siriaco. Al-Khammar si segnala, oltre a ciò, per un libello in cui esalta l'armonia tra il dogma e la filosofia.