Durante la Quaresima, l'uomo deve "prepararsi per essere visitato da Dio"

Durante l'Udienza Generale, Benedetto XVI riflette sulle tentazioni tipiche della nostra epoca e menziona alcune celebri conversioni

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) Luca Marcolivio | 1361 hits

La terzultima Udienza Generale del pontificato di Benedetto XVI si è aperta tra gli scroscianti applausi di un pubblico commosso di pellegrini. Dopo aver ribadito i motivi che l’hanno spinto a rinunciare al ministero petrino, il Santo Padre ha tenuto la propria catechesi sul tema Le tentazioni di Gesù e la conversione per il Regno dei Cieli.

L’argomento è incentrato sull’inizio del tempo liturgico della Quaresima, che ricorre oggi, il Mercoledì delle Ceneri. Il numero quaranta, ha spiegato il Papa, ricorre spesso nella Sacra Scrittura, richiamando in modo particolare “i quarant’anni in cui il popolo di Israele peregrinò nel deserto”.

Durante quelle quattro decadi, il popolo di Israele viene formato a diventare popolo eletto di Dio, in particolare attraverso la tentazione all’infedeltà all’alleanza con il Signore. Quaranta furono, tuttavia, anche i giorni di cammino del profeta Elia per raggiungere l’Oreb, così come quaranta sono i giorni trascorsi da Gesù nel deserto - dove viene tentato da satana – prima di iniziare la sua vita pubblica.

Il deserto è “il luogo del silenzio, della povertà, dove l’uomo è privato degli appoggi materiali e si trova di fronte alle domande fondamentali dell’esistenza”, ha spiegato Benedetto XVI. È quindi il luogo dove più facilmente l’uomo può incontrare Dio ma è anche “il luogo della morte”, per la sua assenza di acqua e “il luogo della solitudine, in cui l’uomo sente più intensa la tentazione”.

Venendo tentato, Gesù “si carica delle nostre tentazioni, porta con Sé la nostra miseria, per vincere il maligno e aprirci il cammino verso Dio, il cammino della conversione”, ha spiegato il Papa. La riflessione sulle tentazioni di Gesù nel deserto ci esorta a “rispondere ad una domanda fondamentale: che cosa conta davvero nella mia vita?”.

La prima tentazione è quella del “cambiare una pietra in pane per spegnere la fame”: tuttavia, non di solo pane vive l’uomo e “senza una risposta alla fame di verità, alla fame di Dio, l’uomo non si può salvare”.

Gesù, poi, subisce dal diavolo la tentazione del potere ma egli è ben consapevole che “non è il potere mondano che salva il mondo, ma il potere della croce, dell’umiltà, dell’amore”.

Nella terza tentazione, il demonio chiede a Gesù di “gettarsi dal pinnacolo del Tempio di Gerusalemme e farsi salvare da Dio mediante i suoi angeli, di compiere cioè qualcosa di sensazionale per mettere alla prova Dio stesso”. Dio, però, “non è un oggetto a cui imporre le nostre condizioni”.

Tutte e tre le tentazioni hanno un punto in comune, ovvero “la proposta di strumentalizzare Dio, di usarlo per i propri interessi, per la propria gloria e per il proprio successo”. Ciò, quindi, significa “mettere se stessi al posto di Dio, rimuovendolo dalla propria esistenza e facendolo sembrare superfluo”. Da qui la domanda: “che posto ha Dio nella mia vita? È Lui il Signore o sono io?”.

Superando le tre tentazioni, l’uomo è chiamato alla conversione, cioè ad acconsentire “che Dio ci trasformi”, seguendo Gesù “in modo che il suo Vangelo sia guida concreta della vita”.

Al giorno d’oggi per essere cristiani non basta “vivere in una società che ha radici cristiane” e anche chi è educato cristianamente in famiglia “deve, ogni giorno, rinnovare la scelta di essere cristiano, cioè dare a Dio il primo posto”, in mezzo alle mille tentazioni della società secolarizzata.

Tra le architravi della società cristiana di oggi, che spesso i cristiani sono tentati di abbandonare, Benedetto XVI ha citato la fedeltà al “matrimonio cristiano”, la pratica della “misericordia nella vita quotidiana”, la dedizione “alla preghiera e al silenzio interiore”, mentre è ormai difficile opporsi a pratiche da molti considerate “ovvie”, come “l’aborto in caso di gravidanza indesiderata, l’eutanasia in caso di malattie gravi, o la selezione degli embrioni per prevenire malattie ereditarie”.

La storia del cristianesimo, ha ricordato il Papa, è piena di conversioni a partire da quelle di San Paolo e di Sant’Agostino, avvenute nei primi secoli, tuttavia, anche nella nostra epoca secolarizzata “la grazia di Dio è al lavoro e opera meraviglie nella vita di tante persone”. A tal proposito il Pontefice ha citato il russo Pavel Florensnkij, che, pur educato secondo principi agnostici, arrivò a farsi monaco, dopo aver esclamato: “No, non si può vivere senza Dio!”.

Anche l’olandese ebrea Etty Hillesum, inizialmente lontana dalla fede, poco prima di morire nel campo sterminio di Auschwitz, scrisse nel suo diario: “Dio è sepolto. Bisogna di nuovo che lo dissotterri”.

La terza storia di conversione citata dal Papa è quella dell’americana Dorothy Day che, dopo essere stata una militante marxista, viene condotta da Dio “ad una consapevole adesione alla Chiesa, in una vita dedicata ai diseredati”.

L’uomo, nella sua interiorità, deve “prepararsi per essere visitato da Dio, e proprio per questo non deve lasciarsi invadere dalle illusioni, dalle apparenze, dalle cose materiali”.

L’Anno della Fede, ha ricordato il Santo Padre, è un’occasione per rinnovare il cammino di conversione, superando “la tendenza di chiuderci in noi stessi e per fare, invece, spazio a Dio, guardando con i suoi occhi la realtà quotidiana”.

La conversione, pertanto, è evitare di “chiudersi nella ricerca del proprio successo”, aprendosi alla “verità”, alla “fede in Dio” e all’“amore”, vincendo la tentazione dell’egoismo, quando ci troviamo al bivio tra “potere umano e amore della Croce” e “tra una redenzione vista nel solo benessere materiale e una redenzione come opera di Dio”.