Durante la Preghiera eucaristica ci si inchina sempre al nome di Maria?

Risponde padre Edward McNamara, L.C., professore di Teologia e direttore spirituale

Roma, (Zenit.org) | 493 hits

La seguente osservazione è stata sottoposta all’attenzione di padre Edward McNamara da parte di un nostro lettore di lingua portoghese:

Durante la Preghiera eucaristica viene menzionato il nome di Maria, cheé in alcune parrocchie viene accompagnato da un atto di riverenza, ossia da un inchino. L’ho visto fare in vari posti, sia da parte dei sacerdoti che dei fedeli. Nella mia parrocchia di origine non si fa. Chiedo dunque se è prescritto o se è solo una invenzione da parte di alcuni sacerdoti.-- R.R., seminarista, Brasile

Pubblichiamo di seguito la risposta formulata da padre Edward McNamara:

I vari inchini vengono specificati nell’Ordinamento Generale del Messale Romano. Al n° 275 si legge:

“Con l’inchino si indicano la riverenza e l’onore che si danno alle persone o ai loro segni. Vi sono due specie di inchino, del capo e del corpo:

a) L’inchino del capo si fa quando vengono nominate insieme le tre divine Persone; al nome di Gesù, della beata Vergine Maria e del Santo in onore del quale si celebra la Messa.

b) L’inchino di tutto il corpo, o inchino profondo, si fa: all’altare; mentre si dicono le preghiere Purifica il mio cuore e Umili e pentiti; nel Simbolo (Credo) alle parole: E per opera dello Spirito Santo; nel canone romano, alle parole: Ti supplichiamo, Dio onnipotente. Il diacono compie lo stesso inchino mentre chiede la benedizione prima di proclamare il Vangelo. Inoltre il sacerdote, alla consacrazione, si inchina leggermente mentre proferisce le parole del Signore”.

Altri documenti, ad esempio il Cerimoniale del vescovo, indicano altri inchini. Ad esempio prima e dopo l’incensazione bisogna fare un inchino alla persona o alle persone che vengono incensate. Queste ultime, di norma, rispondono al gesto con un inchino verso il turiferario.

Prendendo spunto da altre domande fatte riguardo agli inchini, faccio la seguente osservazione.

Gli inchini menzionati in questo numero vengono fatti da chiunque reciti la preghiera accompagnata dal gesto. Quindi, nelle preghiere che vengono recitate soltanto dal sacerdote, solo lui fa l’inchino in questo momento.

Nelle preghiere dette da tutti, tutti faranno dunque l’inchino nei momenti indicati. Cioè tutti dovrebbero fare un inchino durante la recita del Gloria nei due momenti in cui viene menzionato il nome di Gesù Cristo, ma non quando il sacerdote pronuncia il nome durante le varie preghiere presidenziali.

L’Ordinamento Generale del Messale Romano non è però esaustivo e non sempre tutto quello che non è specificamente obbligatorio, è perciò vietato.

Ci sono infatti alcuni inchini che non sono esplicitamente prescritti o lo sono solo per i vescovi, ma vengono comunemente estesi ai sacerdoti.

Ad esempio, è prassi comune per i chierichetti, fare un inchino al sacerdote dopo aver portato il messale alla sede, quando portano l’acqua e il vino, e, ancora, dopo la lavanda delle mani. Anche se non costituiscono un obbligo, queste usanze possono essere continuate.

Allo stesso modo, i fedeli che sono abituati a fare un inchino del capo, quando sentono il nome di Gesù, possono continuare a farlo anche se il gesto non è richiesto nella liturgia. Si tratta infatti di un gesto di devozione, non di un atto liturgico.

*I lettori possono inviare domande all’indirizzo liturgia.zenit@zenit.org. Si chiede gentilmente di menzionare la parola “Liturgia” nel campo dell’oggetto. Il testo dovrebbe includere le iniziali, il nome della città e stato, provincia o nazione. Padre McNamara potrà rispondere solo ad una piccola selezione delle numerosissime domande che ci pervengono.