Dopo Roma, Gerusalemme e forse Istanbul

Il Patriarca di Costantinopoli spiega l'importanza storica dell'incontro con papa Francesco a Roma e, a maggio, in Terra Santa

Roma, (Zenit.org) Mattia Sorbi | 411 hits

Una delle novità più rilevanti del pontificato di papa Francesco è la dimensione fraterna nei rapporti con la altre chiese Cristiane. In particolare con i gli Ortodossi. Nell’ultima settimana di maggio, durante la visita del Papa in Terra Santa, Sua Santità Bartolomeo, patriarca di Costantinopoli, parteciperà ad un incontro unitario organizzato da Francesco a Gerusalemme. In questo contesto, il Patriarca di Costantinopoli ha invitato papa Francesco a Istanbul. Per saperne di più ZENIT ha intervistato Bartolomeo.

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Santità, a che punto si trova il processo ecumenico e a che punto siamo perché si compia il desiderio di Giovanni Paolo II di vedere una Chiesa unita che possa respirare con due polmoni ?

Bartolomeo: La domanda su quanto realmente siamo vicini all’unità della Chiesa e in particolare a permettere alla Chiesa cristiana (Occidentale e Orientale, Ortodossa e Cattolica Romana) di respirare con due polmoni, è molto importante. Non c’è dubbio che le due nostre “Chiese sorelle” siano più vicine oggi rispetto a tutto il millennio passato, grazie al “dialogo d’amore” e al “dialogo della verità”, vale a dire, i passi verso la riconciliazione e il processo di dialogo teologico, che è stato ben avviato negli ultimi decenni. Nonostante questo, siamo ancora lontani dall’Unità che condividevamo durante il primo millennio di vita della Chiesa. La cosa più importante per noi è tenere sempre davanti ai nostri occhi il desiderio e il comandamento di nostro Signore “che i Suoi discepoli siano uniti e la Chiesa sia una cosa sola”. E’ uno scandalo nel Corpo di Cristo e per il mondo intero che i seguaci di Gesù Cristo siano divisi in un momento storico in cui - oggi più che mai - siamo chiamati a una comune testimonianza e a un’unica parola davanti alle sfide della nostra epoca.

Quali sono gli obiettivi più difficili per la Chiesa in Medio Oriente al giorno d'oggi?

Bartolomeo: E’ un contesto difficile in cui emergono i problemi della Chiesa di oggi e l’aumento della violenza tra le popolazioni del Medio-Oriente. Le nostre Chiese devono proclamare la pace dove c’è la guerra, annunciare l’amore laddove c’è l’odio e la tolleranza dove c’è discriminazione. Questo principio si applica sia ai seguaci di altri fedi religiose ma anche alla situazione critica dei Cristiani in questa fragile regione. Siamo molto preoccupati dall’aumento dei disordini politici e dall’aumento della violenza soprattutto in Palestina, in Egitto, in Iraq, e più recentemente in Siria. Siamo anche profondamente desolati di fronte a questa inscusabile indifferenza e ingiustificabile inattività delle autorità civili e politiche che hanno fallito a proteggere la popolazione cristiana e in generale i cittadini. I leader cristiani devono assicurare nostra massima solidarietà e la nostra fedeltà al Vangelo in Medio-Oriente e nello stesso tempo condannare categoricamente ogni forma di brutalità e spargimento di sangue. Dobbiamo sottolineare che tutti i luoghi di culto sono tempi sacri dell’unico Dio vivente, proprio come tutti gli esseri umani sono templi sacri dello Spirito vivente di Dio.

Qual è il grande significato dell’invito che Lei ha rivolto a papa Francesco a visitare Istanbul quest'anno, dopo il viaggio a Gerusalemme?

Bartolomeo: Quando siamo stati invitati a partecipare alla Messa d’inaugurazione del neoeletto papa Francesco in Piazza San Pietro (la prima volta nella storia in cui il Patriarca di Costantinopoli ha partecipato all’insediamento del Vescovo di Roma n.d.a.) abbiamo invitato sua Santità a visitarci nel Phanar (la sede di rappresentanza a Istanbul in Turchia del Patriarca di Costantinopoli n.d.a.) ma anche ad organizzare una visita unitaria a Gerusalemme. Quest’invito è diventato un’usanza informale dall’epoca di Paolo VI, seguita poi successivamente dall’elezione di Giovanni Paolo II e preservata dopo da Benedetto XVI. Però, l’ultima nostra proposta che sarà realizzata – Dio volendo – tra pochi mesi, è quella di celebrare lo storico incontro dell’ultimo Patriarca ecumenico Atenagora e Papa Paolo VI sul Monte degli Ulivi nel Gennaio 1964, la prima volta in cui il Papa di Roma e il Patriarca della Nuova Roma s’incontrarono faccia a faccia, dopo il cosiddetto “Grande Scisma” del 1054. Quell’evento ha condotto, nel 1965, a un “mutuo sollevamento dei reciproci anatemi” ed è stato rafforzato, nel 1969, da visite formali annuali di rispettive delegazioni che dieci anni dopo portarono anche alla creazione di una commissione internazionale per il dialogo teologico tra le nostre due Chiese. E’ nostra viva speranza e fervente preghiera che l’incontro con papa Francesco possa rafforzare la stretta relazione tra la Chiesa Cattolica Romana e la Chiesa Ortodossa.