E' possibile evangelizzare tramite la televisione? (Seconda parte)

Televisione tra scristianizzazione e evangelizzazione

Roma, (Zenit.org) Maurizio Moscone | 657 hits

I mittenti principali, dai quali tutti gli altri dipendono (registi, commentatori politici, attori, etc.) sono i direttori di rete. Essi, sulla base delle proposte dei responsabili dei diversi settori televisivi, decidono i vari tipi di trasmissioni, le quali successivamente vengono affidate ad esperti per la loro realizzazione.

Il destinatario è il pubblico televisivo, che si estende a tutti gli abitanti della terra raggiunti dalle diverse reti. Per tale pubblico vengono programmate trasmissioni rispondenti agli interessi di ogni fascia di età e ceto sociale.

I significati sono i messaggi manifesti o latenti che vengono veicolati al pubblico tramite il mezzo televisivo.

I messaggi latenti sono presenti nascostamente in programmi di intrattenimento, film o soap opere di genere cosiddetto “leggero”, che apparentemente sono al di là del bene e del male, ma sono per lo più informati da un’ideologia anticristiana.

Se si analizza il modello di famiglia veicolato in sceneggiati che vanno in onda nelle fasce protette ci si rende conto che l’infedeltà coniugale, il divorzio, la disubbidienza dei figli verso i genitori vengono presentati come la norma e raramente viene affermato il valore della famiglia cristiana, con un padre e una madre che si amano e si rispettano e sono aperti alla vita.

La sessualità è normalmente banalizzata e considerata come una pratica da esercitare (“fare sesso”) al di fuori del matrimonio fin da ragazzi . In particolare, l’omosessualità viene presentata come un orientamento sessuale che è sullo stesso piano dell’eterosessualità.

Negli ultimi anni si assiste a livello mondiale a una campagna mediatica che propugna l’ideologia del gender attraverso spot pubblicitari, film, sceneggiati, interviste, dibattiti finalizzati a convincere l’opinione pubblica che non esiste la legge naturale, per cui non si nasce maschio o femmina, ma si diventa ciò che si desidera essere a seconda dei propri orientamenti sessuali, che possono essere molteplici. Inoltre si tende a presentare le unioni omosessuali come qualcosa di gioioso e non conflittuale e gli omosessuali come persone felici e realizzate, senza mai far riferimento alle terapie psicologiche, come quella praticata da Nicolosi[1], che hanno aiutato e aiutano tante persone a superare i conflitti psichici che sono all’origine dell’omosessualità.

Tutto ciò non è casuale. Quale interesse hanno le televisioni a propugnare l’ideologia del gender? C’è una regia internazionale che guida questa campagna ideologica.

Nel settembre del 1995 si svolse a Pechino la IV Conferenza dell’O.N.U. sulla donna. I giornali non hanno dato molto importanza a questo evento, durante il quale è stato stabilito che gli esseri umani si distinguono in maschi, femmine, omosessuali, lesbiche e transessuali e si è deciso di promuovere film e sceneggiati con lo scopo di diffondere l’ideologia del gender.

Questo scopo è stato raggiunto e si sta formando soprattutto nelle nuove generazioni, cresciute davanti alla TV, un modello di antropologia anticristiano, secondo il quale 

“il sesso – afferma Benedetto XVI - non è più un dato originario della natura che l’uomo deve accettare e riempire personalmente di senso, bensì un ruolo sociale del quale si decide autonomamente […]”[2].

Benedetto XVI esprime così la sua preoccupazione per questa inedita antropologia che si sta diffondendo:

“La profonda erroneità di questa teoria e della rivoluzione antropologica in essa soggiacente è evidente. L’uomo contesta di avere una natura precostituita dalla sua corporeità, che caratterizza l’essere umano. Nega la propria natura e decide che essa non gli è data come fatto precostituito, ma che è lui stesso a crearsela”[3].

