È "piccolo" chi sa riconoscere il volto di Dio in Gesù Cristo

Nell'Udienza Generale il Papa incoraggia la preghiera di ringraziamento a Dio

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CITTA’ DEL VATICANO, mercoledì, 7 dicembre 2011 (ZENIT.org) – Nell’Udienza Generale di questa mattina, papa Benedetto XVI ha articolato la propria catechesi sull’Inno di giubilo messianico, in quanto “preghiera di riconoscenza e di lode” fatta da Gesù al Padre.

Già nell’originaria versione greca dei Vangeli si riscontra il verbo exomologoumai che, a seconda delle traduzioni, è stato inteso come “riconoscere fino in fondo” il Signore o “trovarsi d’accordo” con Lui.

“L’Inno di giubilo – ha spiegato il Santo Padre - è l’apice di un cammino di preghiera in cui emerge chiaramente la profonda e intima comunione di Gesù con la vita del Padre nello Spirito Santo e si manifesta la sua filiazione divina”.

La natura di “Padre” e di “Figlio” sta ad indicare una “intima e costante comunione” di Gesù con Dio (cfr. Lc 10,22). Allo stesso modo le relazioni umane comportano “un coinvolgimento, un qualche legame interiore tra chi conosce e chi è conosciuto, a livello più o meno profondo: non si può conoscere senza una comunione dell'essere”, ha aggiunto il Pontefice.

La “perfetta unità” con il Padre è riservata esclusivamente al Figlio, pertanto è solo Cristo che può “rivelare veramente chi è Dio”. Così Gesù si inserisce nella “grande narrazione biblica della storia d’amore di Dio per l’uomo”, diventandone “il vertice e il compimento”.

“Nella sua esperienza di preghiera – ha proseguito il Papa - la Sacra Scrittura viene illuminata e rivive nella sua più completa ampiezza: annuncio del mistero di Dio e risposta dell’uomo trasformato”. È grazie a Cristo “rivelatore del Padre”, che “viene riaperta all’uomo la possibilità di accedere a Dio”.

Gesù poi loda il Padre per aver nascosto i misteri di Dio ai dotti e ai sapienti ed averli rivelati ai piccoli (Lc 10,21). Questi ultimi sono tutti coloro che diventano gioiosamente partecipi della “conoscenza filiale di Dio”.

È “piccolo” chi è sufficientemente puro di cuore da “riconoscere il volto di Dio in Gesù Cristo”, a differenza di chi “si chiude in se stesso, pensando di non avere bisogno di nessuno, neppure di Dio”, ha osservato il Santo Padre.

Se nel Vangelo di Matteo (cfr. Mt 11, 2-24) il giubilo è “in relazione alle parole con cui Gesù constata l’efficacia della sua parola e della sua azione”, per l’evangelista Luca (cfr. Lc 10,1) l’Inno di giubilo è legato all’annuncio del Vangelo e alla vittoria del bene sul male.

“Anche noi, con il dono del suo Spirito, possiamo rivolgerci a Dio, nella preghiera, con confidenza di figli, invocandolo con il nome di Padre, «Abbà»”, ha proseguito il Papa.

Tuttavia “dobbiamo avere il cuore dei piccoli, dei «poveri in spirito» (Mt 5,3), per riconoscere che non siamo autosufficienti, che non possiamo costruire la nostra vita da soli, ma abbiamo bisogno di Dio, abbiamo bisogno di incontrarlo, di ascoltarlo, di parlargli”, ha poi concluso.