Due differenti reazioni davanti alla donna peccatrice

Non guardare più i peccati degli altri, ma vigilare sulla propria condotta

Roma, (Zenit.org) Osvaldo Rinaldi | 489 hits

In questa domenica ci troviamo di fronte ad un avvenimento, apparentemente ordinario, della vita di Gesù, che in realtà racchiude la rivelazione dell’amore di Dio per tutti noi. Tutto nasce da un invito a pranzo, da un gesto di accoglienza da parte di un fariseo.

Questo è il primo insegnamento che manifesta la grande misericordia di Dio. Anche se Gesù, in tutti i Vangeli, appare ostile ai farisei criticandogli il poco amore per il prossimo, la troppa facilità con quale sono sempre pronti a giudicare, in questa circostanza Egli accetta il loro invito a pranzo per entrare in dialogo e far conoscere la vera intenzione delle sue esortazioni. Gesù è venuto per condannare il peccato e salvare il peccatore.

L’insegnamento di Gesù non è solo fatto di parole, ma è sempre accompagnato da fatti, da gesti concreti. L’occasione propizia per far conoscere il modo di agire di Dio gli viene dall’arrivo di una ospite inattesa nella casa del fariseo. L’evangelista Luca parla di una donna peccatrice che viveva in quella città, quindi una persona conosciuta da tutti.

Questa donna però non ha un nome, non perché l’evangelista non conoscesse la sua identità, ma perché vuole lasciare alla donna la libertà di raccontare, partendo dalla condizione di peccato in cui si trovava, la propria esperienza di amore e di perdono ricevuta da Gesù.

La donna inizia a compiere dei gesti davvero sorprendenti agli occhi di tutti i partecipanti di quel pranzo. Il primo gesto è quello di mettersi ai piedi di Gesù, un atteggiamento più interiore che esteriore, quasi a volere indicare la sua disponibilità a servirlo ed amarlo con tutto il cuore. Infatti, la donna inizia a lavare i piedi di Gesù con le lacrime del suo volto. Il lavare i piedi era il gesto compiuto dall’ultimo dei servi, dal servo dei servi.

Il gesto della lavanda dai piedi sarà compiuto da Gesù nell’ultima cena. Questa donna peccatrice, anche se non ha ancora ascoltato le parole di Gesù nel cenacolo, sembra averle già intuite e comprese: “Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri. Vi ho dato infatti l'esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi.” (Gv 13, 14-15).

Ella pertanto compie un gesto di amore, di servizio e di accoglienza verso l’uomo Gesù che riconosce come Dio. Questo gesto suscita scandalo da parte dei farisei, perché è un atto che infrange la legge mosaica. Infatti, il contatto di una donna peccatrice provoca l’impurità rituale in colui che è stato toccato, in questo caso Gesù. Questo fatto di impurità diventa per i farisei motivo di giudizio, perché Gesù era considerato sino a quel momento un profeta, ma quel lasciarsi toccare da una donna peccatrice è un gesto che cambia radicalmente la loro opinione su di Lui.

Ma Gesù dimostra che Egli è davvero un profeta, perché conosce in profondità non solo l’animo lacerato di quella donna desiderosa di perdono, ma anche il cuore di quel fariseo. E proprio per questa ragione, solo in questo punto del racconto, il profeta viene chiamato con il suo nome, Simone. Con questo fatto Gesù ci vuole dire che Egli conosce i pensieri dei cuori di tutti gli uomini, quindi anche quelli di Simone, e con questo dimostra che Egli è davvero un profeta, anzi è il Profeta tanto atteso di cui ha parlato Mosè.

E questo Gesù lo fa capire con un modo di agire che non è mai accusatorio. Egli non dice: “Guarda Simone, non hai capito niente. Io conosco i tuoi pensieri, se vuoi te li posso dire tutti, ho visto che mi stai giudicando, mi stai considerando un falso profeta”. Niente di tutto questo. Gesù propone un racconto, per lasciare libertà all’interlocutore, in modo che egli possa capire il suo errore e correggere la sua opinione su di Lui.

Il racconto dei due debitori, che dovevano al loro creditore due cifre di denaro di valore molto differente, vuole evidenziare non tanto che siamo tutti peccatori, ma vuole farci riflettere sul fatto che, proprio colui che ha più da farsi perdonare, se umilmente accetta il perdono di Dio, sarà capace di amare con più costanza, entusiasmo e coraggio, sia Dio che il prossimo.

Il fariseo Simone, che insieme a tutti i suoi compagni di tavola, si ritenevano giusti e quindi poco bisognosi di perdono, resteranno  incapaci di amare con la stessa intensità e slancio di quella donna peccatrice che ha accolto il perdono da Dio.

Da un lato troviamo i farisei che giudicano: “Allora i commensali cominciarono a dire tra sé: «Chi è quest'uomo che perdona anche i peccati?» (Lc 7, 50). Dall’altro troviamo la fede della donna che crede nell’amore misericordioso di Gesù:  “Ma egli disse alla donna: «La tua fede ti ha salvata; và in pace!»” (Lc 7, 50).

Questa non è altro che la petizione del Padre Nostro: “Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori” (Mt 6,12). La vicenda di questa donna sembra dirci: “Vuoi ricevere il perdono da Dio dei tuoi peccati? Impara a vedere non solo il male che tu hai ricevuto, guarda anche il male che hai fatto all’altro”.

Se riconosceremo questo, si apriranno i nostri occhi, ci renderemo conto che sia più debitori che creditori, non solo nei confronti di Dio, ma anche verso il prossimo. Allora cambierà il nostro atteggiamento interiore, non staremo più a guardare i peccati degli altri, ma a vigilare sulla nostra condotta, e quando serve correremo più spesso da un sacerdote per confessarci.