È sufficiente cercare buone notizie?

In un meeting online, NetOne ha affrontato la tematica della corretta informazione

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di Maria Rosa Logozzo

ROMA, mercoledì, 14 novembre 2012 (ZENIT.org) - Bastano buone notizie? Questa tematica, tra le più discusse del momento, è stata al centro del meeting online di NetOne che venerdì 9 novembre 2012 ha collegato via internet 301 punti di varie nazioni. Vi si poteva accedere dalla home del sito: http://www.net-one.org.

Questa Associazione riunisce le più svariate professionalità del mondo dei media e della comunicazione, dai giornalisti ai registi, dagli studenti ai docenti, dai fotografi ai pubblicitari e poi tutti gli altri. Il suo carattere internazionale e il suo approccio ai temi e ai problemi del settore, il puntare al ‘fare’, all’impegno personale accanto al ‘pensare’ e al ‘parlare’, sono espressione concreta dell’idea di fraternità universale di Chiara Lubich, su cui NetOne fonda la propria mission: media for a united world.

La diretta ha preso spunto da una costatazione: “bastano buone notizie?” In rete, nei giornali e telegiornali non solo sono presenti sempre le stesse notizie, ma poi queste sono troppo spesso, cattive. Basta cercarne di “buone” per rispondere alle pressanti domande della società? Come interpretare o recuperare il lavoro da comunicatori in una ottica di servizio al prossimo?

«Ora, se il giornalismo (con i giornalisti) non guarda alla relazione e agli essere umani, ma solo alla notizia, esso rimane fondato sulla sola libertà di stampa. La libertà fu il primo pilastro della stampa moderna, nata nel periodo dell’Indipendenza statunitense, ma tante volte essa diventa la giustificazione per una metodologia immorale con scopi apparentemente positivi. Ne è stato un esempio lo scandalo di News of the World l’anno scorso, frutto della forza dei grandi gruppi massmediali. Si è fatto uso della libertà di stampa e di un giornalismo “sotto copertura” non per cercare di produrre informazione di qualità o per condurre inchieste a beneficio del bene comune, ma per scoop e gossip con fini puramente commerciali»: questa l’analisi di Valter Hugo Muniz, giornalista brasiliano che ha evidenziato quanto il giornalismo sia essenzialmente strumento del communicare, col significato latino del mettere in comunione, del creare relazioni, e quindi il giornalista dovrebbe essere consapevole che la notizia ha questa prima funzione a servizio dell’uomo e della comunità umana.

Sono inoltre intervenuti, grazie a collegamenti Internet: dal Belgio Paolo Aversano, ricercatore in Business Modelling & Smart Cities all’università VUB di Bruxelles; da Bari Emanuela Megli Armenio, formatrice professionale specializzata in comunicazione e Domenica Calabrese, Presidente della locale Associazione Igino Giordani. Si è parlato di commistione dei saperi, di frontiere nuove concesse dal web, di opportunità quali l’intercultura e il dialogo. Tutti spunti, approcci, possibilità per cercare di rispondere all’annosa domanda.

Tra gli ospiti in sala che si sono alternati sul palco, José Andrés Sardina, architetto spagnolo che ha soggiornato e lavorato per alcuni anni a Cuba. Ha offerto uno spaccato della parzialità dell’informazione in merito alla devastazione dell’uragano Sandy, che non ha colpito solo gli USA, mostrando immagini del disastro e riportando alcuni dati della Croce Rossa relativi alla città di Santiago: 9 decessi, 5.000 case distrutte a Santiago, 27.000 i senza tetto, più di 100.000 le case colpite con danni stimati di 88 milioni di dollari.

E’ seguita la sfida comunicativa raccontata dalla viva voce di chi ha vissuto due appuntamenti dei Focolari: prima Jessica Valle Valle del social communication team del Genfest 2012, manifestazione mondiale di giovani tenutasi a Budapest, e poi Michele Zanzucchi, direttore di Città Nuova (http://www.cittanuova.it/ ), tra i promotori di LoppianoLab, un laboratorio, già alla terza edizione, per riflettere insieme sull’Italia e le sue sfide e per ideare progetti che le affrontino nel concreto .

E’ stato Nedo Pozzi, Coordinatore della commissione internazionale di NetOne, a chiudere l’ora di meeting online con un momento di riflessione nel quale ha ricordato che Chiara Lubich, nel corso del dialogo seguito al suo intervento all’ONU del maggio 1997, aveva sottolineato l’importanza di mettere in pratica il Vangelo. «Bisogna vivere! Non insegnare, fare- diceva la Lubich -.[…] tante volte andiamo nel mondo e vediamo che una città che dovrebbe essere cristiana è uguale a un’altra città che non è cristiana.

"Perché questo? Perché non si vive». E ha continuato: «Proviamo a metterci ad amare, anche qui all’ONU, uno con l’altro, uno con l’altro, un ambasciatore con l’altro, un funzionario con l’altro, un impiegato con l’altro. Vediamo cosa viene fuori. Dovrebbe venire fuori la presenza di Cristo in mezzo a loro. E che cosa significherebbe questo? Sarebbe garantita la pace per loro e anche per tanti».

Un invito che nella sua sostanza può sicuramente essere raccolto da tutti coloro che fanno comunicazione.