Duemila reliquie di martiri della persecuzione religiosa in Spagna per trenta Paesi

Assassinati a Valencia nel 1936, beatificati da Giovanni Paolo II l’11 marzo 2001

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VALENCIA, lunedì, 27 marzo 2006 (ZENIT.org).- Circa duemila reliquie di martiri della persecuzione religiosa del 1936 (nel contesto della Guerra Civile spagnola) sono state distribuite dall’Arcidiocesi di Valencia a parrocchie e comunità religiose di più di trenta Paesi che le hanno richieste.



L’11 marzo sono stati festeggiati i cinque anni dalla più grande beatificazione collettiva nella storia della Chiesa, celebrazione in cui Giovanni Paolo II ha elevato agli altari 233 martiri del 1936.

“Erano uomini e donne di tutte le età e condizioni – ricordava allora il Papa –: sacerdoti diocesani, religiosi, religiose, padri e madri di famiglia, giovani laici”.

“Furono assassinati perché erano cristiani, per la loro fede in Cristo, perché erano membri attivi della Chiesa – ha sottolineato –. Tutti, come risulta dai processi canonici per la loro dichiarazione come martiri, prima di morire perdonarono di cuore i loro carnefici”.

In piazza San Pietro, in Vaticano, tra decine di migliaia di pellegrini, hanno assistito alla cerimonia con le lacrime agli occhi molti figli, nipoti, fratelli e altri familiari dei martiri.

Memoria storica

Quella celebrazione ha fatto sì che il Vaticano diffondesse la documentazione per spiegare la sua portata: nel gruppo si evidenziava la rappresentatività ecclesiale, “espressione dei numerosi carismi e famiglie di vita consacrata”.

Allo stesso modo, si mostrava “la rappresentatività della Chiesa in Spagna”, perché questo gruppo era formato da 37 diocesi di origine. I martiri si trovavano a Valencia per svolgere i loro rispettivi ministeri e le loro attività apostoliche; alcuni di loro sono stati uniti nel processo per competenza, seguendo la normativa canonica vigente.

Per delineare il contesto storico di questi martiri, il rapporto si è rifatto alla proclamazione della II Repubblica spagnola (14 aprile 1931), “intrisa di forte anticlericalismo”. Appena un mese più tardi ci furono incendi in alcune chiese di Madrid, Valencia, Málaga e altre città del Paese.

La documentazione vaticana ricorda che nella rivoluzione comunista delle Asturie (ottobre 1934) versarono il proprio sangue molti sacerdoti e religiosi, tra i quali i dieci Martiri di Turón (9 Fratelli delle Scuole Cristiane e un Passionista, canonizzati il 21 novembre 1999).

“Durante il primo semestre del 1936, dopo il trionfo del Fronte Popolare, formato da socialisti, comunisti e altri gruppi radicali, ci sono stati attentati più gravi, con nuovi incendi di chiese, abbattimenti di croci, espulsioni di parroci, divieto di sepolture e processioni, minacce di maggiori violenze”, descrive.

“Queste si sono scatenate, con vero furore, dopo il 18 luglio 1936. La Spagna è tornata ad essere terra di martiri da quella data fino al 1° aprile 1939, perché nella zona repubblicana si è scatenata la più grande persecuzione religiosa conosciuta nella storia dai tempi dell’Impero Romano, superiore anche alla Rivoluzione Francese”, ricorda la documentazione.

Il rapporto non esita a definire quel triennio come “tragico e glorioso allo stesso tempo”, “che deve essere fedelmente ricordato perché non si perda la memoria storica”.

Al termine della persecuzione, il numero dei martiri era di quasi diecimila, tra Vescovi, sacerdoti diocesani e seminaristi, religiosi, religiose e laici sia uomini che donne. Durante la persecuzione religiosa repubblicana, l’Arcidiocesi di Valencia ha pagato uno dei maggiori tributi di sangue.

Richiesta di reliquie

Alla vigilia del V anniversario di quella beatificazione di massa, fonti della delegazione diocesana per le Cause dei Santi dell’Arcivescovado di Valencia hanno confermato il numero di reliquie distribuite e la loro destinazione, secondo quanto ha reso noto l’organismo informativo dell’Arcidiocesi “Avan”.

Le reliquie sono richieste, nella maggior parte dei casi, da parrocchie, alle quali si aggiungono seminari, collegi e comunità cristiane, privati e famiglie “che desiderano venerare nella loro casa i nostri martiri”, hanno spiegato le fonti.

Tra i Paesi delle parrocchie richiedenti ci sono Filippine, Cile, Venezuela, Messico, Tanzania, Giappone e Brasile; tra le città, Perth e Sydney (Australia), Dallas e Washington (Stati Uniti) e quelle di numerosi Paesi europei.

Una delle reliquie è stata inviata ad un seminario di Hong Kong attraverso una famiglia del Cammino Neocatecumenale che si trova in missione nella città cinese di Macao.

La maggior parte delle reliquie distribuite corrisponde a “piccoli frammenti ossei dei martiri”, cita l’agenzia arcidiocesana, le cui fonti spiegano che “dei 233 beatificati non abbiamo reliquie di più di 30, visto che i loro resti mortali non hanno ancora potuto essere localizzati o identificati dai tribunali che istruiscono le cause, nonostante sia pienamente confermata la loro morte da martiri”.

La suddetta delegazione diocesana riceve “continuamente” lettere di ringraziamento dei destinatari delle reliquie, come quella del custode delle Sacre Reliquie della Cattedrale di Milano, quella dell’Ufficio per la Custodia delle Sacre Reliquie della Curia Episcopale di Casale Monferrato e del santuario della “Madonna di Casale” di San Vito Rimini.

“Sono numerose le grazie ricevute dai nostri martiri”, hanno sottolineato le fonti della delegazione, aggiungendo che le località legate ai beati organizzano annualmente atti solenni in loro onore.