Droga: una definizione in tre punti

Secondo il Glossario di Bioetica, è una reazione spiacevole legata ad un attacco all'integrità del corpo. E' un evento da contrastare e prevenire, e da non sottovalutare mai

Roma, (Zenit.org) Carlo Bellieni | 362 hits

Droga: Sostanza non nutritiva usata per aumentare momentaneamente le capacità mentali o per estraniarsi dalla realtà. Esistono vari tipi di droga, ognuno dei quali ha rischi per la salute non solo legati alla perdita di contatto con la realtà. 

Realismo

Il termine viene dall'olandese «droog» che significa «secco», aggettivo usato per indicare appunto la pianta seccata da cui si estraggono i farmaci. Le droghe da «ricreazione» sono sostanze che vengono assunte per avere delle sensazioni euforizzanti  o per estraniarsi dall’ambiente. Molte droghe danno effetti collaterali gravi e spesso dipendenza da cui è difficile uscire. La caratteristica delle droghe da “ricreazione” è che non costituiscono nutrimento né hanno un’attività curativa. Alcuni loro derivati possono essere utilizzati come antidolorifici, ma esistono pareri difformi come ad esempio quello dell'American Accademy of Pediatrics (vedi riferimenti). Anche tabacco e alcol possono essere pericolose e per questo i cittadini vanno messi in guardia anche da queste sostanze; ma il tabacco non ha una proprietà di estraniare dall'ambiente così come non l’ha l'alcol a dosi moderate (l'alcol a dosi moderate può essere considerato un alimento); sono dunque alcol e tabacco differenti dalle droghe d'abuso, ma nondimeno sono rischi da conoscere. 

La ragione

A chi interessa parlare solo di liberalizzazione o penalizzazione? Questo è il binomio - angusto in verità -che interessa la politica; questa si divide disputando se penalizzare vietando coltivazione, produzione e/o consumo delle droghe o se liberalizzare e forse così togliendo lo spaccio dalle mani della malavita. In realtà questo dibattito nega un terzo livello della discussione - i due suddetti aspetti in definitiva sono due facce della stessa medaglia -: la domanda del perché la persona si droga, perché è un fenomeno generalizzato. Questa domanda porterebbe ad intervenire ad un livello più profondo e dunque più efficace: la coscienza dell’insoddisfazione e della solitudine giovanile, che però non si vuole affrontare: molto più facile limitarsi a liberalizzare o solo a far intervenire la polizia. Ma il vuoto di senso dei giovani e dei padri dei giovani (quelli che hanno fatto il ’68 comunista e ora sono la ricca borghesia) non lo affronta nessuno, la gente resta sola con tre soli ideali: autonomia, successo e perfezione fisica. La droga non si può combattere se non si riconosce e combatte questo vuoto.

Perché la droga è un pericolo? In primo luogo per il rischio di malattie psichiatriche e problemi sessuali maggiori della media, tanto che la legalizzazione stessa è sconsigliata dai pediatri americani. La marijuana, pur definita droga leggera, porta ad un rallentamento dei riflessi, oltremodo pericoloso per chi svolge certe attività di precisione o per chi guida; e il rallentamento dei riflessi non si risolve “aspettando che passi l’effetto”, perché dura diversi giorni dopo l’assunzione. In Francia si contano oltre 200 morti all’anno per incidenti dovuti alla cannabis. Attenzione maggiore per la salute, dunque, deve essere richiesta, evitando sciocche banalizzazioni di queste sostanze; ma anche se non “facesse male alla salute”, come pensare che il giovane consideri normale qualcosa che lo isola dal mondo proprio nell’età in cui dovrebbe conoscere e costruire e intraprendere?

Il sentimento

Non è vero che per parlare di droga bisogna averla usata; per parlare di droga bisogna aver vissuto o conosciuto il disagio sociale o personale e domandarsi cosa davvero vuole chi sta male "dentro". Sembra talvolta invece di trovarci in una società che abbandona invece di una società che abbraccia: come può essere credibile parlare di lotta alla droga in questo clima culturale? 

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