La televisione di fatto favorisce la formazione di una nuova antropologia secondo la quale l’uomo si sostituisce a Dio, volendo creare se stesso. Risulta quindi credibile quanto scrisse il gesuita Padre Taddei, fondatore del Centro internazionale dello spettacolo e della comunicazione sociale (CISCS):

“I media non sono il demonio, sono solo strumenti di battaglia […] che possono essere usati al servizio tanto di Cristo quanto di Satana. Il demonio esiste e oggi ha scelto soprattutto il mondo della comunicazione per fare la sua battaglia. Di questo non tutti i cattolici sono convinti”[4].

La televisione, in quanto strumento, può essere usata come mezzo di evangelizzazione.

Giovanni Paolo II nell’enciclica Redemptoris Missio sviluppa una riflessione sui mezzi di comunicazione sociale, e quindi sulla televisione, considerandoli il “primo areopago nel mondo moderno”. Il Papa non soltanto sollecita l’uso dei mass media per l’annuncio del messaggio evangelico, ma afferma anche questo messaggio deve essere integrato nella cultura mediatica.

Scrive Giovanni Paolo II:

“Il primo areopago del mondo moderno è il mondo della comunicazione, che sta unificando l’umanità rendendola – come si suol dire - ‘un villaggio globale’. I mezzi di comunicazione sociale hanno raggiunto una tale importanza da essere per molti il principale strumento informativo e formativo, di guida e di ispirazione per i comportamenti individuali, familiari, sociali. Le nuove generazioni soprattutto crescono in modo condizionato da essi. Forse è stato un po’ trascurato questo areopago: si privilegiano generalmente altri strumenti per l’annunzio evangelico e per la formazione, mentre i mass media sono lasciati all’iniziativa dei singoli o di piccoli gruppi ed entrano nella programmazione pastorale in linea secondaria. L’impegno nei mass media, tuttavia, non ha lo scopo di moltiplicare l’annunzio: si tratta di un fatto più profondo, perché l’evangelizzazione stessa della cultura moderna dipende in gran parte dal loro influsso. Non basta, quindi, usarli per diffondere il messaggio cristiano e il magistero della chiesa, ma occorre integrare il messaggio cristiano in questa ‘nuova cultura’ creata dalla comunicazione moderna. E’ un problema complesso, poiché questa cultura nasce, prima ancora che dai contenuti, dal fatto stesso che esistono nuovi modi di comunicare con nuovi linguaggi, nuove tecniche e nuovi atteggiamenti psicologici. Il mio predecessore Paolo VI diceva che ‘ la rottura fra il Vangelo e la cultura è senza dubbio il dramma della nostra epoca’, e il campo dell’odierna comunicazione conferma in pieno questo giudizio”[5].

L’integrazione tra il Vangelo e la “nuova cultura” mediatica è augurabile che venga sempre più potenziata per rispondere ai desideri di coloro che ricercano, anche nei mezzi di comunicazione sociale, la Verità e la Bellezza. 

(La prima puntata è stata pubblicata sabato 9 marzo)

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NOTE

[1] Il dott. Joseph Nicolosi si occupa da diversi anni di terapia riparativa dell'omosessualità; è cofondatore e direttore dell'Associazione Nazionale per la Ricerca e la Terapia dell'Omosessualità (NARTH), membro dell'Associazione Psicologica Americana, autore di numerosi libri e articoli scientifici. In italiano sono disponibili i seguenti volumi: J.Nicolosi, Omosessualità maschile, un nuovo approccio, Milano, Sugarco Edizioni, 2002; J.Nicolosi, L. Ames Nicolosi, Omosessualità: una guida per i genitori, Milano, Sugarco Edizioni, 2003. Il sito del NARTH, sul quale è disponibile materiale in italiano, ha il seguente URL: http://www.narth.com/.

[2] Benedetto XVI, Presentazione degli auguri natalizi della curia romana, Roma, 21 dicembre 2012.

[3] Ibidem.

[4] N. Taddei, Intervento, in “Avvenire”, 31\10\1995.

[5] Giovanni Paolo II, Lett. Enc. Redemptoris missio, 37 c