Documento del Vaticano su “La lotta contro la corruzione”

Redatto dal Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace

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CITTA’ DEL VATICANO, giovedì, 5 ottobre 2006 (ZENIT.org).- La Santa Sede ha appena pubblicato un documento su “La lotta contro la corruzione”, in cui presenta il contributo che la Chiesa può offrire per combattere questo cancro delle democrazie.



Il breve studio, pubblicato dalla Libreria Editrice Vaticana, è stato redatto dal Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, il cui presidente è il Cardinale Renato Martino, ed è stato presentato questo giovedì in varie lingue.

E’ stato scritto grazie al vertice mondiale di esperti di politica, economia, etica sociale e altri settori convocato nel giugno scorso da questo dicastero della Santa Sede in Vaticano.

La corruzione, spiega il testo, “strumentalizza la persona umana utilizzandola con disprezzo per interessi egoistici”.

“Impedisce il raggiungimento del bene comune perché vi contrappone criteri individualistici, di cinismo egoistico e di illeciti interessi di parte”; “contraddice la solidarietà, perché produce ingiustizia e povertà, e la sussidiarietà, perché non rispetta i diversi ruoli sociali e istituzionali, ma appunto li corrompe”, aggiunge.

“Va anche contro l'opzione preferenziale per i poveri impedendo che le risorse a loro destinate arrivino correttamente”.

Infine, “essa si contrappone alla destinazione universale dei beni, perché anche quello della legalità, come abbiamo già visto, è un bene dell'uomo e per l'uomo, destinato a tutti”.

Secondo la Nota del Pontificio Consiglio, per il superamento della corruzione “è positivo il passaggio da società autoritarie a società democratiche, da società chiuse a società aperte, da società verticali a società orizzontali, da società centralistiche a società partecipate”.

Ciò non è tuttavia senza pericoli, avverte, perché l'apertura può demolire la solidità delle convinzioni morali, la pluralità può impedire solidi legami sociali e minare il consenso etico dei cittadini, la perdita di confini interni ed esterni può facilitare l'esportazione della corruzione.

Per evitare tali pericoli, la Dottrina Sociale della Chiesa punta sul concetto di “ecologia umana” tanto caro a Giovanni Paolo II, consistente nel rispetto delle fondamentali strutture naturali e morali di cui l'uomo è stato dotato dal Creatore.

“Se la famiglia – afferma il documento – non è messa in grado di svolgere il suo compito educativo, se le leggi contrarie all'autentico bene dell'uomo come quelle contro la vita diseducano i cittadini circa il bene, se la giustizia procede con eccessiva lentezza, se la moralità di base viene indebolita dalla trasgressione tollerata, se le condizioni di vita sono degradate, se la scuola non accoglie e non emancipa, non è possibile garantire quella ecologia umana sulla cui mancanza alligna poi anche il fenomeno della corruzione”.

La Chiesa, presente oggi “in tutte le pieghe della società”, può svolgere un ruolo sempre più rilevante nella prevenzione della corruzione, contribuendo efficacemente all’educazione e alla formazione morale dei cittadini, specialmente con i principi orientativi fondamentali della sua dottrina sociale: dignità della persona umana, bene comune, solidarietà, sussidiarietà, opzione preferenziale per i poveri, destinazione universale dei beni, afferma il testo.

La Nota del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace ribadisce che la lotta alla corruzione è “un valore”, ma anche “un bisogno”; la corruzione è “un male”, ma anche “un costo”; il rifiuto della corruzione è “un bene”, ma anche “un vantaggio”; l'abbandono delle pratiche corrotte può generare sviluppo e benessere; i comportamenti onesti vanno incentivati, quelli disonesti puniti.

Sul piano internazionale, poi, dato che il crimine organizzato non ha frontiere, il testo propone di aumentare la collaborazione tra i Governi, anche con accordi su procedure per la confisca e il recupero di quanto percepito illegalmente.