E’ un dovere garantire il diritto agli aiuti umanitari, afferma la Santa Sede all’ONU

Intervento dell’Osservatore Permanente, l’Arcivescovo Celestino Migliore

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NEW YORK, domenica, 19 novembre 2006 (ZENIT.org).- Intervenendo martedì scorso all’ONU, l’Osservatore Permanente della Santa Sede, l’Arcivescovo Celestino Migliore, ha ribadito il dovere di garantire il diritto agli aiuti umanitari a quanti ne hanno bisogno.



Il Nunzio Apostolico, che ha preso la parola davanti alla Plenaria della 61a Sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite sul punto 69 (a), “Rafforzare il coordinamento dell’assistenza umanitaria d’emergenza delle Nazioni Unite”, ha espresso a nome della delegazione pontificia “profonda preoccupazione per la distruzione provocata dai recenti disastri naturali e causati dall’uomo”.

In ogni caso, ha osservato, questi disastri “sono serviti a riaffermare il valore preminente del diritto umanitario e il conseguente dovere di garantire il diritto agli aiuti umanitari per i civili sofferenti e i rifugiati”.

“Dagli uragani ai terremoti, dalla siccità alla guerra, l’anno trascorso ha mostrato che tutte le persone e tutti i Paesi sono suscettibili agli effetti catastrofici dei disastri e che una risposta d’emergenza coordinata è fondamentale per prevenire la perdita di vite, riabilitare le comunità e stabilire strategie di ripresa a lungo termine”, ha osservato Migliore.

Per questo motivo, il presule ha affermato di credere “che sia sempre di fondamentale importanza gettare luce sulle situazioni umanitarie che non hanno guadagnato i titoli dei giornali e rimangono finanziate in modo inadeguato”.

“Diamo il benvenuto agli sforzi per sottolineare queste crisi dimenticate e a quelli per assicurare fondi per attività salvavita fondamentali”, ha aggiunto.

Secondo il presule, un “aspetto positivo particolare” della globalizzazione è il suo potenziale di “schierare una gamma di mezzi per fornire assistenza umanitaria”.

A questo proposito, ha sottolineato che è indubbio che il coordinamento delle attività di sostegno nelle situazioni d’emergenza sia fondamentale e che le Nazioni Unite dovrebbero avere un importante ruolo da questo punto di vista.

“Non è comunque il principio del coordinamento, ma le sue modalità che hanno bisogno di essere adattate in modo costruttivo per far fronte ai bisogni di tutti i popoli e di tutte le agenzie”, ha constatato.

“I coordinatori dovrebbero giocare un ruolo fondamentale nella raccolta e nella diffusione delle informazioni, nel creare contatti con le autorità locali e nel consigliare le organizzazioni umanitarie – ha proposto –. La collaborazione tra i coordinatori e le agenzie umanitarie, inoltre, è importante per formulare accordi e politiche che rispettino le specificità e i mandati delle agenzie umanitarie permettendo loro di continuare ad operare in modo costruttivo in una certa circostanza”.

Affinché la cooperazione possa essere “totale e rispettosa”, per l’Arcivescovo è necessaria una serie di criteri.

“In primo luogo, ogni sistema di coordinamento deve rispettare l’indipendenza e l’autonomia delle organizzazioni umanitarie – ha spiegato –. In secondo luogo, il corpo di coordinamento non deve semplicemente favorire le grandi organizzazioni umanitarie, ma dovrebbe anche permettere alle piccole e medie organizzazioni competenti di avere un legittimo ruolo negli aiuti. In terzo luogo, le strutture delle Nazioni Unite non devono sminuire l’abilità di agire o l’efficacia delle ONG sul campo, soprattutto di quelle che conoscono bene i popoli in questione e i loro bisogni”.

Questi principi, secondo il presule, “potrebbero aiutare ad assicurare che la sfaccettata risposta alle crisi umanitarie sia disponibile in tutte le zone disastrate”.

Nel campo del finanziamento, “la recente istituzione delle sovvenzioni del Central Emergency Response Fund (CERF) promette di essere un elemento importante nell’assicurare che in breve tempo sia disponibile denaro per far fronte alle emergenze”.

Bisogna sperare, ha continuato Migliore, “che il Coordinatore degli Aiuti d’Emergenza armonizzi l’attività del CERF con quella di altri fondi d’emergenza intergovernativi e non governativi per permettere l’efficace impiego di risorse”.

“Ampi fondi come il CERF non dovrebbero limitare l’abilità della società civile e delle organizzazioni di aiuto umanitarie basate sulla fede di attirare donazioni private e governative”.

“La Santa Sede – ha concluso – vuole partecipare attivamente al dibattito su tale importante questione perché, attraverso lo scambio di idee e pratiche, i mezzi più efficaci per alleviare la sofferenza e ricostruire le comunità possono e debbono essere trovati”.