Due nuovi "istant book" a firma di papa Francesco

Presentati alla sede di Civiltà Cattolica, i volumetti della EMI "Guarire dalla corruzione" e "Umiltà. La strada verso Dio", che raccolgono riflessioni di Bergoglio, prima dell'inizio del suo ministero petrino

Roma, (Zenit.org) Luca Marcolivio | 770 hits

Per i suoi 40 anni, che cadono la prossima settimana, l’Editrice Missionaria Italiana (EMI) si è fatta un regalo: la pubblicazione di due istant book di 60 pagine ciascuno, a firma Jorge Mario Bergoglio / Francesco: Guarire dalla corruzione e Umiltà. La strada verso Dio, sono le traduzioni in italiano di due saggi del Santo Padre, usciti in spagnolo nel 2005, quando Bergoglio era ancora arcivescovo di Buenos Aires.

I due volumetti sono stati presentati stamattina presso la sede della Civiltà Cattolica, la storica rivista edita dai gesuiti (Bergoglio è membro della compagnia di Gesù dal 1958).

Oltre al moderatore, il direttore di Civiltà Cattolica, padre Antonio Spadaro SJ, sono intervenuti Lorenzo Fazzini, direttore della EMI, la professoressa Lucetta Scaraffia, docente di storia contemporanea all’Università La Sapienza di Roma ed editorialista dell’Osservatore Romano, e don Luigi Ciotti, presidente di Libera.

Nei due libri presentati oggi, “c’è già quasi una sorta di ‘bignami’ del programma del nuovo pontefice - ha spiegato Fazzini -. La richiesta a Cristo di guarirci dalla nostra corruzione, l’impegno per percorrere la strada dell’umiltà che solo ci può aprire le porte all’incontro con il Signore”.

Scegliendo il nome di Francesco, papa Bergoglio ha reso omaggio al “santo umile di Assisi, colui che sconfisse la corruzione del suo tempo, lanciando in faccia a tutti la vocazione alla povertà”, ha proseguito Fazzini. Ciò diventa per tutti noi “un pungolo e uno sprone, credenti e non credenti, ad interrogarci su quali uomini e donne vogliamo essere”.

La professoressa Scaraffia ha tracciato due paralleli tra illustri uomini di Chiesa di differenti epoche, due santi e due papi: Francesco d’Assisi e Ignazio di Loyola da un lato, Joseph Ratzinger e Jorge Mario Bergoglio dall’altro.

Se in questi primi giorni di pontificato, ha osservato Scaraffia, è emerso tutto il lato “francescano” di Bergoglio, colmo di gioia e carità, è verosimile che in futuro, in modo più progressivo, venga alla luce anche il lato “ignaziano”, con tutto il rigore della dottrina e del magistero. “Se il papa francescano piace a tutti, forse il papa ignaziano potrà piacere a meno persone…”, ha commentato la storica.

Ignaziana è anche la spiritualità del nuovo Papa che “spinge a guardare a noi stessi”, a compiere un esame di coscienza che “presuppone un’idea di verità senza sconti”.

In particolare il libro sulla corruzione non denuncia tanto peccati “sociali” o “politici”, ha proseguito Scaraffia, ma riguarda soprattutto la sfera dell’anima. Quando poi un peccato viene socialmente accettato, ciò impedisce all’uomo di chiedere perdono.

La differenza tra Benedetto XVI e Francesco, ha aggiunto la storica, è soprattutto nell’“approccio intellettuale” e i due papi, in tal senso, sono assai “complementari”.

Lo storico incontro di sabato scorso a Castel Gandolfo tra il Pontefice regnante e il Pontefice emerito, mette a tacere chi vorrebbe un’immagine della Chiesa rigidamente “univoca e compatta” e coglie, invece, che la ricchezza del cattolicesimo è proprio nella “complementarità e nella sinergia”, ha poi concluso Scaraffia.

L’intervento di don Luigi Ciotti, di cui è noto l’impegno contro la mafia,  è stato incentrato soprattutto sul tema della corruzione. Quest’ultima, ha spiegato il presidente di Libera, è un fatto anche culturale e ha spesso si manifesta nel “salvare le apparenze”, a differenza di quanto faceva Gesù, quando denunciava i “sepolcri imbiancati”.

La corruzione, dunque, contro la quale è necessaria una tenace opera educativa, vive di autogiustificazioni e dell’istituzionalizzazione di comportamenti immorali, al punto che la nostra epoca è diventata quella dei “truffatori in guanti bianchi” che hanno “sottoposto il loro vizio a un percorso di buona educazione”.

Di fronte a una “legalità sostenibile”, in cui le regole sono rispettate “solo se conviene”, si tende ad “addomesticare la propria coscienza”.

Quando avvengono ingiustizie, specie se luttuose, non basta più quindi, “commuoversi”, ma è necessario “muoversi”, ha aggiunto don Ciotti.