Domani il cardinale Scola al Policlinico di Milano

Il porporato è anche parroco del nosocomio

Milano, (Zenit.org) | 405 hits

Giovedì 18 aprile, alle ore 10.00, all’Ospedale Maggiore Policlinico di Milano, l’Arcivescovo cardinale Angelo Scola, che è anche parroco dell’Ospedale, celebrerà la Messa nella chiesa dell’Annunciata (via Francesco Sforza 32) in occasione della Festa del Perdono. 

Alle ore 11.30, nell’Aula Magna dell’Università degli Studi di Milano (via Festa del Perdono 7), il cardinale Scola interverrà al dialogo sul tema “Guarire qualche volta, curare spesso, consolare sempre”.

Durante l’incontro un esponente di ciascuna categoria di lavoratori dell’Ospedale (un medico, un infermiere, un’ostetrica, un ausiliario, uno specializzando, un rappresentante del volontariato e un religioso) rivolgerà all’Arcivescovo una domanda in merito al proprio lavoro e al tema dell’incontro. Interverrà anche il Prof. Gianluca Vago, Magnifico Rettore dell’Università degli Studi.

FESTA DEL PERDONO

La Festa del Perdono ha origini antichissime. Nel 1458 Papa Pio II confermò la costituzione dell’Ospedale Maggiore, prevedendo che disponesse di chiesa, campanile e cimitero. Le elargizioni dei cittadini furono così generose da rappresentare una delle principali fonti di entrata dell’Ospedale nei primi secoli della sua attività.

A conferma della sua benevolenza verso la nuova istituzione, nel dicembre 1459, con la bolla Virgini Gloriose, Pio II concesse un’indulgenza plenaria, da lucrarsi per un triennio consecutivo e, successivamente, negli anni dispari, presso l’Ospedale Maggiore il 25 marzo (festa dell’Annunciazione, a cui il nosocomio è dedicato): questa fula prima Festa del Perdono.

L’indulgenza fu rinnovata più volte dai Pontefici e fu resa perpetua nel marzo 1560 da Pio IV (il milanese Giovan Angelo de Medici).

Da allora, ad anni alterni, Milano celebra la festa dell’Ospedale Maggiore, occasione per ricordarne la costante presenza nei secoli come la “casa grande” dei milanesi: «Uno stabilimento così utile, che non sia affatto un palazzo, ma una grande casa per accogliervi i poveri ammalati» (da Le vojages en Italie, Journal d’un compagnon d’exil de Lucien Bonaparte, 1805).