Donna e nuovo umanesimo

Il Direttore dell'AISES spiega il ruolo centrale della donna per generare capitale sociale

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di Valerio De Luca
Presidente di AISES e Direttore del corso di alta formazione “Etica, finanza e sviluppo” alla Pontificia Università Lateranense  

ROMA, giovedì, 7 giugno 2012 (ZENIT.org).- Nel nuovo mondo che si affaccia all’orizzonte, si va affermando una nuova forma capitalismo, in cui la produzione economica si sta spostando sempre di più dalle merci ai beni relazionali e immateriali, alle relazioni sociali e alle forme di vita.

Si affermano sempre di più il lavoro cognitivo e quello affettivo fondato sulle facoltà umane, le competenze, la rete dei saperi, i codici e i linguaggi, la cooperazione reciproca.

Viene meno la distinzione classica tra lavoro produttivo e riproduttivo e si passa dalla produzione di merci alla produzione di beni relazionali e forme di vita.

Il nuovo paradigma di sviluppo si sta orientando, dunque, verso un’antropologia fondata sulla capacità di generare il bene comune e riprodurre nuove forme di soggettività, aperte alla vita e alle generazioni future.

E’ la forza produttiva del capitale umano, composto di micro e macro relazioni, in cui l’uomo realizza la propria umanità come “essere con l’altro”, mobilitando risorse intellettuali e sociali.

L’ economia delle forme di vita, o bioeconomia, riguarda tutto ciò che ci pone in relazione con gli altri, che conferisce un “plus valore” ai rapporti umani, agli affetti e ai sentimenti, quell’insieme di legami di fiducia e di solidarietà, che sono indispensabili ad ogni convivenza civile e definiscono la nostra identità ed i nostri fini.

Pensiamo, non solo alle imprese che lavorano nell’ambito dei prodotti e servizi delle nuove tecnologie, ma anche al terzo settore, alle cooperative, e all’ambito delle risorse umane.

A differenza del modello fondato sul debito e il consumo, in cui è la cosa al centro del sistema, il fine del nuovo umanesimo economico diventa il soggetto qualificato dalle relazioni sociali e dalle forme di esistenza: ciò che stato definito come “la produzione dell’uomo mediante l’uomo”.

La persona umana in questo modo torna al centro di tutto il mondo economico, perché non è l’economia che domina l’uomo, ma è l’uomo che si serve dell’economia. Così scrive infatti il Papa: «Desidererei ricordare a tutti, soprattutto ai governanti impegnati a dare un profilo rinnovato agli assetti economici e sociali del mondo, che il primo capitale da salvaguardare e valorizzare è l’uomo, la persona, nella sua integrità: “L’uomo infatti è l’autore, il centro e il fine di tutta la vita economico-sociale”» (n. 25).

Queste forme di produzione del capitale umano e sociale sono patrimonio del vivere in comune che è composto da beni materiali, cognitivi, istituzionali e da beni morali e spirituali, che hanno necessariamente bisogno di un ethos mondiale condiviso e garantito da un complesso di istituzioni democratiche, che operino in modo sussidiario su molteplici livelli e che strutturino giuridicamente, politicamente, economicamente il vivere sociale dell’intera famiglia umana.

Il nuovo paradigma di sviluppo si sta orientando, dunque, verso un’antropologia fondata sulla capacità di generare il bene comune e riprodurre nuove forme di soggettività, aperte alla vita e alle generazioni future.

In questa prospettiva di rinnovamento, l’apertura alla vita, intesa anche come produzione di nuovo capitale umano e sociale, deve tornare al centro dell’economia e del vero sviluppo e, per questo, che l’etica della vita non può essere disgiunta dall’etica economica e sociale, da un lato e da un equilibrato rapporto tra ecologia e democrazia, tra distribuzione dei mezzi di sussistenza e riconoscimento del diritto di sussistere, dall’altro.

Infatti, come potremmo mai legare la crescita economica, all’innovazione e alla formazione del capitale umano e sociale, senza interrogarci prima di tutto sulle questioni mondiali che agitano la generazione della nuova vita, come la denatalità, la crisi alimentare ed energetica, gli aiuti allo sviluppo, etc.

Sono illuminanti al riguardo le parole di Benedetto XVI : “L'apertura alla vita è al centro del vero sviluppo. Quando una società s'avvia verso la negazione e la soppressione della vita, finisce per non trovare più le motivazioni e le energie necessarie per adoperarsi a servizio del vero bene dell'uomo”.

L’accoglienza della vita umana tempra le energie morali e rende capaci di aiuto reciproco, aprendo ad altre forme di accoglienza sociale e di solidarietà, capaci di rilanciare un modello di sviluppo umano integrale, basato sulla fiducia, il riconoscimento e la comprensione reciproca.

Questo mutamento paradigmatico segna il primato della tutela della vita, della dignità umana e del bene comune come il metro di giudizio di un autentico sviluppo.

In questa prospettiva di un nuovo umanesimo economico l’essere donna come capacità di generare il sociale acquista un ruolo paradigmatico.

E’, infatti, l’essere donna dell’economia con la sua funzione biologica- riproduttiva naturalmente rivolta al futuro, alle generazioni che verranno, è in grado di rilanciare un modello di sviluppo umano integrale, ecologicamente sostenibile e durevole, capace di rafforzare le identità personali, i legami comunitari e la coesione sociale.

In questo quadro, il valore della vita umana e il ruolo della donna nella famiglia rappresentano il centro motore per lo sviluppo economico orientato al bene comune.

La famiglia rappresenta, infatti, l’unica istituzione che può assicurare, mediante l’ opera educativa dei genitori, alle generazioni future la trasmissione di quel patrimonio culturale e di valori che abbiamo ereditato dal passato e necessario per costruire un futuro aperto alla speranza.

Per questo la  famiglia è la cellula primaria della  società, in cui la complementarietà tra uomo e donna sprigiona una energia relazionale, capace di generare nuova vita e diffondersi nell’intera comunità di popoli e nazioni, creando legami di reciproca appartenenza e rafforzando la coesione sociale.

In questa prospettiva, la donna nelle istituzioni, nella società e nell’economia assume un ruolo di responsabilità nel lanciare una sfida educativa e culturale per formare le nuove classi dirigenti alle quali trasmettere un pensiero forte e solide regole di comportamento.

Come le nuove idee hanno bisogno di promozione e di protezione in esclusiva, allo stesso modo alla donna, genetrice di vita all’interno della famiglia e nel lavoro, deve essere riconosciuta piena tutela e protezione per essere una sorta di monopolio naturale della produzione del biòs.

Ed è proprio puntando sulla valorizzazione della vita umana e sulle politiche a favore della donna, della famiglia, del lavoro e dell’educazione delle nuove generazioni, che è possibile attivare nuovamente il volano per gli investimenti e la ripresa economica.

In questo quadro, la donna, la famiglia e i valori che queste diffondono nella società e nelle istituzioni diventano il vero motore della crescita, capace di rappresentare il "volto umano" dell’economia, che ha per oggetto “tutto l’uomo”, perché presuppone lo sviluppo integrale della persona.

Nel nuovo mondo che si apre al nostro sguardo, solo il rinnovato ruolo della donna nell’economia della vita è in grado di rilanciare la sfida di un nuovo umanesimo, che riporti l'uomo, la sua dignità e la sua responsabilità al centro.